“Ti amo” – ovvero della scrittura e della lettura

Federico Ferrari



La scrittura è tale solo quando è performativa, quando, cioè, non si limita a descrivere uno stato di cose ma, nel suo darsi in parola, fa accadere un mondo, istituisce una realtà che prima non c’era. Una frase performativa è un’espressione che crea un mondo, lo porta alla luce e lo rende presente. Prima che quella parola fosse scritta o pronunciata quel mondo non esisteva.

La scrittura crea un prima e un dopo. In questo senso, la scrittura è l’origine del tempo, lo spazio in cui il tempo, quello che traccia un destino e non quello che scandisce il semplice susseguirsi di istanti gli uni uguali agli altri, si specchia nella sua immagine immobile, accedendo all’eternità di un’istante, all’eternità in un istante.

Leggere la grande scrittura significa essere posti davanti alla genesi di un mondo, al suo momento iniziale, al suo esordio miracoloso. Leggere significa avere accesso, attraverso lo stretto pertugio nascosto dentro la parola, alla visione di un mondo mai rinchiuso all’interno della claustrofobica descrizione dell’esistente ma, anzi, sempre spalancato sulla dismisura di un inizio senza fine.

Scrivere è un atto d’amore. È avere il coraggio di dire “ti amo” mostrando, con due soli vocaboli e le loro infinite variazioni, che tutta l’insignificante bruttura del mondo può essere sospesa e assumere un nuovo senso alla luce diafana di una parola, oscura e trasparente, sublime e banale allo stesso tempo.

Scrivere significa aver compreso che l’amore, la sua necessità capace di ristabilire un’armonia dove non vige che la legge della forza, non è un’astrazione ma si dà nella concretezza di una “parola che fa cose”: solo pronunciando la frase “ti amo” l’amore si dà una forma nel mondo, altrimenti resta un’assoluta trascendenza, muta, impalpabile e silente… (certo, anche il silenzio può essere ricco, complesso e potente, “ma / non si va lontani / col silenzio”).

Scrivere è credere che il senso della vita sia custodito in una frase che dal più profondo di ognuno di noi è indirizzata all’altro e che trova il suo compimento e la sua ultima realtà solo nell’altro. Non si scrive mai, autenticamente, per un pubblico. Si scrive per qualcuno, per quel “tu” a cui è rivolto il nostro amore, sintagma performativo, senza ragioni, calcoli e spiegazioni.

La scrittura è una voce che dice “ti amo” per me, rivolgendosi a me e solo a me. Leggere significa rispondere “anch’io”. Anche io ti amo. Anche io, come te, credo nella possibilità di un mondo che torna infinitamente a nascere, anche al fondo dell’inferno.

Credere nel potere salvifico della parola significa credere nella potenza infinita dell’amore, con tutto il dolore e la gioia che l’amore porta con sé.

Il resto è letteratura.

Nocturne in Black and Gold - The Falling Rocket (1872-77) di James Abbott McNeill Whistler.








pubblicato da j.costantino nella rubrica in teoria il 13 agosto 2017