Nel momento esatto in cui ti accorgi che il mondo sta cambiando, comincia la sua dissoluzione

Serena Gaudino



All’inizio di novembre sono stata in gita con i bambini della mia classe (insegno in una scuola torinese matematica e scienze) nei boschi del Canavese. Attorno a Ivrea. Il percorso comprendeva la visita della città, l’esplorazione dei boschi attorno a Montalto Dora, una passeggiata lungo la Dora (Riparia), l’anello dei cinque laghi, la visita al lago Pistono e, tappa finale, il lago Coniglio e le Terre Ballerine. Un lembo di terra poggiato sull’antico residuo d’acqua del lago, elastico e morbido come un materasso. Per questo c’è venuta voglia di saltare e di ballare, anzi di pogare. E’ stato un viaggio divertente. La notte l’abbiamo passata nell’ostello di Ivrea. Le nostre camere da letto, grandi stanzoni con ognuna almeno sei letti, affacciavano sulle rapide della Dora, proprio sul percorso che gli atleti fanno per allenarsi. La mattina a colazione c’erano due canoisti svizzeri che erano venuti per allenarsi proprio là. Bello, ma noi abbiamo dormito male: il rumore dell’acqua che scorre non fa sulle persone sempre lo stesso effetto. Ad alcuni concilia il sonno, ad altri li fa innervosire.

Quando siamo tornati, nella settimana successiva, a scuola abbiamo parlato a lungo del nostro viaggio, dell’esperienza che avevamo vissuto. Ma soprattutto del bosco. Il bosco che abbiamo visitato, che ci ha presentato i suoi abitanti più piccoli: insetti, uccelli, topini. Abbiamo guardato le fotografie che avevamo fatto proiettate sulla nostra lavagna interattiva, le abbiamo analizzate e confrontate con altre foto scattate in altri posti, in altri anni ma sempre nello stesso periodo. Poi le abbiamo commentate.

Il bosco davanti ai nostri occhi era un bosco secco, rinsecchito, con le foglie accartocciate e completamente gialle. Niccolò ricorda di aver preso una di queste foglie tra le dita e di averla vista sfarinarsi. Diventare polvere. Da oltre tre mesi qui non piove. Ha detto Tessa.

Spogliati di tutte le foglie gli alberi ci arrivavano a dicembre; dopo aver preso sulla chioma secchiate d’acqua, qualche etto di neve, violente folate di vento, grandinate varie. Ora invece è tutto secco già a fine ottobre. Sotto le scarpe, camminando nel bosco abbiamo sentito le foglie disfarsi, i legnetti si spezzavano tra le mani facilmente, molti alberi stavano caduti lunghi lunghi a terra, morti.

Quando ci siamo fermati in mezzo a una radura ad ascoltare le foglie cadere il 25 ottobre, ne abbiamo sentite tantissime. Luca ha detto che il suono che sentiva era come quello che fa una pioggia di spilli che cade sul pavimento. Io invece ho sentito un ticchettio veloce veloce. Ha aggiunto Sara. Perché è tutto così secco? Perché manca l’acqua ha risposto Andrea. Non piove da un sacco di tempo. E fa caldo, gli fa eco Luciana. Hai visto come è secco il Po?

E’ spaventoso. Dal suo grande letto sono spuntate piccole isole di sabbia e detriti affollate di papere gabbiani e germani. Il livello è di almeno dieci volte sotto la media del periodo. Anzi, qualche volta, mi ricordo, che in questo periodo è addirittura esondato. E la Dora sotto il ponte di via Bologna rumoreggiava follemente. Spaventosamente. Ora è tutto tranquillo. Certe volte addirittura è necessario aprire la diga per avere l’acqua più a valle e il livello in città diminuisce ancora di più. Nella foto, il tratto del Po ripreso è quello di piazza Vittorio. Proprio dove l’anno scorso per una tempesta si sono andati a schiantare i due traghetti Valentino e Valentina.
Sotto il castello di Montalto Dora, sulla strada per Aosta, dopo aver giocato il pomeriggio sulle rive del lago Pistono, abbiamo visto una macchia di terra con gli alberi tutti secchi. Che strano, ci siamo detti. Come è possibile che gli alberi lì sono tutti secchi?

