Gli evangelisti del bene-ssere

Andrea Pronio



Nel centro storico di Roma, ci sono ancora due vie dove le prostitute battono ufficialmente la strada di giorno.
Una è la via delle “Vecchie puttane” e si trova nel quartiere Monti, l’altra si trova nell’Esquilino, nell’attuale parte dove sorge la Chinatown della capitale, in via Bixio. L’esposizione lascia a desiderare. Delle latrine che non incanterebbero nessuno, se non un pensionato che pretende nient’altro che svuotarsi.
Io non ho avuto la fortuna di fare pratica con una nave scuola. Lessi, una volta, di una italiana del Quarticciolo che aveva fatto per anni dei prezzi sociali ai minorenni, qualcosa come quindici euro e lavorava “senza”. Peccato che si venne a scoprire che la stronza aveva una malattia contagiosa. Fu arrestata e processata come una strega dal tribunale di Latina.
Io spesso affondo senza preservativo, ma le uniche due volte che ho fatto un test dell’Hiv è stato per rapporti occasionali avuti con normalissime ragazze. Erano quelle che quel dinosauro di mio padre chiamava “suffragette” (ragazze molto emancipate) che mi avevano lasciato dei dubbi riguardo la loro scelleratezza, troppo simile alla mia, quella con cui cambiavano l’asta alla loro bandiera di sera in sera.
Comunque, posso dire di non averci mai rimesso per le tante volte che ho fatto la stessa crociera. Solo una volta mi sono tirato indietro, dopo aver pagato quella che era una vero astro dell’incompetenza. Era una slava.
Entro in questo appartamentino nel seminterrato, come tanti ne ho visti prima.
Mi apre, mi dice di fare piano e mi invita ad accomodarmi su un letto ricoperto da una incerata, messa per evitare di sporcare le lenzuola.
Iniziava già male. Mi ricordo che ero molto sensibile in quel periodo della mia vita, non riuscivo a divertirmi più e la fauna scarseggiava. È successo spesso che gli annunci diminuissero, per poi moltiplicarsi inaspettatamente un mese dopo.
La signorina che ho davanti non è proprio il mio tipo e non fa vibrare nessuna corda dell’arpa che ho dentro al petto in quei giorni, ma non potevo fare altrimenti. Da Lupo Mannaro che sono comincio la trasformazione, concentrandomi sui particolari ed entro nell’immaginifico. Mi manca da decidere se tirare il rigore o pararlo. Preferisco farmi fottere e fotterla? Riesco nel frattempo a convincere la croata (mi dice che viene dalla Slavia friulana ma non gli credo) che venticinque euro sono sufficienti.
Mi calo la lampo e il resto, mi butto sull’incerata e cerco di abituarmi al suono dello sfregamento delle mie cosce sulla plastica, quando a un certo punto si toglie la mutanda e vedo che ha uno spaventoso taglio che gocciola dall’inguine.
Mi dice che si è sfregiata radendosi i peli. Peggio che mai. Già non mi piaceva e immaginarla ricoperta di peli mi sconfisse del tutto. La ringraziai andandomene. Può bastare una depilazione fatta con poca cura, per mandare tutto all’aria o un odore equivoco, figuriamoci le pieghe aperte tra la carne. I peli mi inibiscono, la peluria, l’accenno dei baffi. Vale pure per le barbe degli uomini.
Sul finire degli anni novanta ci fu un outing dalle proporzioni inimmaginabili, riguardava proprio i rapporti con transessuali.
Questi passeggiavano in zone di loro esclusiva competenza, ad esempio il parcheggio itinerante di Porta Portese 2 o la Prenestina.
Praticamente, tutti i maschi che conoscevo ammisero di andare con transessuali.
Era una barzelletta. Gli chiedevi se andavano a prostitute e ti mentivano, ma con i trans gender si sentivano orgogliosi di dirlo. Questo dovrebbe farvi pensare, pensare relativamente alla redenzione dei costumi omosessuali, che oggi ci coinvolge tutti indistintamente.
I liberali, progressisti e laici, dicono che in Italia non possono esserci quartieri a luci rosse perché c’è il Vaticano, e gridano all’ignominia di un libero arbitrio represso dalla Chiesa Apostolica Romana, ma sono poi gli stessi che condannano la prostituzione, che è solo sfruttamento. Io diffido di tutti, dei cattolici quanto dei laici.
Gli atei sono quelli di cui mi fido di meno. Gli atei di oggi sono i cattolici di ieri, pieni di livore, di rabbia e odio nei confronti del cristianesimo.
I più accorti vogliono liberalizzarla come prima della Merlin, la prostituzione. Le ragazze avrebbero assistenza sanitaria, protezione statale, aliquote e accise comprese. A quanto pare esiste una prostituzione buona e una cattiva. Nella nostra contemporaneità, dove c’è un solo Dio – quello della Volontà che si manifesta con la natura che ci è propria – cosa ci vogliamo più negare?
Mi rattristo quando sento parlare delle prostitute come di una categoria, dei finocchi come una categoria, quando vengono usati dai politici, dagli psicologi, i giornalisti, le associazioni, come materiale per un esperimento. Ciò che è peggio è che loro stessi si trattano come una categoria, invece di festeggiare tutti i giorni la fortuna di essere nati diversi. Insomma, alcuni uomini sono solo dei nomi e ben gli sta.
Però odio la retorica, il pettegolezzo e il qualunquismo, che nascondono sempre un tornaconto. Siamo nel pieno di un intervallo evolutivo e tutti fanno finta di non vederlo. Siamo ancora impantanati nei problemi di sempre e la rinuncia da parte degli uomini ad affrontarli mi deprime.
Io non credo sia solo per colpa di un Papa o del pudore di qualcuno. Piuttosto, cosa direbbero quelle rigorose donne italiane che rincorrono i diritti umani, se i loro mariti, i loro figli, i loro padri se la spassassero col patrocinio di Governo e società civile dentro le Case chiuse?
La solidarietà tra donne viene meno, quando c’è di mezzo una prostituta.








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 22 gennaio 2017