魔界村: il villaggio del mondo demoniaco

Andrea Amerio



Sarei di quelli che si scandalizzano perché l’attuale ministro dell’Istruzione non è laureato ma, a voler cercare il pelo nell’uovo, possiede solo un diploma di una Scuola per Assistenti sociali?
Nemmeno per idea!
L’istruzione ha bisogno di assistenza sociale come fosse un malato terminale o un vecchio che se la fa sotto!
Si obietterà “ma il Ministro ha mentito, ha scritto sul curriculum che possedeva una laurea in Scienze sociali!”.
Assistenza sociale, scienze sociali, non è uguale? Quisquilie, bazzecole, trite critiche pretestuose, lana caprina: "diploma", "dottorato", "laurea", "docenza", "cattedre"... vuote parole inani, formalità panciafiche, robaccia passatista.
Non è questo il punto. Se voleva la laurea poteva comprarsela. Invece invenzione ci vuole, fantasia, anche menzogna alla bisogna, perché le menzogne sono miniere d’istruzione (Landolfi, Manganelli e Vargas Llosa docent).
Quindi lasciamo lavorare il Ministro Fedeli che sa il fatto suo.
Ora ha ben altre grane da sbrigare, tipo capire cosa fare di quei fessi con il dottorato di ricerca che pretendono di essere abilitati al concorsone senza sborsare altri soldi per quella che una volta era la SIS e oggi chiamano TAF (Tirocini Formativi Attivi, sempre a pagamento ci mancherebbe).
Il ragionamento è semplice.
Molti dottorandi durante gli anni del dottorato tengono lezioni che vengono seguite e in alcuni casi appositamente pensate per chi frequenta la SIS (oggi i TAF).
Dunque questi sfigatelli dovrebbero pagare per frequentare una scuola in cui insegnano.
Altri dottori poi insegnano già all’università con contrattini più o meno volanti ma se, data la scarsità di posti disponibili nelle università, volessero passare all’insegnamento superiore non potrebbero effettuare il downgrade, né comunque accedere alle graduatorie perché privi del titolo.
È un bel pasticcio.
Un controsenso palese punitivo anziché che meritocratico.
Tanto che una sentenza del Consiglio di Stato ha accolto con riserva il ricorso di oltre duecento dottori di ricerca esclusi dal concorso a cattedre della scorsa primavera 2016 perché non in possesso dell’abilitazione.
Questioni pallosissime lo ammetto, ma un ministro deve fare questo mica giocare ai videogame, o no?
No.
Idee superate anche queste.
Mentre leggo del festival del videogame Let’s play che apre oggi 15 maggio 2017 a Roma e apprendo della prossima uscita di un videogioco curioso dal titolo The Franz Kafka, scopro altresì che il Ministro dell’Istruzione Fedeli sarà presente all’inaugurazione della Kermesse.
E allora mi dico: ecco una scelta straordinariamente azzeccata e assolutamente non casuale visto quanto l’industria del videogame e quella della formazione si stanno avvicinando grazie a considerevoli investimenti (ecco l’unica parola davvero interessante: investimenti, che si tratti di istruzione, cosmesi, o allevamento di trote l’apriti sesamo è sempre lo stesso).
Il festival romano del videogame dedica una parte importante alla didatticala, ma non si tratta solo di bambini, anzi, tutta questa storia mi spinge a riprendere un pezzo inedito scritto alcuni anni fa, quando ero andato a vivere nell’arcipelago maltese – arcipelago che da poco ha visto crollare uno dei suoi più preziosi monumenti naturali.
Lo propongo di seguito perché mi pare abbia a che fare con le questioni di cui sopra: videogiochi e istruzione.

