Senza mostri

Roberta Durante



Chi verrà da me quando avrò spento la musica
e non ci sarà più niente da ascoltare?
Ma provo e aspetto comunque lost in me-me-me
in questa teca delle poste dove tubano i piccioni
ed il tic tic delle macchine da scrivere
che ora non c’è più ma resta
nella mia testa di bambina devota al personale doposcuola


Nel mio film horror vi salverò scalza da nulla
eppure preferirei salvarvi da qualcosa
per spirito di lupa-crocerossina che lappa la bambina
(sì anche voi col doppio nome
ho un doppio posto per i deboli di cuore
e che non sanno scegliere);
la crudeltà però mangia la logica
e il pericolo si è fatto gigante
più grande dei miei enormi osceni pensieri
e ognuno (compresa me) ha le sue vittime preferite


Chissà le facce dei martiri d’Otranto
a sapere che guardiamo loro le ossa
nella teca verticale fatta a doccia;
ma vi prometto che nel castello non entra più nessuno
ho alzato il ponte levatoio della notte
e la memoria era già dentro
alla ricerca di una casa di pace


Nel lusso rosso e vellutato della civiltà
sta seduto il più becero istinto e beve coca zero
ha radici nella sacca vitellina della madre terra
più profondo di qualsiasi sentimento da slot-machine:
ciliegia – ciliegia – ciliegia
e il goloso di nascosto sventra la torta al centro
gli cola il succo di kermes che gli divide la pancia molle
come un fiume nuovo e gelido d’Egitto
ed è l’inizio ancora


le lenzuola di paglia sui campi
fanno sciogliere i grilli parlanti
sopravvivono i vermi ciechi di cielo
che smadonnano le loro vergini senza mani
si cerca di evitare il peggio dice uno sulla sabbia
scrivendo ti amo
poi rincasa con l’ora legale


il coniglio a rotelle giace sul pavimento veneziano
stremato dalla tua vita a pezzi di marmo
è ora di mangiare per lui di morire così fino a domani
tagliato sul pelo sintetico ma morto per trauma cranico di legno
ed ora a te sacrifico gli ultimi spaghettini nel mio piatto
per te non avrò nulla anche se sì ti amo senza fine
e tu ti conterai l’eredità nelle pietre preziose di tuo padre
nel mio Valerio Adami già impiccato al muro
nella mia fame che ti cedo tutta: amen








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 17 dicembre 2017