L’infermiere e il cavallo triste

Tiziano Scarpa



Sabato 24 febbraio, a Brescia, ha aperto la mostra di Gabriele Picco, intitolata Dovrei smetterla di origliare falene: è allestita nel palazzo storico della Crociera di San Luca, nei seicento metri quadrati dell’ex ospedale, in via Moretto 61. La chiusura era prevista per il 25 marzo, ma dato il grande successo è stata prorogata alla fine di maggio.

Dopo quello dedicato alla sua gigantesca statua di 16 metri, ecco altri due testi di accompagnamento alle sue opere; saranno pubblicati nel catalogo della mostra, in corso di stampa.

Gabriele Picco, Buddha aiutato.


Un infermiere di Mandolossa

Un infermiere di Mandolossa
amava stendere le sue ossa

sopra un bel prato, sotto le nuvole,
per inventare frottole e favole.

Immaginava il caro Gesù
che un giorno non ne poteva più:

«Basta soccorsi al mondo feroce!
Quest’anno non mi inchiodo alla croce».

Poi immaginava Buddha depresso,
stufo di tutto, peso a sé stesso:

«Basta sorrisi grassi e simpatici!
Ho anch’io i miei guai: assumo ansiolitici».

Pensava ad angeli e dèi sfiniti,
demoni tristi, santi scocciati:

nessuno più si dava da fare
per donne e uomini messi male.

Com’era dolce, steso sul prato,
sapere di essere abbandonato!

Senza salvezza né redenzione:
sveglia di notte, caffè, nebbione,

treno e poi bus: inizia puntuale
un altro turno nel suo ospedale.

Gabriele Picco, Cristo che guarda le libellule.


Un cavallo a Borgosatollo

C’era un cavallo a Borgosatollo
che lacrimava a rotta di collo.

Piangeva sveglio, piangeva in sogno,
sempre in ammollo in vasca da bagno.

Se galoppava faceva schiuma,
fermo sul posto come un automa.

«Che c’è? Cos’hai?», chiedevano tutti
gli altri cavalli con gli occhi asciutti.

«Brutti pensieri». «Non ti angustiare.
Dicci il motivo». «Lasciate stare».

«Forse le tasse? I mali del mondo?
Pene d’amore? Un tumore immondo?»

«Penso che sto troppo poco in pensiero
per tutto quello che c’è, e mi dispero».

Gabriele Picco, Monumento al cavallo triste.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica arte il 20 marzo 2018