La sborra chic di Adelphi

Tiziano Scarpa



In quegli annuari che elencano gli avvenimenti significativi della cronaca che si candidano a diventare Storia, in futuro potremmo trovare questa annotazione:

30 aprile 2018: esce nelle librerie italiane una nuova traduzione di Moravagine, un romanzo del 1926 di Blaise Cendrars. Nelle note di presentazione viene menzionata la parola “sborra”. È la prima volta che compare in un risvolto di copertina delle Edizioni Adelphi.

Anni fa mi avevano riferito che un traduttore sosteneva di aver dovuto faticare perché le sue scelte lessicali non venissero nobilitate troppo dalla redazione della casa editrice Adelphi.

Non sapevo se ero io a ricordarmi male, o se fosse successo davvero. Ho chiesto in giro, ho scritto a qualcuno che potesse confermarmelo. Una persona mi ha risposto:

«è risaputo che gli editor di Adelphi, peraltro molto preparati, adelphizzino un po’ tutto. Adelphizzare: fare in modo che la lingua italiana non ceda alle volgarità dell’esistenza. Preferire “laidezza” a “bruttezza”, tanto per fare un esempio, o “storiella” a “barzelletta”. Qualche volta quando traducevo per loro ho lottato, altre volte ho lasciato perdere».

L’adelphizzazione della lingua italiana non è un fenomeno limitato a quella casa editrice. È un tabù linguistico introiettato da decine di narratori e narratrici italiane anche oggi. Il piglio antipetrarchista, che faceva dire al grande poeta cinquecentesco Maffio Venier “io dico pane al pane e cazzo al cazzo”, ha perso. Nell’odierna “letteratura circostante”, nei romanzi di “nobile intrattenimento” analizzati da Gianluigi Simonetti prevale la reticenza sentimentalizzata.

Ma l’atteggiamento adelphizzante, più che da un perbenismo piccoloborghese, derivava da una sprezzatura aristocratica. E aveva augusti precedenti mitteleuropei, segmenti fondamentali del Dna adelphiano. Un esempio dalle lettere di Kafka a Milena:

«la ragazza nell’albergo commise in perfetta innocenza una piccola turpitudine (non mette conto di parlarne), disse una piccola sudiceria (non mette conto di parlarne)». [traduz. di Ervino Pocar]

In questi anni, per trovare la parola “sborra” in un testo letterario bisogna affidarsi a Aldo Nove, che ha intitolato La sborra di Milano uno dei racconti di Anteprima mondiale (edito da La Nave di Teseo nel 2016).

A quanto pare, è un termine che crea ancora qualche disagio al pubblico dei cabarettisti, o stand up comedians, come preferiscono farsi chiamare oggi. Lo racconta in una recente intervista il comico Giorgio Montanini:

«Maria […] si è trovata incinta da vergine. E scherzavo: non sarà stata la sborra? Una signora nelle prime file si è risentita e così le ho chiesto: che problemi ha con la sborra? Lei lo è stata, io anche e Padre Pio pure. Quello eravamo e quello torneremo».

Chi apprezza Elio e le storie Tese non ha dimenticato il distico di Alfieri, una delle loro prime canzoni:

Io abito fra Loreto e Turro
e quando son contento sburro.

Di recente la casa editrice Einaudi ha pubblicato Questo è il mio sangue di Élise Thiébaut; sottotitolo: Manifesto contro il tabù delle mestruazioni. A quando un Manifesto contro il tabù della sborra?

Quanto al risvolto di copertina adelphiano, va detto che il termine viene manovrato con le pinze delle virgolette: è menzionato all’interno di una citazione. Il lavoro sporco viene delegato a Blaise Cendrars. La profanazione epocale ha bisogno di fondarsi su un’auctoritas di quasi cent’anni fa.

Come interpretare questa svolta antiadelphiana di Adelphi? È l’ennesimo presidio che cade? Le parolacce dei talk show non hanno più argini? Il tempo che viviamo è irredimibile? Nell’Innominabile attuale bivaccano i nomi osceni, le arpie del turpiloquio? Il presente non è più adelphizzabile? La resistenza del katéchon lessicale non ha più armi contro l’apocalisse? La sborra è diventata chic? Andrà presto di moda? Grazie al nobile beneplacito adelphiano, i narratori e, soprattutto, le narratrici italiane avranno il coraggio di ricominciare a dire pane al pane, cazzo al cazzo e sborra alla sborra, non soltanto nel sesso ma in tutte le questioni umane?








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 6 maggio 2018