La fondazione di Repubblica nomade

Antonio Moresco



Repubblica nomade era il nome del cammino del giugno 2014, da Palermo a Gela. Ma era anche, ed è ancora, il nome di una repubblica in movimento, fondata proprio in quell’occasione, e dell’associazione che proprio da questi cammini è nata, e che li organizza insieme al gruppo del Primo Amore. Ma Repubblica nomade adesso è anche il titolo dell sedicesimo volume della collana I Fiammiferi del Primo Amore, edita da Effigie, in cui Antonio Moresco racconta questa nevralgica esperienza.
Le pagine che potete leggere qui sono tratte dalla parte finale del libro, e danno contro proprio della fondazione della Repubblica nomade, avvenuta dopo l’ultima tappa a Gela.
[T.S.]

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Finalmente usciamo e, di fronte all’Acropoli e a una colonna dorica, sullo sfondo delle torri metalliche della raffineria – vestigia della fine e dell’inizio di un’era – fondiamo la nostra piccola Repubblica Nomade. Dico due parole, gridando un po’ perché siamo all’aperto e siamo in tanti. Ringrazio chi ha reso possibile tutto questo. Stiamo camminando dentro un sogno. C’è emozione e forse anche un po’ di commozione. Sono quattro anni che camminiamo e molti camminatori si sono aggiunti via via. Quello che sta succedendo è una specie di alchimia e di magia, di irruzione dell’impossibile nel possibile. Tutte queste persone che si coricano e si svegliano insieme sui pavimenti, tutto questo scatenamento di energia e di allegria, tutto questo spostamento di corpi e di menti dentro qualcosa che li trascende... E adesso quest’ultimo cammino in Sicilia, inermi come gli ultimi degli uomini, come i primi.

Dopo la fondazione, Tobia e altri intonano un canto osceno, perché noi non vogliamo separare ma unire il cielo e la terra, perché la nostra non è una repubblica tetra.

Poi saliamo su una corriera che abbiamo affittato, dopo avere fatto provvista in un supermercato di bottiglie di vino e spumante, e arriviamo dopo un piccolo lungo viaggio nella casa di campagna dei genitori di Orazio, che ci hanno preparato un lauto banchetto. Ringraziamenti, saluti, ripetuti brindisi. Lillas si mette a recitare un canto della Divina Commedia. La luna è salita nel cielo, rosso fuoco, come il sole che un po’ di giorni fa abbiamo visto sorgere dietro la sagoma scura dell’Etna.

Durante il ritorno a Gela, di notte, attraverso le campagne buie e calde del sud della Sicilia, mentre stiamo con gli occhi socchiusi, abbandonati sopra i sedili della corriera, qualcuno si mette sommessamente a cantare. Altri gli vanno dietro, in questo momento irripetibile e immobile. L’autista della corriera comincia a cantare con noi, poi mette un cd con delle canzoni in dialetto siciliano che qualcuno conosce e canta con la sua voce, ma che anche chi non conosce accompagna a fior di labbra, come un coro a bocca chiusa, alla fine di questo nuovo cammino, in questo momento di leggera ebbrezza e di commozione e di incanto che ci separa dal ritorno alle nostre precedenti vite. Mi viene in mente improvvisamente la nostra Tina, che ha fatto con noi diversi cammini e che è morta per un’embolia un anno fa mentre camminava sull’Himalaya e che, prima di morire, ha chiesto che le sue ceneri fossero disperse là. Adesso è anche lei insieme a noi su questa corriera che continua ad andare tra campagne roventi e buie con il suo carico di canti e di sogni, e sta cantando anche lei a bocca chiusa con noi. Atmosfera di grande emozione. Cosa stiamo facendo? Cosa stiamo diventando? Che cosa ci stiamo inventando? Dove stiamo andando? Che cos’è questa cosa indefinibile e impossibile cui abbiamo dato vita in questi anni in cui, a forza di cose possibili, sta morendo tutto? Che cosa diventerà?
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Repubblica nomade, di Antonio Moresco, è pubblicato da Effigie nella collana I Fiammiferi del Primo Amore, è lungo settantasei pagine e costa dodici euro.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica I fiammiferi il 22 settembre 2016