If you swim, your dick will be hard

Rocco Siffredi



Rocco Siffredi in "Rocco" (2016) di Thierry Demaizière e Alban Teurlai

Nel settembre 2011, sul numero 7 della rivista «Rifrazioni. Dal cinema all’oltre», apparve un dossier che fu uno spasso curare. Il titolo del dossier era “Folgorazioni” e furono coinvolti 54 autori, tra artisti e pensatori. A ciascuno di loro fu chiesto di scrivere sulla scena di un film vissuta come un’autentica folgorazione. A ciascuno fu chiesto inoltre di affiancare al proprio nome la definizione - un sostantivo, un aggettivo, una locuzione - nella quale s’identificavano maggiormente in quel particolare momento della loro vita.

Per dare un’idea del dossier, mi limito a menzionare alcuni tra i partecipanti: la watcher Antonella Anedda sull’inizio dell’Othello (Orson Welles, 1952), l’attrice/musicista Sonia Bergamasco sul pranzo di Una moglie (John Cassavetes, 1974), lo storico del cinema Sandro Bernardi sull’episodio del ventriloquo in Incubi notturni (Alberto Cavalcanti, 1945), il trovarobe Ivano Ferrari sulla fucilazione del papa da parte dei miliziani anarchici in La Via Lattea (Luis Buñuel, 1968), il riautore di cinema (e di altro) Enrico Ghezzi sul dialogo tra Custer e Sharp la notte prima del massacro di Little Big Horn in La storia del generale Custer (Raoul Walsh, 1941), la bocca Eva Taylor sulla scena 121 di Heimat 2 (Edgar Reitz, 1992), il cantastorie/enigmista Wu Ming 1 sulla doppia scena del corridoio in Profondo rosso (Dario Argento, 1975), lo psicologo sociale Adriano Zamperini sulla scena del soggetto che si fa paranoia in L’invasione degli ultracorpi (Don Siegel, 1956).

I testi erano presentati in ordine alfabetico per autore e il 45simo era lo scritto di Rocco Siffredi sulla scena iniziale di Fuga di mezzanotte (Alan Parker, 1978). La formula di presentazione scelta da Rocco fu vero!! absolutly real!! Questo scritto, dove la riflessione cinematografica sfocia nel frammento autobiografico, rappresenta un unicum, non ha precedenti né seguiti nella produzione dell’artista hard. D’accordo con Rocco, lo pubblichiamo su “Il primo amore” per la prima volta online, in concomitanza con l’uscita al cinema di Rocco, il documentario di Thierry Demaizière e Alban Teurlai presentato all’ultimo festival di Venezia.

Un ritratto potente e veritiero - Rocco - consigliato a tutti coloro che vogliano avvicinarsi all’uomo dietro l’icona fallocratica, un uomo che non ha ceduto alla tentazione del santino agiografico, un uomo colto nell’atto di strappare la benda sulle ferite aperte, un uomo alle prese con una croce di carne, un uomo che vediamo vacillare sul filo tagliente di una danza pericolosa, un uomo sfiancato dalla lotta con la sua bestia nera, un uomo ebbro di donna, folgorato dalla bellezza della caduta libera nel corpo della donna, rigenerato dal lavacro coitale nel sugo di donna, dove la donna è al contempo l’abisso che lo calamita e la medicina al vuoto che lo divora dentro. Un film consigliato a tutti i maggiorenni.

(Jonny Costantino)

Brad Davis in "Fuga di mezzanotte" (1978) di Alan Parker

La mia folgorazione cinematografica è la scena iniziale di Fuga di mezzanotte. Il film parte con la tragedia. Siamo all’aeroporto di Istanbul e c’è un ragazzo americano con due chili d’hashish addosso che sta per imbarcarsi destinazione Stati Uniti. Ha ancora la chance di lasciare la droga nel bagno, decide però di rischiare. È con la sua donna, che non sa nulla. È nervoso, ha paura. Supera il controllo passaporti, ma alla perquisizione sotto l’aereo lo beccano. E lì inizia l’allucinante calvario della galera turca. È questa la scena che mi ritorna sempre in mente quando assisto al modo in cui alcune persone, in pochi secondi, buttano nel cesso un’intera esistenza. Ma non solo. È riaffiorata e continua a riaffiorare, in modo più intimo, in alcuni momenti cruciali dei miei 25 anni di carriera di porno-attore. Quel rischio, quel non tirarsi indietro l’ho sperimentato sulla mia pelle.

Penso a quando sono arrivato in Kenya per fare Tarzan e all’aeroporto ho letto il cartello: Very illegal: drug and pornography. La prigione africana non deve essere meglio di quella turca, eppure ho scelto di girare. Un’altra volta è stato a Budapest, alle prese con una scena in bagno con due ragazze, col marmo, l’olio, i tacchi a spillo e tutto il resto. Era una scena energica: inizio a incularne una e, mentre tiro a me l’altra, una ragazza di diciannove anni, questa mi scivola e io la vedo andare giù, quasi à ralenti, e sbattere la testa su un gradino, sull’unico angolo di marmo della stanza; sento il knock secco, vedo gli occhi bianchi, rigirati, persi, e mi dico: ci siamo, tra un po’ vengono a prendermi e la vita è andata. Ed ecco che allora iniziano a vorticarmi intorno le immagini di tutto ciò che di bello c’è nella mia vita (famiglia, amici, casa…), si avvicendano davanti ai miei occhi rapide eppure lente, distinte, quasi ad annunciarmi che qualcosa sta già cambiando. C’è dentro di me una specie di scossa continua che mi elettrizza. Non la chiamerei paura. È come l’urto di un destino che irrompe per sconvolgere la mia vita. Dentro di me è come se due destini diversi s’incrociassero, e ognuno cerca di sopraffare l’altro. È un sentimento che vivo di continuo, un rischio connaturato al mio lavoro, da sempre, dovunque. Per fortuna il destino positivo è stato dalla mia parte, finora. E anche quella volta è andata bene, la ragazza si è ripresa dopo poco.

