Elizabeth Taylor e i coglioni

Jean-Paul Manganaro



Pochi giorni fa ero a Parigi, a casa dell’amico Jean-Paul, che aveva preparato una delle sue cene squisite e annaffiate da buoni vini.
“Che brano ti piacerebbe che io mettessi sul Primo amore?” gli ho chiesto a un certo punto, perché pensavo di segnalare questo libro sul nostro sito.
“Quello sui coglioni” mi ha risposto, tra il serio e lo scherzoso.
E allora vada per i coglioni.
A. M.

«Degli uomini, amava i coglioni, è questa la parola che usava, non altre, è così che aveva imparato a dire, non sapeva né dove né quando, ma era con questo termine che traeva piacere. Forse ancora più del cazzo, preferiva i coglioni, o le due cose insieme. Era qualcosa di misterioso, due entità che in realtà erano una sola, e più di ogni altra cosa la loro consistenza insolita che non ritrovava in nessuna parte del proprio corpo, nei seni no di certo, e nemmeno nei glutei. E nemmeno del loro corpo. Vi era in essi qualcosa di arcaico e sfuggente, come la realizzazione dell’inafferrabile, non stavano in una mano, una parte scappava sempre, non voleva essere afferrata e scivolava fuori, sì, scappava come se avessero avuto una coscienza, una volontà, una volontà che affermava la loro intransigenza o la loro non appartenenza al corpo, erano un qualcosa di bizzarro e dispettoso. Più del cazzo, pensava, probabilmente in ragione, diceva a se stessa, della qualità della loro pelle che nessun guanto avrebbe mai potuto uguagliare, di una tranquilla dolcezza che la pelle dell’asta imitava e che perdeva nel momento in cui si inturgidiva. Quando era penetrata, restava immobile in loro attesa, nell’attesa della loro pulsazione leggera e costante contro il perineo, clic clac, clic clac, un picchiettio e uno sfregamento nei quali la pulsazione si muta – anch’essa – in palpitazione e ansito, in estrema carezza, appena immaginabile. Il satin potrebbe assomigliare alla loro materia, anch’esso scivoloso e inafferrabile, o il tocco di un marmo a lungo levigato, o ancora il legno satinato. Ma nulla è altrettanto tenero e caldo, vischioso e beato. Non le viene altro da pensare, e il ricordo, che il suo corpo sente con precisione, addolcisce allora ogni asprezza. Gli uomini, conclude, risiedono in questa loro singolarità, solo lì riesce ad afferrarli, ad accerchiarli. A possederli.»

[Da: Jean-Paul Manganaro, Liz Taylor, il Saggiatore.]








pubblicato da a.moresco nella rubrica cinema il 31 ottobre 2016