Resto qui: una storia di terra e anima

Rocco Pinto





Non c’è cosa più bella per chi fa il nostro mestiere di leggere un libro prima che arrivi in libreria.
Per questo abbiamo inventato qualche anno fa “Invito a bozze”, per condividere con i lettori le nostre emozioni.

Il 27 febbraio sarà un giorno speciale perché il libro di Marco Balzano, premio Campiello con L’ultimo arrivato nel 2015, entrerà in tutte le librerie italiane con una storia che viene dall’Alto Adige-Sudtirol (l’unico luogo in Europa dove fascismo e nazismo si sono susseguiti senza soluzione di continuità).

Dentro queste pagine, particolarmente emozionanti, c’è la vita dei borghi Resia e Curon, nascosti dall’acqua dopo la costruzione della diga della Montecatini, dei ventisei manovali morti durante i lavori e di Erich, Trina, Maja, Michael, Barbara. Ragazzi italiani che hanno nel sangue, però, la lingua tedesca; che hanno vissuto gli anni terribili della guerra, dello sradicamento, della speranza e disillusione.

Resto qui di Balzano è un romanzo che scava nelle profondità del lago. E scopre che i muri non respirano più, che per le strade le voci si perdono. I borghi spariscono. E solo, rimane il campanile, come una vedetta, ad aspettare qualcuno che ne raccontasse le vicende.

Nella nota finale l’autore chiarisce perché ha scritto questo libro: «Se la storia di quella terra e della diga non mi fossero parse capaci di ospitare una storia più intima e personale, attraverso cui filtrare la storia con la s maiuscola, se non mi fossero immediatamente sembrate di valore generale per parlare di incuria, di confini, di violenza del potere, dell’importanza e dell’impotenza della parola, non avrei, nonostante il fascino che questa realtà esercita su di me, trovato interesse sufficiente per studiare quelle vicende e scrivere un romanzo».

Resto qui
Marco Balzano
Einaudi
pagg. 184
€ 18,00

La recensione è uscita sulle pagine torinesi del Corriere della sera di sabato 13 gennaio 2018.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica libri il 18 gennaio 2018