Dove niente è immutabile

Jonny Costantino



L’editore Logos pubblica Ghirlanda di Lorenzo Mattotti e Jerry Kramsky e annuncia la ristampa di una perla rara da far leccare i baffi ai lettori di Mattotti e non solo.

"Ghirlanda" (2017) di Lorenzo Mattotti e Jerry Kramsky

Cominciavo a perdere le speranze. Per anni l’ho cercato in librerie antiquarie e dell’usato, spulciando nei mercatini, riempiendomi di acari tra cose di altre case. Lorenzo Mattotti aveva provato a scoraggiarmi, dicendomi che era dura, che nemmeno lui avrebbe potuto aiutarmi. Ma un cane da libri come me, a caccia perenne, non getta mai la spugna. E qualche giorno fa, lunedì 20 marzo per la precisione, è successo. L’ho trovato alla fiera del libro di Bologna, quella che si tiene due volte l’anno, in primavera e in autunno, in piazza XX settembre, alla fine di via Indipendenza, vicino alla stazione centrale. Se ne stava disteso di quarta tra un Testori e un Savinio, sul banco del libraio Marco dall’Occa. Mentre chiacchieravo con lui, l’ho avvistato. Mi sono impegnato a mantenere un contegno consono al tenore della conversazione ma, se avessi avuto la coda, di sicuro la pelosa propaggine avrebbe tradito il mio reale stato d’animo, scaraventando per terra qualche costosa prima edizione. Il libro di cui sto parlando è L’uomo alla finestra, disegni di Lorenzo Mattotti, testi di Lilia Ambrosi, sceneggiatura di entrambi. È un’edizione unica del 1992, un canguro Feltrinelli che ha svolto un ruolo seminale nell’ambito della graphic novel, quando ancora si chiamava romanzo per immagini. Messo piede in casa, ho fatto una foto al volume e l’ho spedita all’autore, che ha replicato con un fulmineo caspita!

Voglioso lettore, non ti racconto il colpaccio per sadismo, non ambisco a farti sbavare invano. Al contrario, non ho fatto che introdurre una notizia che ti riguarda, una bella notizia che ho appreso dallo stesso artista durante lo scambio di messaggi seguìto all’invio della foto: entro la fine dell’anno, mese più mese meno, l’editore Logos sfornerà una nuova edizione di questo libro leggendario e introvabile.

E sempre a Logos si deve la pubblicazione italiana dell’ultimo gioiello di Mattotti: Ghirlanda. Con i testi del fido Jerry Kramsky e sceneggiato a due teste, il libro è uscito il 13 marzo in concomitanza con la mostra parigina Guirlanda, visitabile fino al 13 maggio presso la Galerie Martel. Con le sue quasi 400 pagine, questo ponderoso oggetto è un’opera destinata a ricoprire un posto di rilievo nella bibliografia mattottiana. Non solo qui ritroviamo alcuni dei suoi temi cardine – l’amore e il sacrificio, il viaggio e la metamorfosi, la conquista attraverso la sofferenza, il confronto con la malvagità come rito di passaggio, la prossimità tra il mostruoso e il divino – li ritroviamo quintessenziati in una figurazione essenziale. Si potrebbe parlare di summa, precisando però che questa summa, poetica e segnica, non addiziona ma moltiplica, non chiude alcunché bensì apre in una molteplicità di direzioni figurative, di possibilità narrative. Personalmente, sono rimasto stupefatto, e bada bene che sono alquanto esigente con l’autore di Stigmate e Oltremai, per via degli azzardi, delle mutazioni, degli sconfinamenti ai quali nel corso degli anni ci ha abituato, per non dire viziato.

Sbucato dalla periferia dei primi anni Novanta di L’uomo alla finestra, sono scivolato nelle contrade senza tempo di Ghirlanda. Due dimensioni più affini e contigue di quanto, a una prima occhiata, si sarebbe indotti a credere. Due dimensioni dallo statuto spaziotemporale incerto, indecidibile. Due mondi sospesi. Il primo tra la realtà urbana e i sogni a occhi aperti del protagonista, un uomo che guarda e scolpisce e a modo suo ama, un uomo nel quale non si fatica a scorgere un alter ego dell’allora trentottenne artista bresciano. Il secondo tra la realtà sovrannaturale e i sogni collettivi di creature fantastiche che forse, a loro volta, sono sognate da altre creature fantastiche.

"L'uomo alla finestra" (1992) di Lorenzo Mattotti e Lilia Ambrosi

Tra le due opere è intercorso un quarto di secolo durante il quale l’arte di Mattotti non ha smesso di progredire, maturare, mantenendo però, e questo è il miracolo, la freschezza degli esordi. A caratterizzare Ghirlanda sono una sapienza espressiva e una felicità gestuale che provocano una vertigine innanzitutto sensoriale. In una magistrale alternanza tra pieni e vuoti, progressioni ed ellissi, Mattotti scatena la linea e la linea – nello sbrigliato farsi della figura e dello sfondo – fluisce e s’invola sbalordendo persino se stessa nelle sue evoluzioni d’inchiostro. Fragili forzute rotte proliferate ipnotiche esplose immaginifiche inebriate, contornanti il bianco con una levità che incanta, intenebrate in un viluppo che inquieta, le linee di Ghirlanda sono capillari che si diramano direttamente da quella sfera di cristallo e tempesta che è l’occhio di Lorenzo Mattotti.

