Il pittore che cadde nello spazio

Jonny Costantino



Lunedì 27 marzo inaugura a Milano, presso la M77 Gallery, "Planetarium" di Flavio de Marco. In anteprima tre dettagli e i primi tre paragrafi del mio testo presente in catalogo insieme a quello di Michele Bonuomo, curatore della mostra.

Flavio de Marco, dettaglio di "Paesaggio (Mars)", 2014/15

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In prossimità dei quarant’anni, Flavio de Marco iniziò a perdere pezzi e colpi. Pochi se ne accorsero e suppergiù nessuno capì il perché. Si tese a minimizzare. Qualcuno alluse a una nevrosi passeggera. Qualcun altro parlò del rinculo psichico di un cambio di metabolismo fisiologico verso la boa dei quaranta. Né mancò chi la prese sul personale e, fraintendendo gli oramai consueti sbalzi di umore, gli diede dello stronzo, dell’egoista. Quando intercettavo pettegolezzi del genere, era più forte di me, me la ridevo sotto i baffi. Ma non potevo mentire a me stesso. Ero preoccupato, e seriamente: conoscevo il pericolo che il mio amico stava correndo.

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Cos’era capitato a Flavio de Marco? Cosa aveva reso quest’uomo, che saturnino lo era sempre stato, ancora più distante, disconnesso, altrove? Non voglio girarci intorno: Flavio iniziò a vedere cose che non c’erano e a provare nostalgia per luoghi dove, apparentemente, non era mai stato. Non fu una cosa che accadde dall’oggi al domani. Il danno non era sopravvenuto, era originario. Dopo decenni di dormiveglia, un morbo congenito dell’immaginazione si era destato e stava compromettendo i gangli della rappresentazione, con l’effetto di alterare il suo modo di vedere, sentire, pensare. Qualora ci disturbi etichettare un fenomeno dai contorni così sfumati come morbo, per via della distinzione sottesa dal vocabolo tra ciò che è sano e ciò che non lo è, propongo le seguenti formule: grano d’infinito, spina di assoluto, particella di stella.

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Morbo grano spina stella: un sostantivo vale l’altro, purché si tenga presente che lo stravolgimento organico che rese Flavio de Marco un’unità biologica malfunzionante non si sarebbe verificato se questo lunatico personaggio fosse stato del tutto umano.

Flavio de Marco, dettaglio di "Paesaggio (Venus)", 2014

THE PAINTER WHO FELL INTO SPACE

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When coming up to his fortieth birthday, Flavio de Marco began to lose his marbles. Only a few people realized this and nobody really understood why. They tended to play things down. Someone mentioned a fleeting neurosis. Someone else spoke about him being mentally buggered up due to a change in his body’s metabolism as he came up to the turning point of being forty. And of course there were those who took it out on him and, misunderstanding his by-now mood changes, called him a turd or an egoist. When I heard gossip like that I was overcome and was doubled up with laughter. But I couldn’t lie to myself. I was seriously worried: I knew the danger my friend was running.

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What was up with Flavio de Marco? What had led this man, saturnine by nature, to be even more distant, disconnected, somewhere else? I won’t beat around the bush: Flavio had begun to see things that weren’t there and be nostalgic for places where, it seemed, he had never been. This isn’t something that happens from one day to the next. The damage had been done and was all due to him. After years of dozing, an inborn ailment of his imagination had been aroused and was compromising his ganglions for representation, with the effect of changing his way of seeing, hearing, and thinking. Given that in any case, it is disturbing to label such a woolly phenomenon as an ailment, due to the dictionary’s distinction between what is healthy and what is not, I suggest the following formulas: a grain of infinity, a thorn of the absolute, and a particle of a star.

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Grain-, thorn-, star-ailment: one noun is worth another as long as we remember that the organic upheaval that made Flavio de Marco a badly functioning biological unity would never have come about had this lunatic person been wholly human.

[Translation by Michael Haggerty]

Flavio de Marco, dettaglio di "Ritratto di Paul Gauguin (Saturnus)", 2017

PLANETARIUM di Flavio de Marco
a cura di Michele Bonuomo

- Da martedì 28 marzo a sabato 27 maggio 2017
- Inaugurazione: lunedì 27 marzo ore 19.00
- M77 Gallery, Via Mecenate 77, Milano








pubblicato da j.costantino nella rubrica arte il 25 marzo 2017