Hula Apocalisse

Roberto Batisti, Francesco Brancati, Marco Malvestio










È uscita quest’anno per Prufrock s.p.a. una triplice raccolta di poesie, dal titolo Hula Apocalisse, che mette insieme i componimenti di tre giovani autori: Marco Malvestio, Roberto Batisti, Francesco Brancati (gli ultimi due all’esordio).


Affeninsel di Roberto Batisti rivive la decadenza della civiltà occidentale a partire da un correlativo più antico: il crollo del mondo classico; è in questo senso parlante il riferimento a Spengler. Si tratta di una costellazione mitica tradizionalmente minore, quella che prende le mosse dall’Historia Langobardorum di Paolo Diacono, per esempio, o dall’Anthologia Palatina, cui qui si fa ampio ricorso come tesoro di episodi e immagini. La storia è a volte rivisitata in chiave elegiaca, a volte piegata a una curvatura grottesca, ludica persino, tramite il ricorso a contaminazioni dal repertorio della cultura pop, se non trash (dai videogiochi a Bello Figo), nell’intenzione di concorrere, con tetro compiacimento, all’aria di smobilitazione che spira da molte immagini. Fa da legante il riproporsi di una voce riepilogante e a tratti ironica che si affaccia nelle note, che sono state scritte ad anni di distanza e si distribuiscono a cornice ai bordi della pagina: quasi a voler costringere, anche visivamente, le orbite di senso più allentate dei versi originali a una coerenza museografica, ulteriormente nostalgica e in bemolle. Ritorna la metafora apocalittica della grammatica delle lingue storiche che, nel perdere categorie morfologiche con l’andare dei secoli (frignando si accomiatano le lingue / dai loro ninnoli bizzarri: ingiuntivo, ottativo...), pare scordare armoniche dello spirito. Coerentemente con l’impianto decadente di tutta la raccolta, lo stile è erudito e sceltissimo.


Ancora sullo stile si appunta soprattutto l’attenzione nella raccolta L’inesploso di Francesco Brancati, che è divisa in tre parti, due delle quali provengono da un canzoniere più ampio intitolato L’assedio della gioia e ancora da pubblicare (ne abbiamo già offerto un estratto qui). "Che cosa accade agli atti pensati quando [...] non arrivano a trasformarsi in gesti?", si chiede l’autore in quarta di copertina. A partire da questa impotenza originaria, con mossa che a me pare tipicamente modernista L’inesploso persegue il metodo della castrazione operosa: schegge impazzite di quanti semantici attorno al buco nero dell’indicibile. Siamo di fronte a una scrittura ostica, desultoria, quasi autistica, che ricorda e riprende consapevolmente gli esiti disarmonici di una certa Amelia Rosselli; eppure, a spezzare questo sforzo tensivo, anche qui fa capolino qualche nota prosaicizzante (come il riferimento apocrifo a un Adorno che scoraggerebbe la poesia dopo i Sonic Youth).


Veri e propri traits d’union delle tre raccolte, anche nel Sogno di Pasifae di Marco Malvestio si ripresentano tanto lo stile dialogante delle glosse quanto gli ammiccamenti all’attualità: a far da contraltare smitizzante a un timbro stavolta più composto e neoclassico, in quel bilico tra sprezzatura colloquiale e aperture auliche (manifestavansi; che è poi l’istesso) che è una tipica marca gozzaniana. Il soggetto, come da titolo, è neoclassico a sua volta. L’epica, però, è fatta fuori. Prendendo la parola in prima persona ed esibendo la sua storia, Pasifae sa di non andare molto oltre l’atroce ovvietà da casalinga, il solipsistico referto erotico di una desperate housewife. Poi anche per i personaggi del mito il tempo passa, il desiderio si spegne: ci si guarda indietro, ripercorrendo gli attimi dell’amplesso, e quella smania [...] nulla ha cambiato della mia vita / oltre l’istante in cui si è realizzata.


Come in una parte della narrativa contemporanea più avvertita, per non parlare delle storie per la tv, anche in queste tre raccolte (e fin dal titolo) il tema della fine del mondo fornisce atmosfere, parole, posture. Tutti e tre gli autori ci fanno i conti in maniere diverse, anche se tutti sono muniti di armi stilistiche solidissime, forse persino troppo coltivate. Viene a volte il dubbio che l’apocalisse più che un dilemma sia un fondale e la nuova letteratura una consumata arcadia: proprio perché l’apocalisse esiste, invece, alla poesia bisognerebbe chiedere molto di più, molto di meno dello stile. E tuttavia, se anche, per certe pose archeologiche o ermetiche, paiono a volte poesie scritte sul banco nell’ora di Filologia italiana, funzionano bene come referto del senso generale di svendita, di avvitamento su se stessa di un’intera generazione che ha perso per strada le sue verità, se mai ne ha avute.


Roberto Gerace








Roberto Batisti, Affeninsel




Francesco Brancati, L’inesploso





Marco Malvestio, Il sogno di Pasifae, da Il mare insonne














Hula Apocalisse, Edizioni Prufrock spa, 2018, prezzo 13 euro








pubblicato da r.gerace nella rubrica poesia il 19 settembre 2018