Il faut décourager les arts

Federico Ferrari



Jean Dubuffet, "Ritratto di Antonin Artaud" (1946)

C’è chi ancora crede che l’arte vada spiegata. Riprendendo parole d’ordine del tardo Illuminismo, parole ormai ridotte a vuoti simulacri, si ritiene che l’arte sia una delle tante facce della cultura, di quella cultura che si vorrebbe essere fonte primaria di progresso, evoluzione e civiltà. In genere, colui che sostiene queste posizioni si affretta ad aggiungere che oggi, anzi, “ai giorni nostri”, la parola critica capace di divulgare il segreto dell’arte, di diffondere alle masse il suo enigma, è soffocata dal proliferare dei nuovi media, dal loro paniconismo analfabeta. Insomma, l’ideale critico sarebbe oggi venato dalla malinconia di un passato divenuto evanescente ed obsoleto rispetto all’accelerazione tecnologica del nuovo millennio. Da una parte, vi sarebbero, quindi, i nostalgici di una critica progressiva e militante, dall’altra gli entusiasti di un mondo ipertecnologico acritico e teso alla sola informazione globale istantanea. Eppure, pur comprendendo le ragioni degli uni e degli altri, io credo che gli uni e gli altri non sfiorino nemmeno, ieri come oggi, il senso profondo del gesto artistico.

L’arte non è un fenomeno culturale. Come non lo è la poesia o la grande letteratura, la musica e la danza e neppure il teatro, il cinema e la filosofia. Solo per un enorme equivoco, nato da ottime intenzioni, si è potuto credere che tutti questi aspetti, in cui si manifesta l’essenza umana e ciò che la trascende, potessero essere parte o addirittura cause di un progresso sociale e quindi soggette a spiegazione, divulgazione, socializzazione. L’arte e le arti tutte, invece, ben lungi dall’essere una causa di progresso, sono la manifestazione di un mistero immobile e acronico, oscuro e inspiegabile. Ed è proprio in quanto abolizione del tempo, di ogni cronologia, che l’arte non può far progredire la Storia, non può essere un elemento di progresso, nonostante tutte le buone intenzioni e le edificanti spiegazioni che la parola critica vorrebbe conferirle. L’arte è immagine diafanica del mistero che l’esistenza è in sé e del mistero che il mondo – cielo e terra – è per l’uomo. L’arte non è che la rappresentazione della meraviglia e del terrore che l’uomo, da oltre quarantamila anni, prova davanti a questo mistero, a questo mistero che si mostra senza disvelarsi. Non c’è nulla da spiegare nell’arte. Non c’è nulla da far diventare sociale, pubblico, condiviso. Il mistero non si spiega. Al mistero ci si espone. Dal mistero ci si lascia invadere, sino allo stordimento o all’estasi. Non c’è nulla di edificante o di progressivo in questo stordimento o in questa estasi. Nulla di trasmissibile. Nessun conforto, nessuna spiegazione. Nessuna efficacia storica, nessuna conseguenza politica. L’arte è forse la prima esperienza umana dell’aprirsi della coscienza al Tutto, alla sua incommensurabile vastità. È un’esperienza dello smisurato, di ciò che non trova una misura e ancor meno una misura comune. Più che alla lucidità, alla chiarezza necessaria per agire, questa esperienza porta con sé lo sbalordimento di uno spettacolo eccessivo per la mente umana: il manifestarsi del Tutto all’interno di uno sguardo. Ed è per questo che l’arte è muta, non comunica, anche e soprattutto quando parla attraverso la parola poetica. L’arte è un invito a fare silenzio, ad ascoltare in silenzio il ritmo originario della creazione, la pulsazione della vita nel Tutto e del Tutto in noi. Tranne quando si fa eco di questo silenzio, la parola critica, ricoprendolo di significati, rende il mistero inaudibile. Non c’è reale esperienza dell’arte che nel silenzio e nel riserbo della solitudine. Nell’abisso di questa solitudine – così grande, straziante e devastante – non c’è più spazio per il “noi”, anzi, non c’è più spazio nemmeno per l’“io”. Nulla di più distante dalle terze pagine dei giornali, dai percorsi didattici, dai talk di specialisti, dai convegni, dai dibattitti e dall’informazione, dagli “inviti al museo” e dai programmi divulgativi. Come disse Degas, il faut décourager les arts.

Edgar Degas, "Autoritratto" (1858)








pubblicato da j.costantino nella rubrica arte il 14 aprile 2018