“Folle è la sostanza che collassa”

Gaetano Santandrea



Lievito nell’aria


1
Folle è la sostanza che collassa,
il vuoto che invade, la crepa.
No: la sostanza non si annienta,
la fisionomia che le doniamo si sfarina, le nostre imprese diventano mucchi.

2
L’umanità carrucola rosolandosi sulla brace.
Ozia su un moncone rovente.
Ha al suo intimo un incendio,
un tartaro interrato
che di schianto si muta in precipizio.

3
La stele dalla voragine picchia sulla gruma mortale.
Spaccandosi infrange il suo vincolo
con l’immobilità e si converte
nell’ariete della rovina.

4
Da didentro appressa la frustata,
il travaglio ignobile,
la rotta irruente dell’invisibile, deflagrazione
di quello che fidavamo statico
e senza fine in fervore.

5
Cresce l’inferno per ingoiare il mondo.
Amatrice Accumoli Arquata Pescara del Tronto esplodono dentro.
L’ordigno sale invece di sprofondare.
Il lampo erompe in un fracco di barbarie.

6
Cresce dalla profondità la brezza del sonno eterno.
L’umanità sussulta in un frastuono di sonno eterno.
La superficie sbotta dal suo fondamento di sonno eterno.
Come un appannamento intrinseco progredisce il sonno eterno.
Dalla sua galera cava sgattaiola il sonno eterno.
Dalla più buia concavità leva il sonno eterno.

7
Il dì si fa buio,
oblio è il giorno,
il fragore lo subissa.

8
Di schianto l’immutabile si sfracella
divengono fragili legami e cose,
il bitume si lacera, precipitano giù.
L’esistenza è il centro. Stravince il fato
davanti allo sfregio dei suoi nemici.

9
L’appartamento che era rifugio contro l’oscurità e l’artico,
la brutalità del maltempo,
l’avversione, l’inedia e la siccità,
si converte a scure e fossa.
Chi resta in vita è schiavo
della rena e ragna d’asfissia.

10
Solo in bilico apprezziamo l’aria,
quando indugiamo come pesci ammainati
in pubblico ludibrio. Non ci sono crepe
per venire all’acqua che era l’ossigeno
dove ci spostavamo emancipati.
L’ambiguo affanno dell’orrore e dello sgomento
ci ha strappati
dalla limpidezza della vita.
Solo accampati capiamo
che essere in vita è immensità.
Ci fu un’età
radiante nella quale abiuravamo trasferirsi,
allontanarsi, penetrare e rimanere in piedi o oziare.
Ora tutto è morto. Il cosmo
ha serrato usci e infissi.
Ora conosciamo cosa svela
un’espressione terrificante e una trasmissione mostruosa,
Sepolti in casa:
sepolti vivi.

11
Giunge il sisma e di fronte a lui non servono
le orazioni né le domande.
Germina dall’interno per annientare
tutto quello che gli si para nei pressi.
Sale, è riconoscibile nella sua azione crudele.
La devastazione è il suo solo idioma.
Vuole essere venerato tra le rovine.

12
L’universo è disordine ma non lo conoscevamo
o non potevamo comprendere.
Il mondo gravitando digrada
in gorghi di pira polare?
L’umanità svolta o casca? La rovina
illimitata è il fato della sostanza?
Siamo vita e furore. Perciò
siamo quello che sempre cresce:
lievito nell’aria.








pubblicato da l.cristiano nella rubrica poesia il 9 agosto 2017