Due o tre cose che so della bellezza

Jonny Costantino



Visione aerea della "Grand Prismatic Spring", fonte termale nel Parco di Yellowstone, Wyoming (Usa)

La bellezza è una relazione.
La bellezza è una relazione tra me e il fuori.

La bellezza sta in mezzo.
La bellezza sta in mezzo a un soggetto e un oggetto.
La bellezza sta in mezzo a un soggetto e un altro soggetto.

La bellezza è l’elemento umano.
La bellezza è una relazione tra l’umano e l’inumano.
La bellezza è una relazione tra un umano e un altro umano.

La bellezza connette.
La bellezza sconnette.

La bellezza è un’esperienza.
La bellezza è un’esperienza di me e del mondo.
La bellezza è un’esperienza di me nello specchio del mondo.

La bellezza è un riconoscimento.
La bellezza è una scoperta.

La bellezza è una risonanza.
La bellezza è una consonanza.

La bellezza è una fioritura.

Ch'en Ch'un, "Montagna tra le nubi" (1535)

La bellezza è una sensazione.
La bellezza è un sentimento.

La bellezza è un’idea.
La bellezza è un ideale.

La bellezza è un canone.
La bellezza è un cannone.

La bellezza sfonda.
La bellezza blinda.

Molteplice, multiforme: la bellezza.
Accogliente, terroristica: una relazione.

La bellezza è una relazione bipolare.

Un’infinità di cose lontane sono dette belle tra un polo e l’altro.

C’è la bellezza secondo il concetto classico: razionale.

La bellezza come armonia.
Bella è la grazia che allieta.

La bellezza come matematica.
Bello è l’equilibrio che consolida.

La bellezza come forma del bene.
Bella è la verità che giustificando ordina.

C’è la bellezza secondo il concetto romantico: medusea.

La bellezza come voluttà.
Bello è il mistero che affascina.

La bellezza come mostruosità.
Bello è il difforme che sbalordisce.

La bellezza come insorgenza del terribile.
Bello è il sublime che atterrendo innalza.

Un’infinità di cose lontane sono dette belle.

C’è la bellezza dello yapha ebraico: lo splendore.
C’è la bellezza dello yugen giapponese: l’oscurità.

C’è la bellezza dell’hozho navajo: la salute.
C’è la bellezza del sundara sanscrito: la santità.

C’è la beautiful beauty che tende alla perfezione.
C’è l’ugly beauty che vibra nell’imperfezione.

Un’infinità di cose lontane.

La venere di Milo e la venere di Willendorf.
Leonardo e Bruegel.
Il volo del colibrì e l’harakiri del samurai.
Eschilo e quel che resta di Eraclito.
Il gancio di Sonny Liston e la risata di Anna Magnani.
Charlie Chaplin e Michael Haneke.
Un vulcano in eruzione e un giardino zen.
Monteverdi e il free jazz.

Io davanti al mare in tempesta.
Noi due contro il mondo.

Un’infinità.

Oskar Kokoschka, "Autoritratto con bambola [dell'amata, Alma Mahler]" (1921)

Bellezza è una parola.
Bellezza è una parola neutrale.

Bellezza è una parola neutrale che riempio di emozione.
Bellezza è una parola neutrale che riempio di contenuto.

La bellezza è sensoriale.
La bellezza dipende dai miei organi di senso.

La bellezza è sensata.
La bellezza ha il senso che la mia visione le dà.

La bellezza è un desiderio.

Io sento in base al mio desiderio.
Io sento in base al mio desiderio di sentire.
Io sento in base al mio desiderio di capire.

Io desidero in relazione alla bellezza.
Io desidero una relazione con la bellezza.

La bellezza sta in mezzo al desiderio e l’amore.

Superati da poco i cinquant’anni, Confucio intraprese un viaggio che lo condusse nello Stato di Wei, dove venne accolto con tutti gli onori dal duca Ling. Costui chiese a Confucio di attraversare insieme a lui le vie principali della capitale, col malcelato intento di farsi bello della vicinanza di un ospite così illustre per saggezza. La carrozza di Confucio procedeva al seguito della carrozza di Ling, il quale elargiva sorrisi agli astanti comodamente seduto al fianco della moglie, celebre per la sua bellezza. In quella circostanza l’arguto Confucio ebbe a commentare: «Non ho mai visto che si ami la virtù quanto si ama la bellezza».

La bellezza è una relazione amorosa.
La bellezza è una relazione amorale.

Dicendo bellezza posso dire cose diverse.

Posso dire dove guardo e dove non guardo.
Posso dire chi sono e chi ho paura di essere.

Posso dire cosa non ho paura di diventare.

Joel Peter Witkin, "Il santo oscuro" (1987)

Nel suo studio sullo sciamanesimo etiope, Michel Leiris riporta la testimonianza di un uomo che ha osservato la trance delle donne sotto l’influsso dello zar, lo spirito possedente: «Quando lo zar va via scompare anche la bellezza delle donne. Ah! È lo zar che abbellisce i loro visi».

La bellezza è una possessione.
La bellezza è un abbandono.

La bellezza è una luce.

Bruciante, rischiarante: una luce.

La bellezza è una luce che si accende al richiamo di un’altra luce.

La bellezza è un incontro di luci.
La bellezza è un incontro di fuochi che fanno luce.

La bellezza è una relazione tra la luce dentro e la luce fuori.

La bellezza è la luce che scontorna il mio viso.
La bellezza è la luce che abbellisce il mio viso.

La bellezza è la luce sul mio viso che cambia.

Dettaglio di ritratto funebre egizio di ragazza, dalla serie "Ritratti del Fayyum" (II secolo d.C.)

Il presente testo è un’anteprima dell’editoriale (in progress) di “Rifrazioni 17 Digital” (in progress). Sito: www.rifrazioni.net. Info: jonny@rifrazioni.net.








pubblicato da j.costantino nella rubrica in teoria il 12 giugno 2017