La lotta di Alfie Evans tra la legge del cuore e la legge dello Stato (inglese)

Serena Gaudino





La storia del piccolo Alfie irrompe nelle nostre vite come una furia. Spacca le coscienze. Le persone si dividono in due grandi squadre: la squadra pro-vita a tutti i costi, che non tiene conto delle sofferenze del malato, e la squadra pro-finevita, che davanti alla sofferenza mette la dignità e la lucidità.

Torna alla ribalta il mito di Antigone: da un lato la legge del cuore e dell’amore. Il cuore di Antigone non vuole rassegnarsi al male estremo, alla morte, alla scomparsa, alla sparizione del corpo: è il cuore della signora Evans, madre che non molla che non lascia andare che difende la vita del figlio, la sua vita, oltre ogni misura; che tenta di portare via il bimbo dall’ospedale e da uno Stato crudele che le sta frustando l’anima, per continuare a custodirlo, e a infondergli, con la respirazione bocca a bocca, ancora un po’ di vita.

Dall’altro lato il crudele Creonte che impersona lo Stato, la giustizia degli uomini. Che non ha nulla di divino e per questo il suo è un editto pragmatico: per Alfie non c’è più speranza, la sua è una malattia irreversibile, non può guarire, la fine sarebbe solo rimandata. Che venga ora, allora, questa fine!

Per mano degli uomini, per mano della legge “Suprema” che ordina il distacco dalle macchine, che vieta la fuga, il trasferimento in Italia, il ricovero al Bambino Gesù in Italia, nonostante la cittadinanza italiana, nonostante le raccomandazioni del Papa. Nonostante l’accusa di omicidio che ricadrà sui medici, il braccio armato della “legge”.

L’eterno conflitto si ripropone: scegliere l’amore, la famiglia, il cuore o sottostare all’ordine di chi fa le leggi, dello Stato? Chi sta dalla parte di Antigone? E chi da quella di Creonte?








pubblicato da s.gaudino nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 26 aprile 2018