***

Arrivato a Malta pensai al Grand Harbour di Turner del 1830 (da cui l’incisione per un libro di John Murray su Lord Byron, anche lui Malta tra 1809 e nel 1811); poi pensai ai 300 disegni e alle pagine di diario che Edward Lear dedicò all’arcipelago con il grande, splendido acquarello della baia di Fomm ir-Riħ dipinto nel 1866 durante il suo ultimo e più lungo soggiorno sull’isola. Poi a Coleridge, approdato qui nel maggio 1804, magro magro, con lo scopo precipuo di liberarsi dalla sua dipendenza dall’oppio. Descrisse il suo soggiorno sull’isola come “the most memorable and instructive period of my life” perché invece di farsi dal mattino alla sera finì a lavorare come amministratore, immischiandosi per la prima volta in vita sua con la politica. Poi pensai a Caravaggio, naturalmente, e alla sua rocambolesca fuga da quella cinta di mura così alta e monumentale… Trangugiando un chickenburger da 1.50 al Mac con sparkling water perché la coca mi fa acidità, pensavo infine all’ultima parte di V., di Thomas Pynchon che è svolta proprio qui a La Valletta… Cominciava la mia fuga. Nessun programma, nessuna prospettiva. Solo l’espatrio, nudo e crudo. Basta Italia. Lavoro un cazzo. Libri zero. Niente cellulari, niente tv, niente giornali, niente social, internet e mail, il minimo indispensabile. Onde grandi a nord, kite surf, vagabondaggi a piedi, silenzio. Progetti? Leggere, imparare una lingua utile e universalmente diffusa tipo il maltese, scrivere se e quando ne avessi avuto voglia, magari un figlio.
Dopo un anno e mezzo mi dico “tu ti isoli troppo, sei fuori da tutto, non sai più come vanno le cose”. Così prendo il bus per La Valletta per sentire un intervento del Dott. Douglas Brown della Brunel University (United Kingdom) dal titolo: “Coleridge and Metal Gear: Rehabilitating suspension of disbelief for videogames”. Metal Gear!?
Ascoltando il Dott. Douglas Brown sulla famosa sospensione dell’incredulità di Coleridge e dei romantici inglesi non ho imparato molto più di quanto già non avessi appreso da Emilio Cecchi, ed essendo la mia incredulità quanto mai agente e tutt’altro che sospesa, quello che ho imparato non credo fosse nelle intenzioni del relatore.
Più precisamente, mi sembrava di essere finito in un capitolo dei Canti del Caos. Mancavano solo i roller, i trampolieri, e la Monna Lisa testimonial dell’assorbente.
Così ad un certo punto mi sono alzato, e sono scivolato via il più in fretta possibile.
“Dove vai?” chiede l’amica che mi aveva portato all’incontro.
– "Torno nelle Latomie”.
– "Eh?”
– " no dicevo che preferisco Gost’n Goblin”.
– " sì scusa ma dov’è che torni?”
– "Lascia stare ci vediamo dopo.

Fuori c’era il classico tramonto di La Valletta, trapuntata di bovindi. L’amica dopo qualche minuto mi raggiunge in una piccola piazza in ombra.
– "Ma perché te ne sei andato?”
– "Così…ero stufo"
– "E dove è che hai detto che torni?"
– "Nelle Latomie” – "Che sarebbero?…” – "Vedi per fare buona critica ogni tanto ci vuole il fegato di un poeta.
Ma non di un poeta qualsiasi.
Ci vuole il fegato di Filòsseno di Citera, vissuto tra il quattro e trecento avanti Cristo e soprannominato Μύρμηξ ‘Formica’. Plutarco racconta che con questo nome veniva schernito dai comici attici (Moralia, Fortuna e virtù in Alessandro Magno, II.1). Questo Formica\Filòsseno tentò di portar via a Dioniso di Siracusa la sua amante Galatea ed ebbe anche l’ardire di criticare le poesie del tiranno. Cornuto e mazziato il tiranno lo fece allora rinchiudere nelle Latomie che ho citato, che non erano che cave di pietra trasformate in prigioni. Dopo qualche tempo Dioniso si pentì di questo gesto così severo, perché le Latomie erano un posto veramente spaventoso, dove a quanto racconta il Libro dei prodigi di Giulio Ossequente (IV sec.) potevano anche verificarsi casi di cannibalismo alla Conte Ugolino.
Fatto sta che Dioniso di Siracusa, il tiranno dalle velleità poetiche, dopo un po’ fece richiamare presso di sé Filòsseno, lo perdonò, lo invitò a cena e diede un grande banchetto in suo onore.
Dopo che ebbero mangiato e bevuto a sazietà, Dioniso tornò alla carica con nuovi versi.
Allora Filòsseno si alzò e, ancor prima che Dioniso aprisse bocca per cominciare a leggere, fece un cenno alle guardie e disse: “riportatemi nelle latomie”.
– Bum! il solito esagerato…
– “La cultura precede l’impero, mai viceversa”, è un’affermazione di Edward Said (da Imperialism, 1983) che cerco sempre di tenere a mente in questi casi: sai chi sgancia i soldi per questo convegno? Sai quanto investe in cultura e ricerca l’industria dei Videogame che domina qui a Malta? Sai chi paga il Dott. Douglas Brown della Brunel University per venire qui a sproloquiare di letteratura e videogiochi? Coleridge o Metal Gear?
– "Metal Gear?"
– "Pensa che appena lo scorso millennio Coleridge bastava e avanzava… "
– "Che tristezza…"
– "Roba da ricominciare con l’oppio".








pubblicato da a.amerio nella rubrica democrazia il 15 marzo 2017