Il narratore di verità

Tiziana D’Oppido



In anteprima il primo capitolo del romanzo di esordio di Tiziana D’Oppido dal 9 Novembre in libreria.

Il cicaleccio dei passeggeri non lo sfiorava. Seduto a testa bassa e labbra strette, Lucio era concentrato sulla lettura della raccomandata che stringeva fra le dita, ormai sbrindellata dalle tante volte in cui l’aveva aperta e ripiegata.

Le note di Starman si mescolarono al ronzio dei motori e ai ding ding della cabina. Il cellulare scivolò tra orecchio e clavicola.

«Pronto?»

«Oh, Lucio! Ma allora sei vivo!»

Spinse nella cappelliera la valigia di piombo della sua vicina di posto, che lo ringraziò profusamente e insaccò il sedere nella poltroncina. «Più o meno».

«Ti cerco da giorni. Ma che ne hai fatto? Ho in ufficio quella tipa di cui ti avevo accennato. Oh! È roba tua centopercento questa, eh. Roba che scotta. Te la passo, aspetta aspetta».

«No, non passarmi nessuno».

«E perché? Sei incasinato?». Dalla griglia della cornetta filtrò una voce femminile che cinguettava di depressurizzazioni e sentieri luminosi. «Ah, sei in partenza. Ti richiamo dopo?»

Lucio occhieggiò la coreografia di gesti coordinati delle hostess che parevano nuotatrici sincronizzate. Si coprì la bocca con una mano. «No. Sospendi tutte le missioni e non cercarmi altri casi da risolvere per un po’».

«Uh. Addirittura. E perché?»

Lui rigirò tra le mani la lettera, riluttante. «Perché devo tornare a casa».

«A casa? A casa dove? Intendi mica dai tuoi, in quel paesotto sperduto della Valle del Brodino o come cavolo si chiama?». Una grassa risata saturò il padiglione auricolare di Lucio.

«È che ho ricevuto una strana lettera da mio padre». Le pupille della vicina di posto di Lucio albeggiarono da dietro la copertina del tabloid.

«Cosa? Da tuo padre? Ma se saranno almeno vent’ anni che non lo senti!»

«Appunto. Senti,» il suo sussurro si perse in una raucedine estemporeanea «è che lui non lo sa, non l’ha mai saputo, capisci? L’ha mandata a chi si occupa di quel lavoro». Lucio si passò una mano rigida nella zazzera nera, poi tossicchiò. «La richiesta d’aiuto non l’ha mandata a me». I padiglioni auricolari della signora si sintonizzarono sulle frequenze radio della telefonata. Lui si rincantucciò sull’ovale del finestrino e riprese lo chuchotage. «Insomma, hai capito che voglio dire, sì?»

«Nooo, dai! Cioè, lui non sa che tu... ma com’è possibile? E adesso cosa farai?»

«Non lo so. Vedremo». L’assistente di volo sollevò un indice ammonitore guardando Lucio e con l’altro indicò il telefonino. «Ora però ti devo salutare».

«Ma sei proprio sicuro di volerci andare?»

A Lucio s’irrigidì la mascella mentre col pensiero sfogliava pagine di un passato che era sicuro di aver rimosso. «Ho zero voglia ma», allentò con le dita il colletto della camicia diventato improvvisamente troppo stretto, «come posso non andarci? Qualcosa non quadra. Non ho alternative. Devo tornare a casa». Chiuse la conversazione e guardò fuori dall’oblò l’asfalto che scorreva sempre più veloce.

Il motore rombò forte tirando avanti tutta la struttura e l’aeromobile Embraer E-175 si staccò dalla pista di decollo, assomigliando in quella posizione a un’enorme ballerina classica nel momento di massima elevazione. Le schiene dei passeggeri vennero calamitate contro i sedili. Lucio pensò che avrebbe fatto bene a godersi quel volo, perché aveva la sensazione che qualcosa di molto insolito l’aspettasse a casa. Strinse gli occhi ed espirò a fondo. L’aereo allontanò la sua ombra dal suolo e ritirò al petto le zampe pneumatiche, lasciandosi una scia ardente alle spalle.

Tiziana D’Oppido, Il narratore di verità, LiberAria, pagg. 334, euro 13,50.








pubblicato da m.cerino nella rubrica libri il 7 novembre 2017