Effe, l’oasi del racconto

Enrico Macioci



Effe, periodico di altre narratività, è giunto al settimo numero. Occorre ringraziare la redazione di Flanerì e lo studio editoriale 42Linee: ogni sei mesi circa, con passione e preparazione, garantiscono al racconto italiano un luogo in cui rifugiarsi, mostrarsi e crescere. Una forma, quella del racconto, spesso vista con sospetto dagli editori perché, si presume, poco gradita ai lettori; ma si tratta di una delle tante leggende circolanti nel fantastico mondo della cultura. Il racconto vanta infatti uno zoccolo duro di lettori forti (se non proprio fanatici) e costituisce una modalità nella quale si esprimono, prima o dopo, pressoché tutti i grandi scrittori contemporanei. Concisione, compattezza, zero sbavature: ecco solo alcune delle peculiarità che rendono l’arte racconto così intrigante e difficile, una sfida al talento e alla disciplina in egual misura.

Il volume si apre con un brano breve, ma profondo e commosso, Il grande blu, in cui Bioy Falscher ricorda la vita avventurosa e la morte drammatica di Jacques Mayol, apneista francese rivale del nostro Maiorca. Il primo racconto, I lanciatori, è di Paolo Cognetti, uno “specialista” appena votatosi, col magnifico Le otto montagne (Einaudi 2016), al romanzo. Il brano, illustrato da Alessandra De Cristofaro, dipinge, in tono pacato eppure struggente, una mini-storia di formazione. Protagonista un quindicenne che, sullo sfondo dimesso della periferia milanese, impara il lancio del giavellotto e al contempo impara qualcosa di sé, del proprio corpo, degli altri. Eidetica di Matteo Pascoletti, illustrato da Alice Socal, è un rapido, feroce excursus sulla maledizione di possedere un dono speciale – sulle sofferenze, le incomprensioni e l’ostracismo che la diversità comporta, a partire dalla ristretta (e in apparenza protettiva) cerchia familiare.

La figlia del padrone di Laura Fusconi, con illustrazione di Marianna Coppo, dipinge l’adolescenza infelice di una ragazzina del secondo dopoguerra, lacerata tra un’affiorante sensualità, una forte curiosità verso il mondo e il richiamo inderogabile all’ordine proveniente da un padre troppo severo.

Kalat di Davide Coltri, illustrato da Giovanna Lopalco, è un addolorato affresco del destino curdo, sullo sfondo dei perpetui conflitti in Medioriente e tramite le vicende di una famiglia in pezzi; è una giovane, poetica narratrice che ci porta per mano fra le devastazioni dell’Iran, dell’Iraq e della Siria. Ci vorrebbe il mattino che scaccia i fantasmi di Alessio Schreiner, illustrato da Olga Tranchini, si focalizza sul rapporto difficile – forse impossibile – fra un uomo divorziato e il figlio decenne. L’autore non concede nulla alla retorica, eppure nell’incapacità del padre di chiedere scusa al figlio si schiude un fiore umido di tenerezza.

Una cosa che non si aspettava nessuno di Luca Franzoni, illustrato da Alessandro Ripane, è il più surreale della raccolta. Un muro di oltre tremila chilometri divide gli Stati Uniti dal Messico ma nel muro c’è un buco; un marine sorveglia il buco e si assicura che nessuno, profittando del varco, metta piede nel territorio americano. Un giorno, sul far del tramonto, scorge dall’altra parte una donna e un bambino; si muovono pallidi e misteriosi, quasi fantasmatici, e riaccendono nel marine una carità che egli pagherà a caro prezzo.

Solo cose morte di Francesca Morelli (illustrazione di Nathalie Cohen) dispiega, senza orpelli né cedimenti al patetico e con nitida, precisa chiarezza, l’odissea interiore – psicologica, corporea e spirituale – di una donna depressa per aver perso un figlio durante la gravidanza. Infine il bizzarro e inquietante La poltrona di Luca Ricci, illustrato da Geometric Bang, incanta fin dall’incipit: “Dopo che la mia famiglia si fu dissolta in un’acquerugiola d’odio (mi restava forse solo una vecchia zia che sentivo per le feste comandate, un mucchietto d’ossa che di tanto in tanto mi faceva gli auguri di compleanno), oltrepassai la soglia di un negozio di articoli per ufficio e dissi: vorrei cambiare la sedia del mio studio.” Il resto, tocca a voi scoprirlo. Buona lettura.








pubblicato da e.macioci nella rubrica racconti il 24 gennaio 2017