Caro Henry, caro Blaise

Jonny Costantino



Tre brani da Vivre est un art magique, la mia introduzione a Se scopro un bel libro devo condividerlo con il mondo intero. Estratti del carteggio 1934-1959, il carteggio tra Henry Miller e Blaise Cendrars, per la prima volta in italiano, nella traduzione di Federica Cremaschi, edito da Lamantica in 120 esemplari numerati.

Henry Miller

26/VIII/2016, ore 11:18, Eurocity 35141,
Milano Centrale - Monaco Montecarlo

Caro Henry,

ci sono libri che ti spaccano la vita in due. Tropico del Capricorno è stato questo per me: il libro che arriva e ti dà il colpo di grazia, l’accetta che inconsapevolmente invocavo. Ero già lacerato, infetto, rischiavo di andare a male. Il Capricorno è un libro di morte. Sono i ruggenti anni Venti e tu vai verso i quaranta. Da fuori si direbbe che non ti gira male: un lavoro rispettabile, gente da comandare, un gran pezzo di femmina al tuo fianco. Eppure c’è qualcosa di rovinato in te, qualcosa che non risponde agli impulsi che guidano la marmaglia. Nutrito di veleno, è così che ti senti. Scriverai: «Trovai che quanto avevo desiderato, tutta la vita, non era vivere – se si chiama vivere ciò che fanno gli altri – ma esprimermi». Esprimersi: facile a dirsi, ma la bestia che hai dentro non si lascia governare. Un paio di romanzi li sforni pure, ma ancora non ci siamo. Ti sei rifugiato nei libri, che altro potevi fare, il guaio è che ora il grasso libresco ingolfa il romanzo della tua vita. La Grande Mela è bacata e tu sei il verme che muore. Ti riempi di metastasi. Però c’è una cosa su cui puoi contare: la tua lucidità. Avrai la lucidità di capire che a New York sei fottuto e i riflessi per tagliare la corda alla prima occasione. Eccoti al tuo secondo anno a Parigi: «Non ho più soldi, né risorse, né speranze. Sono l’uomo più felice del mondo», scrivi in Tropico del Cancro, il libro della resurrezione. Finalmente solo, disperato e miserabile: libero. Sei pronto a sbarazzarti della letteratura e, insieme a lei, di quel colabrodo del tuo vecchio cuore. Porterai a compimento la tua morte. Risorgendo dalle tue ceneri, darai un corpo alla tua voce. Ti tramuterai in un intestino d’acciaio che sforna visioni di carne. Ti rifarai l’anima. Eri incline all’autocombustione, stavi per spegnerti senza divampare, la scrittura ha fatto uscire fuori il fuoco. A Parigi smetterai di sentirti uno scrittore, lo sei diventato.

[…]

Blaise Cendrars

26/VIII/2016, ore 18:34, Eurocity 147,
Monaco Montecarlo - Genova Piazza Principe

Caro Blaise,

hai ucciso e hai sanguinato, tu poeta nel macello della Grande Guerra. La mano destra l’hai lasciata lì, su qualche zolla schifosa. La mano con cui hai scritto Pasqua a New York, hai accarezzato morbidi culi, hai accoppato il crucco. In ospedale, convalescente, hai fatto cicatrizzare il moncherino in tempo record boxando contro il cuscino, sbalordendo medici e infermieri. Nato destro, sei diventato mancino in tutto. Eri già una figura leggendaria: giramondo, legionario, giocoliere di music hall, contrabbandiere, scrittore e dozzine di altri mestieri leciti e illeciti. Senza un braccio sei diventato ancora più uomo e ancora più scrittore. Affanculo il mutilato di guerra: non hai smesso di collezionare armi e hai guidato a tutto gas, più spericolato di prima: con la tua Alfa Romeo disegnata da Braque hai attraversato il Brasile su terra battuta, un caldo che ti ammazza, di un’anima viva neanche l’ombra, e hai urlato: il mio regno per un armadillo, per le sue bianche carni cotte sulla propria corazza e innaffiate di cachaça. Con la mano sinistra hai scritto i tuoi libri più belli e portato alla bocca il prelibato “piatto di Lucullo”, a base di lingue di merlo. Hai coniugato il cielo con l’inferno, tu poeta della velocità e del viaggio, della notte e della desolazione. Tu, sopravvissuto a te stesso. «Io devo vedere le cose con i miei occhi, toccarle e capirle, e confondermi in loro col pensiero e reinventarle per animarle e farle vivere e rivivere», lo dichiari in quello stupefacente pezzo della tua vita che è L’homme foudroyé. Tu, l’uomo folgorato, il paladino del primum vivere. Tu, «il colosso letterario del secolo», «il Giulio Cesare della letteratura»: così ti definisce Henry Miller. Henry che arriva a Parigi già cotto di te, infiammato dalle tue frasi che swingano, e col suo francese stentato si avventa su Moravagine, romanzo che gli detona nel cervello e gli fa schizzare gli occhi dalle orbite. Henry che se ne infischia d’incontrare Hemingway, Dos Passos, Gertrude Stein e gli altri celebri connazionali che se la fanno sulla Rive Gauche: non desidera altro che stringere la tua mano amica tra le sue devote.

[…]

Henry Miller ritratto da Marino Marini

27/VIII/2016, ore 14:50,
Genova, Via Macelli di Soziglia

Caro Henry, caro Blaise,

con l’umiltà del discepolo, mi pongo sotto il vostro segno come tu, Henry, ti sei posto sotto il segno di Blaise, e tu, Blaise, ti sei posto sotto il segno di quel pendaglio da forca di François Villon, poeta, assassino, condannato a morte, amnistiato, messo al bando, sparito. Vostro è il segno della vita pericolosa. «E forse avrò perduto tutto una volta arrivato»: è un tuo verso, Blaise, il verso che chiude una poesia del 1919, Vie dangerouse, un verso che da vent’anni mi accompagna, come un segnatempo, come una profezia. «Et j’aurai peut-être tout perdu en arrivant»: è il rischio della vita pericolosa, una prospettiva con cui conviene familiarizzare. O sbaglio, Henry? «Vivere pericolosamente, come dice Nietzsche, è vivere nudi e senza vergogna», affermi in Nexus, uscito nel 1961, l’anno in cui Blaise salpa verso l’ignoto. Vi scrivo da un bar, con un putrido rigagnolo che mi scorre tra i piedi e una gerbera arancione sul tavolino, così perfetta da sembrare di plastica. Uomo della folla, ho camminato per ore tra vicoli presidiati a turno da puttane, spacciatori e topi.

[…]

Blaise Cendrars ritratto da Fernand Léger

- Henry Miller, Blaise Cendrars, Se scopro un bel libro devo condividerlo con il mondo intero. Estratti del carteggio 1934-1959, traduzione di Federica Cremaschi, introduzione di Jonny Costantino, Lamantica, Brescia 2016.








pubblicato da j.costantino nella rubrica libri il 10 ottobre 2016