Volere o essere voluti?

Vincenzo Latronico e Tiziano Scarpa



Il numero estivo dell’edizione italiana di Flash Art è in edicola per tutto settembre.
Contiene una conversazione fra Vincenzo Latronico e Tiziano Scarpa, su letteratura e arte contemporanea, a partire dal romanzo
Il brevetto del geco. Eccone un passo.


VINCENZO LATRONICO: Però nel tuo romanzo spesso si legge lo sforzo di spiegare i processi mentali di lettura di un’opera contemporanea, per sottolinearne la continuità con l’arte precedente e anche la legittimità.

TIZIANO SCARPA: È anche per questo che il mio romanzo racconta la storia di un artista ridotto alla disperazione: perché pur avendo da offrire le cose che dici tu – processi mentali consapevoli e continuità con l’arte precedente – non trova legittimazione.
E d’altronde l’arte contemporanea è così: è evidente che non c’è nessun, dico nessun motivo che giustifichi il successo di un artista rispetto a un altro. Ci sono solo opere e nomi che sono stati miracolati da circostanze fortuite. Nel complesso, agli artisti è stata tolta la possibilità di prendere l’iniziativa per legittimarsi da sé: in pochi decenni, da soggetti attivi di cultura si sono trasformati in puri oggetti passivi di mercato.
In questo sono molto affini agli attori, che sperano che gli vada bene un provino: Mi voleva Strehler, era un monologo teatrale che ha avuto mille repliche in Italia, e secondo me con quel titolo coglieva bene il senso di passività degli attori, e, aggiungo io, degli artisti, di molte altre professioni e dell’intera nostra epoca, mostrando il metro di misura universale con cui si valutano le opere, le persone, le merci, il valore dei gesti: non il volere, il proporre, l’agire hanno valore, ma l’essere voluti, l’essere scelti, venduti, amati, desiderati, ricercati: Mi voleva Celant. Mi voleva Bice Curiger. Mi voleva Saatchi. Mi voleva Pinault… anziché Sono io che ho voluto fare questa mostra, o: Ho allestito autonomamente il Pavillon du Réalisme, oppure: Ci siamo chiamati Die Brücke e abbiamo esposto in una fabbrica di lampadari; oppure: Abbiamo fondato il Movimento per l’Arte Concreta, eccetera… Essere scelti da chi ha il potere di inserirti nel suo casting culturale: da questo dipende l’affermazione di un artista oggi.

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pubblicato da t.scarpa nella rubrica arte il 5 settembre 2016