Un geco a Brera

Tiziano Scarpa



Per il terzo dei Dialoghi della Pinacoteca di Brera, intitolato “Attorno a Caravaggio”, il direttore della Pinacoteca, James Bradburne, ha scelto un brano dal mio romanzo Il brevetto del geco come didascalia di La cena in Emmaus, dal 10 novembre 2016 al 5 febbraio 2017.
Si tratta di alcune frasi ricavate dal lungo discorso fatto dal personaggio di Ottavio, che descrive il dipinto e il suo atteggiamento di preghiera di fronte a esso. Ottavio infatti visita la Pinacoteca e in generale i musei non soltanto per contemplare esteticamente le opere d’arte, ma per pregare attraverso di esse: per lui la loro carica religiosa non è stata disinnescata dall’ingresso nel canone culturale, o dalla collocazione museale.

Ecco il brano che figura nella didascalia:

«Questo quadro è una forzatura; è quasi una bestemmia: costringe Gesù a restare visibile per sempre, mentre Lui, a Emmaus, non ha voluto mostrarsi per più di un istante, e solo agli occhi di due di loro, quelli che erano capaci di riconoscerlo da come benediceva il pane, mentre gli altri lì presenti non erano in grado di capire chi fosse quel tipo seduto di fronte a loro, che faceva strane manovre davanti a un panino».

da Il brevetto del geco, p. 153.


Ecco tutto il discorso di Ottavio (pp. 152-153):

«Da come benedice il pane», disse [Ottavio], «capiscono che sono a tavola con Gesú: ma è proprio in quel momento che Lui scompare. Perciò questa che stiamo vedendo noi è un’immagine che scompare infinitamente. Sta per essere assorbita dallo sfondo, come acqua in una spugna nera. Ma l’immagine di Gesú viene acciuffata dalla pittura, nell’ultimo istante in cui è ancora visibile. Caravaggio, dipingendolo, ha trattenuto il momento in cui Cristo si è rivelato; un momento brevissimo, un attimo. Ha dipinto l’istante che va dal momento in cui si lascia riconoscere al momento in cui scompare. Prima era solo un commensale incontrato quella sera per strada; adesso è Cristo; fra poco sarà svanito. L’immagine di Gesú, in quell’osteria, ha rivelato di essere un’immagine, e appena l’ha rivelato è sparita. Nemmeno loro due, i discepoli che erano a tavola con Lui in quella trattoria di Emmaus, quella sera hanno potuto guardare Gesú cosí a lungo come possiamo fare noi qui, adesso. Per questo io mi metto qui e guardo. Il mio sguardo è una preghiera, rimane fisso sul momento in cui Gesú si fa riconoscere. Non so per chi l’abbia dipinto Caravaggio, se gliel’ha chiesto un cardinale gaudente o una contessa bigotta; non me ne importa di sapere che tipo di colori usava, o chi erano i modelli che ha pagato perché posassero, se queste informazioni prendono il sopravvento su quello che vedo. Io qui vedo Cristo che si rivela per un istante, a tavola, in una trattoria qualsiasi, in un posto sconosciuto come Emmaus, che altrimenti non avremmo mai sentito nominare, come potrebbe succedere a Bussero, a Garbagnate, a Vizzolo Predabissi, un giovedí sera, in pizzeria, a tavola, davanti a un cestello di finti vimini, pieno di quelle buste di grissini sottilissimi, monoporzioni, messi lí per ingannare l’attesa dei clienti, mentre aspettano che arrivi la pizza; i commensali mangiano i grissini salati, gli viene sete, bevono la birra, cosí poi ne ordineranno un’altra e pagheranno qualche euro in piú; glieli mettono in tavola apposta, per fargli bere piú birre e ingrossare il conto. E in quel momento, fra i grissini e le birre, Gesú si rivela, e mentre si rivela sparisce. La pizza di Bussero, la cena di Emmaus… Guardo questo momento che non è mai esistito… E se dico che non è mai esistito non è perché la situazione non era questa e Gesú aveva un’altra faccia e la gente all’epoca era vestita in un altro modo, ma perché questo quadro non è un momento, è una durata che non finisce; mentre quello vero, a Emmaus, è stato solo un momento. Qui invece l’immagine è stata fissata dalla pittura, perché Gesú non scompaia ma resti qui con noi e si lasci guardare. Questo quadro è una forzatura; è quasi una bestemmia: costringe Gesú a restare visibile per sempre, mentre Lui, a Emmaus, non ha voluto mostrarsi per piú di un istante, e solo agli occhi di due di loro, quelli che erano capaci di riconoscerlo da come benediceva il pane, mentre gli altri lí presenti non erano in grado di capire chi fosse quel tipo seduto di fronte a loro, che faceva strane manovre davanti a un panino. È quasi una bestemmia, questo quadro, perché trasforma in una durata quello che Gesú aveva voluto fosse soltanto un attimo; ma è una bestemmia che coincide con la mia preghiera, il mio desiderio di riuscire a vederlo; e di riconoscerlo, se mai si lascerà vedere da me».








pubblicato da t.scarpa nella rubrica arte il 8 novembre 2016