Ragazzo di città

Teo Lorini



"A vent’anni continuavo ad avere un’inossidabile ammirazione per i Grandi proprio perché erano Grandi … Anche se la mia generazione era atea, noi ci stavamo misteriosamente preparando al grande Quiz divino: dovevamo sapere tutto perché eravamo convinti che ci sarebbe stato chiesto … nella nostra prossima vita".
Non pare eccessivo vedere un parallelo fra questo desiderio incontaminato e a volte persino caotico, di costruire – e legittimare – la propria cultura partendo dalle Opere Fondamentali e la jouissance dei personaggi di Fratelli d’Italia, che "a vent’anni avevano già lu tous le livres: uno al giorno e magari anche due o tre".

Certo, fra Arbasino e Edmund White corrono cospicue differenze di generazione, di milieu, di finezza e profondità (e di tutte solo l’anagrafe è a svantaggio del Vogherese). Però le pagine sulla scrittura e sul rapporto con l’arte sono tra le più affascinanti di questa autobiografia, quelle dove emerge con maggior forza il fuoco, il punto d’attrazione che ha dato energia, coraggio e slancio al giovane White in un’epoca, il principio dei Sessanta, in cui non esisteva l’orgoglio gay: "c’erano solo il terrore gay, l’isolamento gay, la sfiducia gay e l’odio di sé gay".

Così White e il suo amante Stan condividono un appartamento senza mai riuscire a definirsi coppia e a White pare perfettamente normale frequentare uno psicoanalista etero per "guarire" e magari sposarsi con una donna. La malinconia sottile di una lacerazione che ha inghiottito la sua giovinezza non impedisce a White di ricostruire e rievocare con talento indirizzi, ambienti, e persino stanze di una città vissuta e attraversata assaporando fino in fondo la ridda di possibilità intellettuali, sensuali e artistiche che (forse) solo New York ha incarnato così profondamente per tutto il ventesimo secolo. Dagli attici di Park Avenue ai vicoli del Meatpacking district, dalle prime dark room ai locali che hanno fatto la storia dell’intrattenimento degli anni Settanta e Ottanta, White non offre solo l’autobiografia di un intellettuale che ha visto – e incontrato – "le menti più brillanti della sua generazione" ma anche la storia di una città e quella di un’anima che lì ha vissuto l’avventura della propria esistenza.

Edmund White, Ragazzo di città (traduzione di Alessandro Bocchi), Playground, pp. 302, euro 18

pubblicato su «Pulp Libri», n. 88 (novembre-dicembre 2010)








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 12 febbraio 2011