«Questo libro è dedicato ai mondi fantastici dei Moomin, di Mœbius e di Fred», leggiamo in apertura. I Moomin, inventati nel 1945 dalla scrittrice e illustratrice finlandese Tove Jansson, sono ippopotami dolci e pacifici che abitano un’omonima e ridente valle. I ghir di Mattotti sembrano un incrocio bonario tra ghiri e orsi polari, almeno quelli di terra, perché ci sono anche i ghir volanti che, più snelli e affusolati, paiono invece un mix tra rondini migranti e rettili d’acqua dolce. Ebbene: cos’è che c’era una volta? C’era un ghir preoccupato. Il suo nome è Ippolite ed è figlio di Zacaria, lo sciamano del villaggio di Ghirlanda. Cosa impedisce a Ippolite di prendere sonno? La sua mogliettina Cocciniglia è scomparsa da sette giorni e da allora non si sa nulla di lei. Insieme a Ippolite, scopriremo che Cocciniglia è in dolce attesa e, come ogni ghiressa gravida, è andata a partorire nella Valle dei nidi. La molla di Ghirlanda è dunque il viaggio alla ricerca dell’amata.

Le avventure dei due amanti si snodano in parallelo e noi vediamo capitargliene di tutti i colori. Attraversano luoghi assurdi, s’imbattono in creature amiche e nemiche. Si trovano, si perdono, si ritrovano. In uno stato di costante dormiveglia, Ippolite viene trascinato dal proprio destino e – come un placido e batuffoloso Ulisse – si lascia stregare dal polline della rimembranza, per un soffio non finisce nelle fauci del Guardiano degli Inferi, perplesso si risveglia nel regno dei morti. Cocciniglia dà alla luce la loro cucciola, Albina, una futura ghiressa volante la quale, appena messe le ali, svolazza verso nuovi cieli. E non dimentichiamo Zacaria che, dopo aver strenuamente protetto la nuora e la nipotina, finisce stritolato a morte dalle sanguisughe succhiamidolla, ma per resuscitare nel sembiante di demone protettore. È scritto, probabilmente nei sogni, che il suo successore sia il figlio. E così Ippolite si trova a ricoprire il ruolo di sciamano ma ahilùi di un popolo che non ha più una terra, poiché nel frattempo un maligno crostaceo, Lento di chele, ha portato il seme dell’odio a Ghirlanda, innescando una spirale di violenza e assassinio tra questi esseri mansueti, tramutati in tracotanti quanto frastornati guerrieri dal pelo irto e scurito. Siccome nella favola come nella vita tutto si paga, per punizione i ghir ricevono la peggiore delle visite, quella dell’Uomo Selvatico, bestione distruttore che, incalzato dal non meno raccapricciante Scheletro, si mette a falciarli come fili d’erba e a nebulizzarli nel prrroot di turbinose flatulenze. Condannata dal male perpetrato dai suoi abitanti, la terra di Ghirlanda scompare mentre i ghir superstiti si mettono in cammino, seguendo il corso dei fiumi e dei venti. Oramai sono un popolo errante.

Non ti dico altro, insaziato lettore, mi sono sbottonato abbastanza. Non ti svelo come va a finire la storia d’amore tra Ippolite e Cocciniglia e lascio che sia tu a scoprire le scimmie della pioggia e le balene d’aria, Muso stropicciato e Proxima Centaura, lo Psicopompo e l’Eremita, insieme agli altri indimenticabili personaggi che popolano Ghirlanda e le sue terræ incognitæ. Ti riferisco però una soffiata, naturalmente senza rivelare la fonte.

Da qualche settimana circola una prosecuzione pirata di Ghirlanda, proprio così, checché ne pensino Mattotti e i vertici della Logos. In questa edizione clandestina, tra le altre cose, Cocciniglia sforna al maritino altri due bei cuccioli, un po’ come faceva Penelope dopo il ritorno a Itaca del suo Ulisse, almeno secondo la Telegonia, il poema epico greco che rappresentava il sequel dell’Odissea e che purtroppo è andato smarrito. Da quanto ho capito, gli unici rivenditori di questo apocrifo mattottiano sono rigattieri che trafficano in terre di confine e passaggio. Il guaio è che il suddetto traffico si svolge sotto la copertura di attività diverse, tipo macellerie equine o noleggi di bambole. Per individuare questi loschi esercizi l’unica maniera è fare come farebbe Ippolite: socchiudere gli occhi e abbandonarsi al flusso. Il che tuttavia non ci dà garanzia di trovare quel che cerchiamo, ma ci mette perlomeno in condizione d’imbatterci in qualcosa di altro e di oltre: l’inatteso.

Ghirlanda è una favolosa ode al creato e all’increato. Con un equilibrio baciato dalla grazia, Mattotti e Kramsky hanno attinto da un fondo ancestrale e archetipico per creare un mito moderno che dei miti antichi possiede l’enigmaticità e l’eversione, lo spirito inaugurale e profetico, l’elemento resurrettivo e la componente spaventosa, la pregnanza sapienziale e la bellezza metamorfica.

Nessuna cosa al mondo, per buona o cattiva che sia, rimane immutabile, nemmeno gli spiriti o gli dei (Ghirlanda), eppure certe persone ci rimangono addosso come cicatrici (L’uomo alla finestra).

- Lorenzo Mattotti, Lilia Ambrosi, L’uomo alla finestra, Feltrinelli, Milano 1992; Lorenzo Mattotti, Jerry Kramsky, Ghirlanda, Logos, Modena 2017.

-  Guirlanda di Lorenzo Mattotti
mostra in corso
Parigi, Galerie Martel, rue Martel 17
dal 13 marzo al 13 maggio 2017








pubblicato da j.costantino nella rubrica libri il 29 marzo 2017