Sangue luce parola

(Cinque estratti da) Antonio Moresco (scelti e introdotti da) Jonny Costantino



Chi mi conosce sa quanto ami libri quali Il vulcano, L’invasione, Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno, Scritti insurrezionali, La parete di luce, Lettere a nessuno. In questi ultimi anni non ho perso occasione per dirlo e per scriverlo. Chi mi conosce sa quanto ami il Moresco saggista. Saggista per modo di dire, dal momento che questi libri — con le parole del loro autore — «uniscono in modo indissolubile narrazione, riflessione e pensiero», «non con l’atteggiamento del critico letterario, dell’ordinatore e del sottrattore ma con l’abbandono prefigurativo e moltiplicatorio dello scrittore di visioni e del romanziere»; questi libri nascono «da moti di passione, aneliti, bisogni di esplorazione e di svelamento, da insubordinazioni, da entusiasmi, disperazioni e urti, da spinte apologetiche e di combattimento ravvicinato, da un sentimento non solo della letteratura ma della vita e del mondo sempre più tragico e aperto». Chi mi conosce sa che — lettore innamorato della Trilogia di Beckett e dei Supplizi di Artaud — mi sono imbattuto nei testi moreschiani su Beckett e Artaud e la mia visione di entrambi n’è uscita modificata: ricontestualizzata in un orizzonte di pensiero più ampio, problematicamente arricchita. Costui sa nondimeno che ho vissuto Lettere a nessuno come un manuale di sopravvivenza nella palude (con un eufemismo) della cultura italiana, come un incomparabile detector di tirannosauri parassiti silenziatori banderuole infingardi pugnalatori buttafuori pecore e lupi travestiti da agnelli. E dovrebbe anche sapere che la ripresa del ghepardo in corsa che c’è nel Firmamento — l’adattamento filmico della pièce omonima di Moresco — trae impulso da una pagina "saggistica" del Vulcano.

La bella notizia è che numerosi saggi contenuti nei citati e oramai difficilmente scovabili libri — diciamo la "crema" — sono confluiti, rivisti e riattraversati per l’occasione, nell’ultimo libro di Antonio Moresco, L’adorazione e la lotta, un libro chiave in quanto distillato di vent’anni di riflessione, un dono che lo scrittore, per i propri settant’anni, fa a chiunque voglia scoprire o riscoprire quanto viva sanguinante luminosa arrapante rigeneratoria contundente trasfiguratrice balsamica abissale abbacinante possa essere la ferita che chiamiamo letteratura.

Se questa accezione della letteratura ti è congeniale, prendi a scatola chiusa, non esitare. Se mi conosci, sai che ti puoi fidare. Altrimenti, se hai bisogno di sentire l’impatto della voce scritta sulle tue infiammabili carni, beccati questi cinque fendenti, tratti da cinque delle sette sezioni del libro, assapora questi cinque lacerti di visione, così vibranti e sapienziali nella loro interrogante nudità.

da LA LOTTA

«Questa foto è stata scattata nel 1934. Céline è intorno ai quarant’anni. Ha già scritto e pubblicato Viaggio al termine della notte e sta scrivendo Morte a credito. È un uomo maturo, già potentemente formato come scrittore. È Céline. Questo è proprio Céline. La sua foto della maturità, il suo baricentro somatico. Dopo le immagini giovanili in divisa da corazziere e prima di quelle finali, dove appare travestito da delirante clochard in mezzo ai suoi cani e gatti e mentre parla e straparla con il suo pappagallo. È una foto che fa problema: uno dei più grandi scrittori del Novecento ha questa faccia da uomo losco, corrotto, cattivo, da brutta persona, da malavitoso che è meglio tenere alla larga. Com’è possibile che uno dei maggiori scrittori del Novecento abbia una faccia simile? Eppure questa faccia appartiene proprio al più grande scrittore lirico del Novecento, al suo inventore più scatenato e più raffinato e nello stesso tempo al rabdomante del male, allo scrittore che ha prestato la sua penna al diavolo o ha scritto sotto sua dettatura, all’anima nera dell’Europa, della letteratura e del Novecento, alla cartina di tornasole delle sue abominevoli verità. Appartiene a uno dei più grandi artisti della parola scritta che siano mai esistiti.» (Il rabdomante del male)

