I fantasmi hanno il nome sul citofono

Andrea Bajani






Buonasera a tutti.

Purtroppo non potrò essere con voi questa sera.
Non sono seduto al tavolo a cui avrei voluto sedermi.
Per cui eccomi qui, trasformato in un’assenza parlante.
Degli assenti non si parla, ma gli assenti possono prendere la parola e farsi presenti. È questo che ci insegna la letteratura.
Lì comandano i fantasmi – è questo che ci dice Amleto.
Io sono l’assente che oggi vi parla.
Inutile cercare di guardarmi in faccia.
Non ci sono. Sono altrove.
È da questo altrove che vi parlo.

Cos’è leggere, se non incontrare un fantasma?
Chi legge incontra un assente che pretende attenzione.
Il lettore è un corpo tenuto in scacco da qualcuno che non c’è.
Guardate gli occhi di chi legge. Ne proverete spavento.
Un uomo o una donna che leggono sono invincibili.
Hanno seguito l’assente, si sono trasferiti oltre la soglia.
Per questo la scrittura seduce, letteralmente: chi scrive vi porta con sé.
Se avete paura mettetevi a leggere, e starete al sicuro.
Ma sappiate che se passerete la soglia vi consegnerete ai fantasmi.
E saranno loro – saremo noi assenti – ad avere le chiavi di casa.
Ci consegnerete tutto all’ingresso del libro.
Ci consegnerete ogni vostra emozione.
Ci consegnerete la vostra vita, ogni singolo attimo che avete vissuto.
Noi ve la restituiremo impastata in una storia.
Vi faremo gridare di paura, piangere di commozione, sorridere.
Non la riconoscerete più, la vostra vita, vi sembrerà il sogno di un altro.
E invece siete voi. Invece siamo noi, irriconoscibili.
Solo così potrete vedere i fantasmi.

Antonio Tabucchi è l’assenza che abbiamo convocato stasera.
Non ho mai conosciuto uno che avesse altrettanta dimestichezza con i fantasmi. Gli apriva la pagina e lasciava ci corressero dentro.
Solo alcuni scrittori, quando scrivono, sanno aprire la porta.
Altri ne hanno paura, la chiudono a chiave, si murano vivi nella vita.
E sul citofono scrivono Realismo, quando dovrebbero scrivere Paura.
Antonio Tabucchi si affacciava, scrivendo, oltre la soglia del mondo.
Andava fino all’ultimo dei confini, e poi si sporgeva nel buio.
Lanciava storie nel buio del cosmo, lasciava volteggiassero in aria.
E l’eco della sua voce nel buio era una storia che non sapeva nessuno.

Antonio Tabucchi era il portavoce che i fantasmi avevano scelto.
E in fantasmi stanno nel buio, ma stanno anche dove c’è luce.
Stanno nei sogni, ma anche nelle menzogne delle realtà.
Sono nella malinconia dei congedi ma anche nella retorica del potere.
Prestare la voce a un fantasma può spalancare meraviglia o sconcerto.
Con la meraviglia Tabucchi ha sedotto migliaia di uomini e donne.
Con lo sconcerto ha fatto paura al potere.
Il potere pretende di essere l’unico custode dei fantasmi che produce.
Il potere chiude i fantasmi in galera, e minaccia chi li fa evadere.
Alcuni scrittori scavano tunnel sotto i palazzi del potere.
Da quei tunnel fanno uscire i fantasmi allo scoperto.
Li fanno sbucare nel bianco abbacinante di un foglio e parlare.
Per questo il potere ama il Realismo.
Perché mette il bavaglio ai fantasmi.

Il 25 marzo del 2012 Antonio Tabucchi si è congedato.
È passato dall’altra parte, da questa parte, tra gli assenti.
Incontrarlo non è difficile, basta aprire la porta.
C’è il suo nome al campanello, in copertina. Non abbiate paura.
Se suonate adesso, vi apro io la porta. Sono passato a trovarlo.
Ma si è fatto molto tardi e me ne devo andare.
Anche gli assenti se ne vanno.
Si congedano dal non esserci stati.

Vi auguro una buona serata
Andrea Bajani


Roma, 29 aprile 2017


Questo testo è stato letto poco fa, il 4 maggio 2017, all’Istituto Italiano di Cultura di Vienna, in occasione di Vivida memoria. Una serata per Antonio Tabucchi.
Il ritratto di Tabucchi è di Valerio Adami.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 4 maggio 2017