Disteso su un prato

Tiziano Scarpa



disteso su un prato
mi godo il creato
guardando le nubi
mi chiedo incantato

quanto lo avrà pagato harper’s bazaar
il reportage sulla crociera ai caraibi
di david foster wallace?

quanto mi pagherebbe vanity fair
per salire su un gommone zodiac
da tripoli a lampedusa
insieme ad altri settantatré disperati?

come farò a pagare l’affitto
ora che le mie parole sul mercato
valgono quando va bene settanta euro a articolo?

disteso su un prato
patisco il creato
sorveglio una nube
a forma d’angoscia
(c’è sempre il suicidio)
a forma di coscia
(c’è sempre la figa)

come affronterò la vecchiaia senza pensione?

seduto al lavoro
contemplo lo schermo
rimuovo i problemi
mi tuffo nel porno
nel folto del giorno
e scrivo poesie

disteso nel buio
mi sveglio di notte
mi assale il disastro
mi arrendo non ho più argini allo spavento

posso sempre tornare a fare il lavapiatti
come quando avevo diciannove anni
come gli aspiranti attori in attesa di un provino
(tornerò giovane ma all’incontrario)

laverò scale come tanti anni fa
ma questa volta lo farò per pagarmi un master
in deprogrammazione delle ambizioni

disteso su un prato
rinnego il creato
si chiudono gli occhi
sonnecchiano i vecchi

(tiz datti da fare)








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 2 marzo 2017