Presepe 2017

Sergio Baratto



Quest’anno anche a me sarebbe piaciuto fare il presepe. Avevo abbastanza bene in mente come realizzarlo, ma non avendone i mezzi mi sono limitato a immaginarlo.

Serve un grande spazio, perché i personaggi sono tanti.

Sulla destra c’è il mare. Poco al largo si vede un barcone rovesciato, e sulla spiaggia due cadaveri dalla pelle olivastra: un uomo e una donna. Vicino a loro, prono sulla sabbia, si vede il corpicino di un bimbo annegato.

Di fronte, a sinistra, c’è un reticolato semidivelto, e un massiccio schieramento di robocop in assetto antisommossa sta furiosamente manganellando la massa di profughi e migranti che ha appena sfondato la barriera: giovani, vecchi, donne, bambini. Una reporter sgambetta un signore che scappa con in braccio la figlia.
I lacrimogeni possiamo aggiungerli con la fantasia. Le grida anche.

Al centro, circondata da una staccionata, c’è la stalla: bella, illuminata, profumata di resina, assomiglia più a una casetta di legno di quelle che si vedono nei mercatini di Natale.
Vicino al cancelletto con scritto “Attenti al cane e al padrone”, qualcuno ha piantato una bandierina con la lettera araba per N, che va tanto di moda sui social tra i devoti nostalgici delle persecuzioni romane.

A destra della staccionata, un prete dirige un coro di bambini e adolescenti dell’oratorio. Sulle loro teste è dispiegato uno striscione con scritto “Sì alla vita”.

A sinistra, sullo sfondo, ai piedi di una collina, uno stronzo con la felpa sta arringando i suoi accoliti dalla cabina di una ruspa. Obiettivo: spianare questo merdoso presepe comunista buonista radical chic.

Davanti all’ingresso della stalla si accalca una gran folla. In prima fila ci sono i grandi. Gli amministratori delegati delle multinazionali. Le eminenze grigie delle società di investimento. I vescovi e i cardinali, i metropoliti e i patriarchi. I boss della criminalità organizzata. I calciatori con i capelli ingellati e la scriminatura di lato. I politici di tutti gli schieramenti e di tutti i paesi, compreso qualche ministro neonazista austriaco. Manca Trump, ma ha fatto sapere che scriverà un tweet.

Dietro i potenti c’è la gente. La gattara, l’incazzato, quello col forcone, uno con una bandiera di forza nuova, le pie donne della parrocchia, le suorine indiane, i frati, i seminaristi, il dentista che odia i neri ma ama il nero, il millennial che è lì perché aveva capito che c’era un’iniziativa del Milanese Imbruttito. L’editorialista di un quotidiano nazionale. Un inviato delle Iene. Un commercialista di Biassono. Un hater di Abbiategrasso. Gli aiuto-catechisti che spiano le tette delle aiuto-catechiste. Un paio di rider con la bici e lo scatolone per il trasporto del sushi. Uno con la barba lunga e il risvoltino. Di fianco a lui, la sua morosa nero-occhialuta scatta foto da postare su Instagram.
Ci sono i vecchi del bar sotto casa e quelli che guardano i cantieri. Gli operai che lavorano nei cantieri. Una compagnia di motociclisti. Un banchetto dell’UAAR che distribuisce volantini contro l’ingerenza clericale al grido di “Gesù non è mai esistito”. Un cantante che intona un pezzo composto per denunciare il piano Kalergi. Un rapper tatuato. Un neomelodico. Uno con i calzoni della tuta e le scarpe da ginnastica che è lì anche per vendere un po’ di roba. Uno con la barba brizzolata e la maglietta di The Dark Side Of The Moon.
C’è persino un gruppo di cattolici polacchi venuti apposta con un volo low cost da Varsavia vestiti da templari: vogliono difendere la stalla del Redentore dall’invasione dei tagliagole.

Un po’ discoste, ai margini della folla, si vedono due figurette vestite di bianco: sono i due papi.
Uno è quello vecchio: sta sonnecchiando su una sedia a rotelle, con le gambe coperte da un plaid, e nel sonno sorride, perché gli è apparso in sogno Sant’Agostino tutto avvolto in un manto d’oro massiccio.
L’altro è quello nuovo: con una mano spinge la carrozzella, con l’altra regge una zucchetta per il mate, e intanto si guarda intorno con aria perplessa, come se stesse cercando qualcosa.

Insomma, ci sono più o meno tutti.

Ma se si guarda all’interno della stalla (a cui manca la quarta parete, come a teatro), si scopre è vuota. Non ci sono il bue e l’asino: li sostituiscono un cagnolone (uno staffordshire bull terrier) e un gattino puccioso, uno da una parte e uno dall’altra, che fanno la guardia a una macchinetta del caffè e a un bancomat.
Non c’è Giuseppe, non c’è Maria e soprattutto non c’è Gesù.
Stanno tutti adorando una stalla vuota, una greppia vuota.

Eppure la Sacra Famiglia è effettivamente presente nel mio presepe. Solo che non si trova dove tutti pensano che debba essere.
Qualcuno sa dire dove sono?








pubblicato da s.baratto nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 18 dicembre 2017