La luce che filtra tra i rami secchi emoziona i bambini.
C’è chi parla di fate, i bambini chiamano in causa gli gnomi. Holly, la conoscono benissimo. Vive su un albero e ci insegna le paroline dell’autunno in inglese: leaves, red, orange, yellow, brown, blu berries, mushrooms, trees, squirrels, river, wind, bridge, umbrella.
Sarà qui la loro casa?
Speriamo che non accendono il camino nella loro tana, dice la piccola Carla. Se no si incendia tutto il bosco, le fa eco Giusy.
Come in Val di Susa!
Perché?
Perché è tutto secco, dice Paco. E ci sono i cattivi che appiccano il fuoco.
Il fumo brucia la gola, impedisce di respirare, la percentuale delle polveri sottili in quella zona schizza ai massimi livelli. Supera quelli tollerati dalla legge ma soprattutto dalle persone.

Cosa sono le polveri sottili maestra?
Sono le sostanze sospese in aria che non si vedono a occhio nudo. O meglio, che si vedono, come il pulviscolo atmosferico, solo con una particolare condizione della luce. Le polveri sottili comunque sono sostanze inquinanti che si trovano soprattutto nelle zone antropizzate.
Che significa antropi...?
Una città, per esempio è una zona antropizzata, dove l’uomo ha costruito qualcosa: case, ponti, strade...
E industrie. Già. Bravo Andrea. Sì. Industrie ma anche automobili e riscaldamento d’inverno... Inquinano, riempiono l’aria di piccole particelle che poi si infilano nel nostro corpo e ci fanno male.
Ci fanno venire la tosse.
E la febbre.
Quando non piove per molti giorni viene anche il mal di pancia. Perché l’aria che respiriamo è sporca.
E sapete anche che ci sono degli inquinanti importanti anche proprio dentro le nostre case?
Sììììììì!
Per esempio? Le candele!
Brava Luciana. E come lo sai?
Me lo ha detto la mamma. Neanche al mio compleanno le accendiamo!
E poi?
Le vernici.
Esatto.
A Torino, in questo momento viviamo un momento difficile legato all’inquinamento. Manca il vento e l’acqua e l’aria sporca ristagna sulla città. L’avvolge, la invade, la imbriglia.
Non basta fermare il traffico.
No, non basta.
Non basta spegnare il riscaldamento e prendere l’autobus.
Aiuta, ma non basta.
Torino è la città più inquinata d’Italia.
Sì ma neanche le altre città come Milano Napoli Roma Bologna stanno molto bene.
Ma Torino è più inquinata.
Diciamo che Torino è sfortunata. Si trova al limite della pianura Padana e le montagne che le stanno attorno impediscono il ricambio dell’aria.
Mamma dice che stiamo dentro la busta dell’aspirapolvere.
Esatto. Più o meno.

L’estate scorsa anche il Vesuvio è andato a fuoco. E per appiccare l’incendio, come hanno fatto in Val di Susa hanno cosparso di benzina dei gatti e gli hanno dato fuoco. Questi correndo per il dolore e lo spavento hanno fatto in modo che l’incendio si allargare sempre di più, diventasse incontrollabile.
Sono andati in fumo ettari e ettari di vegetazione.
Nella foto qui sotto si vede il versante Sud ma anche quello a Nord è stato devastato.

E gli animali?
Gli animali sono fuggiti. In Val di Susa addirittura, i cinghiali sono stati cacciati, facilmente cacciati dai cacciatori che si sono appostati al limite del bosco per ammazzarli.
Vigliacchi!
Maestra ma è andata così in tutta Italia quest’anno?
No, non proprio. A Sud della penisola l’autunno è stato più graduale.

Queste tre foto sono state scattate a novembre a un’altezza di circa 1000 metri sul livello del mare.

Montagna.
Sì in montagna.

Ora invece guardate qui che meraviglia:

Questa foto l’ho scattata io dal finestrino di un treno mentre arrivavo a Torino.
Sono nubi orografiche.
Qualcuno ha idea di cosa possa significare? Orografiche.
Sono delle nubi particolari che si formano normalmente in montagna quando fa molto caldo. La roccia si scalda la temperatura aumenta e l’aria sale velocemente...
Queste invece sono state fotografate a Milano: onde orografiche sulla Lombardia

E questo, per finire è un fenomeno atmosferico che si è verificato a Rimini lo scorso anno.
Non si sa bene cosa sia successo, ma è stato visibile in tutta la Romagna.



Ohhhh!








pubblicato da s.gaudino nella rubrica emergenza di specie il 28 novembre 2017