La spuma

Roberto Michilli



A volte, nei pomeriggi d’estate, papà sollevava gli occhi dal lavoro e chiedeva sorridendo a mamma: «Mandiamo a prendere una spuma?».

Andavo io, da Perlina o da Giggiò. La bottiglia era grande, rugosa, chiusa con la macchinetta, freddissima perché la tenevano in mezzo al ghiaccio, dentro una cassa foderata di zinco. La bibita era scura. Dovevo stare attento a non scuoterla perché poi schizzava quando si apriva. Faceva comunque ssccccchhhhh quando la versavamo nei bicchieri, e si formava una schiuma marroncina che poi subito si disperdeva. Bevendola, pizzicava un po’ nel naso. Era fresca, un po’ dolce un po’ amara. Toglieva la sete. Andavamo a bercela sul terrazzo in ombra. Stavamo tutti e tre vicini, coi bicchieri in mano, mamma e papà appoggiati alla ringhiera, io in mezzo a loro, con la faccia tra due sbarre.

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Da Atlante con figure (Galaad Edizioni, 364 pagine, 16 euro).

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pubblicato da t.scarpa nella rubrica racconti il 21 settembre 2016