da CORPO A CORPO

«Gli scrittori di oggi — e non parlo solo di quelli più paralizzati dalle ideologie e dalle logiche di mercato — sono spesso preda di conformismi che tendono, anche se in modi apparentemente diversi, tutti a uno stesso fine, in questo imbuto di specie. Conformismi trasformati in regole, leggi e galateo universali. Invece sono qualcosa a cui ci si può sottrarre, in ogni momento, anche oggi, sempre. Ci sono state epoche in cui gli scrittori — o perlomeno molti di essi — sono riusciti a sottrarsi a queste o ad altre “leggi”, hanno forzato il gioco chiuso di tempo e spazio serrati dentro il loro piccolo potere e la loro piccola storia. Così è successo nel Trecento, nel Seicento, nel Sette-Ottocento… C’è stato uno sfondamento, un traboccamento. Gli scrittori si sono liberati dalle loro paralizzanti tutele. Di questo c’è bisogno anche oggi, in questa situazione planetaria mai conosciuta prima.» (Il traboccamento)

da LA FRECCIA E LA CRUNA

«Che cos’è la voce, quella presenza che non trovo di meglio che chiamare “voce”? Certe volte mi sembra che quella cosa che è stata chiamata io faccia da diaframma alla voce, che parte da zone più profonde e allagate, oltre il piccolo gioco dell’io e del suo contrario, che per dare spazio alla voce occorra separarsi da quel diaframma interpretativo che è stato chiamato io per entrare in un’intimità più profonda e senza ritorno. Non per andare verso l’altrettanto artificiale mistificazione del mondo visibile intellettualizzato ma per infilare come una freccia, ancora, ancora, ancora, la cruna della faglia che sta per chiudersi.» (La freccia)

da L’ADORAZIONE

A me — fin da quando ero ragazzo e leggevo con abbandono gli scrittori e i poeti incontrati per la prima volta sulla mia strada — è sempre stato altrettanto congeniale il movimento dell’adorazione e della fusione. Ancora adesso la lucidità che mi pare avere acquistato col tempo — oltre a una mia tensione autonoma verso l’invenzione — non è riuscita ad annichilire dentro di me questa spinta verso la fusione e l’adorazione. Come quando, durante l’adolescenza, ascoltavo musica e contemplavo le opere dei pittori in uno stato di esaltazione, di commozione e di adorazione. Certo, è altrettanto forte in me la spinta verso la ribellione, l’espansione e la separazione. Ma io ero — e sono ancora — una forza che tende almeno con la stessa intensità alla concentrazione, alla fusione, alla combustione e all’adorazione.» (L’adorazione)

da TRE EMBLEMI

«Così certe volte mi sorprendo a fantasticare che forse c’è stato un big bang anche per il dolore. Forse all’inizio, se c’è stato un inizio, quando la materia era concentrata fino all’insostenibilità — e quindi anche il dolore — il big bang è avvenuto per spezzare questa concentrazione del dolore che era insostenibile per la stessa materia. E allora anche l’espansione della materia di cui è composto l’universo e la sua deriva non potrebbero essere un movimento che allontana sempre più e alleggerisce questa concentrazione? Ma allora, mi domando, non avverrebbe in questo caso anche una contemporanea e simmetrica espansione del dolore?» (Il big bang del dolore)

Nicola Samorì per "La lucina", il film di Fabio Badolato e Jonny Costantino tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Moresco








pubblicato da j.costantino nella rubrica libri il 8 marzo 2018