Sei poesie da "Altre amorose"

Gino Trucillo



( Queste sei poesie sono tratte dall’ultima raccolta di poesie di Gino Trucillo, pubblicata da Quodlibet)

Tu

Polpa di luce da sgorgare,
e un infinito compito
che alcuni chiamano grazia,
e altri debito.
Per tutto quello che arretra
a offrire uno spazio
capisco la grandezza del tu,
nascosta in uno scrigno magico.
Dentro di noi si spengono faville
che un temporale arriverà a riaccendere:
le cose non sono mai quello che sembrano,
almeno fin quando non ci sporgiamo
dal punto che segna il nostro limite.
Così nella dolcezza dell’orto mattutino
fammi guardare dov’eri,
tu che sai nascere sempre dagli altri:
cominciare è tutto,
e bisogna scrollare i ricordi come rami
per riuscire a sparire dentro i frutti.
Perché proprio come il viavai delle ciliege
ogni persona è un prologo.

Il palazzo aspettava

Il palazzo aspettava,
con tutti i suoi usci
e le sue pietre registranti
ormai imbevute di promesse…
Mentre esitavo ad ascoltare
chi ci sarà ancora a raccontarmi
che i testimoni sbiadivano di fianco?
Controcorrente, come un salmone,
ho risalito la strada
dove scendevi con me nel passeggino,
e tutte le tue immagini nel tempo
si sovrapponevano al mio sguardo
come se fossero nate proprio oggi,
forse perché ogni madre
rinasce nell’istante che la scopre
a offrire un confine aperto per il figlio.
Mentre lo inventa
nel vortice scrosciante delle cellule
oscuri grappoli si staccano dal caso
facendo finta di sembrare ancora cose,
il sole nero che attraversa la materia
cercando di riscaldare i propri inizi
fuori dell’irrigidirsi del ghiaccio…
Controcorrente, come un salmone,
ho rimontato il percorso della morte
dove ti affaccendavi un po’ svampita
a insegnarmi che il blu di ogni centimetro
è un filo che sfocia in un tessuto,
e mentre incrociavo quelle due figure
l’acqua schioccava lieve…

Vergine con bambino

Tra un viso e l’altro
tutto è lento,
vengo da seimila miliardi di cellule
e mi ci sono voluti tanti anni
per capire
che ogni luce dorata
è un sole ereditato.
Nel museo Benaki su Bisanzio
il faccia a faccia frontale delle icone
è assediato da un frinire di cicale,
e il legno delle figure vive,
colmo di giallo,
perché il dentro è il fuori
di un bisogno inarrestabile di scambio.
Vista alla luce di una mattina greca
l’umiltà è una materia proteiforme....
Forse ho ormai troppi anni,
o pochi per le icone,
ma guardando i bambini in braccio alle madonne
vedo per la prima volta
che sono mostri, feti, scimmie,
o ET precursori.
E nella mostruosità metafisica del figlio
capisco finalmente Kafka,
e il tuorlo fuso con l’oro
che assorbe ogni ritardo
come se fosse il mio,
o un gene ancora aperto.

La struttura dell’aria

La vita non vissuta,
desiderata,
amata,
scoccata come una freccia
che centra l’inafferrabilità del lieto fine
è fatta di parole e immagini
molto più che di esperienze,
con alcune eccezioni
piene di comò e cassetti
che ogni tanto si aprono
e ci trovano
poggiati nella struttura dell’aria.

I vecchi

Col battito ammassato della neve
i vecchi vivono
nel centro più sottile dell’umano,
e chi si occupa di loro
rasenta quel bordo trasparente
fitto di lacrime e indulgenza.
Tra te e l’altro,
con il suo antico orlo di ermellino
la solitudine non è mai qualunque,
così quando li prendo sottobraccio
capisco rallentando
cos’è l’evanescenza
di un vaso Ming.

Ospedale

E stavi lì,
esplorando smarrita da una tana
qualcosa di tagliente e assoluto.
Perché lo stare male di chi amiamo
è una sonda cattiva
lanciata nello spazio
senza Laika,
ma con l’impotenza solitaria
di chi ogni sera controlla
la cuccia vuota del suo cane
che non tornerà
dopo una fuga
smisurata.

Presentazione di Altre amorose di Gino Trucillo alla Casa delle letterature di Roma, mercoledì 27 settembre alle ore 18.00, con Valerio Magrelli e Chiara Valerio.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica poesia il 22 settembre 2017