Oppure penso a un’avventura che m’è capitata in Russia. Appena atterrato a San Pietroburgo, trovo ad attendermi due fighe pazzesche con una limousine. Non avevo appuntamento con loro, però erano lì. Mi portano a un “Rocco Siffredi Party” e mi ritrovo a un tavolo con un pezzo da novanta che mi dice: «This is in your honour, you’re my guest, you’re a legend». Super, dico io – ma cosa c’è sotto, cosa vuole in cambio, mi chiedo. Per farla breve: è il marito di Tanya Tanya, la pornostar russa, e vuole che dall’indomani io lavori con lei in una sua produzione. Cerco di spiegargli che non posso, per via di un contratto in esclusiva, eccetera, ma dopo mezz’ora che parlo, quello mi dice: «Okay for tomorrow». Insomma, quando capisco che la mentalità di questo grande figlio di mignotta è: «Tu puoi dirmi quello che ti pare ma domani sarai qui», ringrazio e me ne vado. Sapevo che la cosa avrebbe avuto ripercussioni: in quei dieci giorni di riprese siamo stati controllati, seguiti, non è stato il massimo del relax. Ma il vero problema è arrivato al momento della partenza. Prevedendo qualche scherzetto, avevo affidato tutti i tape a mio cugino, in partenza per la Finlandia. E difatti, arrivato in aeroporto, mi fermano subito, ero stato segnalato. Racconto loro che sono un amante dell’arte russa, che avevo fatto delle riprese dell’Hermitage – in effetti ci abitavo di fronte e lo filmavo ogni giorno per le mie intro. Mi chiedono di vedere cosa c’è nella videocamera. Sicuro che sia vuota, più tranquillo che mai, l’accendo e mi si visualizzano i timecode. Assurdo. Non m’è mai capitato in 25 anni di dimenticarmi una cassetta nella videocamera. Uno scherzo del destino. La cosa più sbagliata nel momento e nel posto più sbagliati. Erano le ultime riprese: ci sono io che afferro una ragazza con forza, tenendo la videocamera, filmando in soggettiva, per mostrare all’attore cosa deve fare, come metterci verità e passione, dopo che aveva fatto cilecca. Poi lui ci riprova e continua a non funzionare. La ragazza si mette a piangere, io la consolo, le spiego che non è colpa sua, che è colpa di quel napoletano testa di cazzo che per una settimana ha trombato per i fatti suoi e ora, sul set, mi arriva spompato. Naturalmente i poliziotti si soffermano sulle parti in cui prendo la ragazza per il collo e in cui lei piange. Roba da snuff movie. Intanto, è un viavai di tizi pieni di gradi e tutto alternato, tra poliziotti fan che mi offrono doppi whiskey e altri che mi vogliono ammazzare. Finché non iniziano a smontarmi ogni cosa, le macchine, le luci… La mia vera paura è che mi ficchino della droga in qualche posto. Ci vuole zero. E poi come fai a dimostrare che sei uno dei pochissimi coglioni del mondo del porno che non fa uso di coca? Per di più, era anche il compleanno di mio figlio. Chiamo mia moglie e le dico di festeggiare col piccolo, che non sarei arrivato per tempo. Mi prendono tutto, i soldi, ogni cosa. Alle tre del mattino, quando mi sono rassegnato a finire dentro, arriva un comandante. Mi guarda e dice: «I hear that you’re a big legend. Please, what is your secret?». Ero davvero esausto, e rispondo: «Swimming». E lui: «Swimming?». E io: «Yes, I swim all day long, and if you swim, your dick will be hard all day!». Non so perché ho detto così, ero esausto. Forse perché il comandante era molto grasso, e nuotare è una cosa che non avrebbe mai fatto. Abbiamo riso, come in Fuga di mezzanotte, quando Brad Davis ride perché vede gli sbirri ridere e pensa che andrà bene, solo che a me, a differenza di lui, è andata bene sul serio. Quel tipo, il mafioso, mi avrebbe potuto fare molto più male. Alla fine mi hanno rilasciato, dicendomi di arrangiarmi per la notte e presentarmi l’indomani per la denuncia. Tuttora è in corso un procedimento penale a mio carico in Russia, sebbene lì la pornografia sia al limite, visto che sul piano giuridico viaggia in parallelo con la prostituzione; quando vieteranno l’una vieteranno anche l’altra, ovvero mai, poiché in Russia la corruzione impera.

Questa è la scena reale più vicina alla mia folgorazione filmica. Che poi riguarda la mia scelta di vita in generale, così estrema e ai confini della legge, per cui ogni occasione è buona per ricordarti che ti possono inculare. Per questo, quando Jonny mi ha parlato di “Folgorazioni”, non ho avuto esitazioni. Ed è pure il motivo per cui Fuga di mezzanotte è l’unico film che ho imposto ai miei figli, che hanno 11 e 15 anni, come lezione di vita, a prescindere da quella che sarà la loro scelta di vita. Anche loro, in un certo senso, ne sono rimasti folgorati.

Cover del numero 7 di "Rifrazioni. Dal cinema all'oltre" (immagine di Miquel Barceló)

-  Alcuni estratti del dossier “Folgorazioni” li trovi qui.

-  Info sul numero 7 di «Rifrazioni»: info@rifrazioni.net.








pubblicato da j.costantino nella rubrica cinema il 1 novembre 2016