Il piccolo poema del delfino

Tiziano Scarpa



I

salta fuori un delfino, si rituffa,
esce di nuovo, cuce la superficie,
il filo del discorso sprofonda,
riemerge, c’è un delfino, non c’è

è sotto, c’è anche quando non c’è,
soggetto sottinteso si nasconde,
nuota invisibile, desiderato,
attraversa la frase nel profondo


II

salta fuori una stella, si rituffa,
riemerge e sprofonda nel cielo,
l’atmosfera è il suo oceano soffuso,
si offusca, luccica, si offusca

cuce il filo del discorso stando ferma,
ricama un punto fisso, senza ornarlo,
pulsa, precipita in un pozzo filiforme,
elastica rimbalza, si riaffaccia


III

guardarsi intorno, guardarsi dentro
alla ricerca del delfino, setacciarsi,
trattare il mare come un recipiente,
spreco di spazio, dispersione

immergersi nel tempo, sempre
in attesa di un protagonista.
ma il delfino è un coagulo
di mare, è la sua ghiandola


IV

ho fatto bungee-jumping da sessanta
metri d’altezza, buttarsi a testa in giù,
l’elastico legato alla caviglia,
giocare al terrore di sfracellarsi

ma poi l’elastico tira fortissimo,
risucchia verso l’alto, sotto i miei piedi
l’azzurro, il terrore di cadere all’insù,
sprofondare per sempre nel cielo


V

il delfino viene in perlustrazione
nel mondo di sopra, ricade, torna
su. sta scappando da un mostro
marino? il mostro è il mare stesso?

passa da archimede a newton, scopre
di avere un peso, si prende una pausa
dal suo mondo densamente leggero,
cura il sollievo con la gravità


VI

in piedi sul bordo della piscina
l’ammaestratrice schiocca le dita,
saltano fuori due delfini, lei si tuffa
insieme a loro, la spingono col muso

sulle piante dei piedi, lei sprizza in aria,
spicca su altissima, i bambini applaudono.
d’inverno è sola, i suoi passi risuonano
sul fondo della piscina vuota


VII

il salto del delfino nell’aria cos’è?
è una rincorsa per tuffarsi in acqua?
o il tuffo è soltanto un’inerzia?
un effetto secondario? una ricaduta?

la prima metà dell’arco è volontà,
e la seconda destino? delfino
che salta, delfino che si immerge,
ci sono due delfini e una vita sola


VIII

si immerge nel terriccio, sotto
l’erba, è il suo modo di nuotare,
dirige la sua rotta, lascia una scia
di vuoto, abita il suo percorso

sbuca di notte, quando il buio fuori
è uguale a quello che ha dentro.
cammina, si rituffa, scava, sutura
la ferita fra cielo e terra la talpa


IX

sulla fontana c’è la statua di un delfino,
dalla bocca una cannula spunta, sputa
un mare piccolo e interminabile, ce l’ha
dentro di sé, lo perde perché lo produce

il salto del delfino bloccato nella pietra,
la pesantezza sospesa per aria,
greve e volatile, l’istante condannato
alla durata. intanto l’acqua scorre


X

oggi il sole è così caldo che il delfino
quando salta fuori esala vapore,
la sua pelle fuma, se restasse sospeso
si essiccherebbe in volo sul mare

salta al rallentatore, si asciuga,
una crosta di sale lo pietrifica,
fa di sé una statua, è mortale
a intermittenza, si rituffa, sparisce








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 12 marzo 2017