Era un appassionato di arcobaleni

Riccardo Redivo



Morgan aveva deciso, e lo aveva fatto perché aveva capito. La sottrazione è l’unica arma. Meno si è e più si è. Aveva incominciato a non imparare più le cose, a non leggere, guardare la tv, uscire di casa. Poi si era tagliato i capelli. Da quel momento lì qualcosa aveva scoperto e si era detto: mi sottrarrò. E quindi cominciò a sottrarsi. Dopo i capelli, si tagliò le sopraciglia. Poi si vide allo specchio e si disse: ma perché non ogni pelo? Così fece, e divenne calvo, anzi glabro, liscio. Totale, anche sul pube ovviamente. E sull’ano. Riguardatosi allo specchio sì piacque. Filosoficamente si piacque proprio. Andò a dormire. Svegliatosi col primo chiarore, si sentì prudere su quasi tutto il corpo. Gli piaceva, e pensava di cospargersi d’alcool, ma desistì. Non era sottrarsi, ma aumentare, aumentarsi. Il piacere era un aumento, un aumentare qualcosa (probabilmente la tristezza). Quindi niente, si alzò, si guardò e riguardò. Alfine di nuovo capì. Doveva tagliarsi, sottrarsi ancora. Telefonò al dentista che era primo sull’elenco telefonico. Riuscì a scavarsi un appuntamento per il pomeriggio. Si fece togliere tutti i denti del giudizio e, pagando extra, anche tutti i denti cariati. Erano due. Alleggerito di sei denti, tornò a casa. Cercò di nuovo sull’elenco telefonico un altro dentista che assecondasse un desiderio appena nato, quasi un’intuizione. Togliere tutti i denti. Poco importava se la bocca era sana. A un quarto dell’elenco, ne trovò uno che sembrava disponibile. Ci andò il giorno dopo. Dopo un po’ di contrattazione e qualche anestesia, non aveva più un dente. In quei giorni dormì nell’albergo di fronte allo studio del medico compiacente. Dopo l’ultima estrazione, tornò a casa. Era felice. O quasi. Si guardò allo specchio. Non andava ancora. Cercò un coltello. Il più affilato. Si tagliò i capezzoli. Il sangue usciva dolorosamente. Ma lui sorrideva. E piangeva. Le lacrime cadevano sul suo sangue, e il bruciore di quel sale non faceva male. Tamponato che ebbe i ruscelli capezzolari, tornò a guardarsi. Era pallido, liscio, senza capezzoli, ma ancora non si andava. Prese nuovamente la guida telefonica e chiamò i primi chirurghi in ordine alfabetico. Il terzo disse di sì. Si sarebbe fatto circoncidere il giorno dopo. E quel giorno arrivò presto. Piccola anestesia, un po’ di dolore al risveglio e via. Tornò a casa a guardarsi allo specchio. La forma era ancora imperfetta, ma cominciava a mostrare i suoi frutti (nonostante la fasciatura bendata al pene). Si guardò le unghie, le tagliò il più possibile. Si fece parecchio sangue. E il bruciore continuava ad aumentare. Cercò dei chirurghi sull’elenco, ma dissero tutti di no. Dopo cinque giorni, in internet, trovò un dottore accondiscendente e nemmeno caro. Lunedì avrebbe perso tutto le dita dei piedi. Passato che fu il mese, richiamò il chirurgo, che disse nuovamente sì. Si sarebbe castrato e si sarebbe fatto una vulva semplice, un buco senza labbra, come un secondo ano. Dopo meno di un mese ancora ed era femmina. Ma il riflesso nello specchio continuava a non bastare. Richiamò il chirurgo, che gli suggerì di non tagliarsi le dita delle mani e si oppose poi a quell’operazione anche di fronte a molti, moltissimi euro. Cercò nuovamente nel mercato nero di internet e nuovamente trovò. Si sarebbe fatto tagliare le gambe. Dal bacino. Sapeva, soprattutto su questo, che non poteva farlo da solo. In tre mesi era senza gambe. In quattro senza mani e in dieci senza braccia. Allo specchio ancora non si bastava. Si fece tagliare, loro dicono ridurre, il naso. A ruota la riduzione andò anche sul mento, che aveva sporgente. La particolare vagina, in verità un buco per l’urina, gli fece venire in mente che aveva degli organi interni. Studiò quali organi si potevano togliere senza morire. E così, nel giro di qualche mese, perse l’appendice, la milza, un rene, la prostata, la cistifellea, un polmone. Oramai quest’ultimo chirurgo era disposto anche a ucciderlo, ma la cifra doveva aumentare. Lui disse che non voleva morire. Non ancora. Si guardò. Scoprì di avere le orecchie. Nel giro di due ore non ce le aveva più. Ecco, era ridotto quasi completamente. Voleva rimanere in vita per godersi la sottrazione. Visse fino a 95 anni, beato di avercela fatta.








pubblicato da a.moresco nella rubrica racconti il 11 maggio 2017