La notte di Roger Corman

Teo Lorini



Harvey Keitel, fresco di Pardo alla carriera, incontra il pubblico! Abel Ferrara, arrivato sabato a sorpresa, proprio per premiare il suo Cattivo tenente, suona blues con una band svizzera alla Rotonda del Festival! Insomma: domenica 7 è stata una delle giornate più glamour in un Festival di Locarno che sinora sta facendo registrare un tasso di mondanità ai minimi storici.
Nonostante tale concorrenza, alle 21 il meraviglioso cinema ExRex (dopo ci torniamo) si è riempito di pubblico accorso a dare il benvenuto all’ospite d’onore, Roger Corman.


La consuetudine fra Locarno e il regista di Il pozzo e il pendolo risale almeno all’era di Marco Müller e per la precisione al 1999, quando il Festival dedicò una spettacolare retrospettiva a Corman e alla sua factory (ricordiamo con meraviglia una proiezione mattutina dei trailer che Corman realizzò per rendere appetibili ai palati non finissimi del circuito dei drive-in americani capolavori come Amarcord o I quattrocento colpi e ancora l’apparizione di un’inattesa ed elegantissima Mary Woronov). Corman aveva allora passato la settantina ed era già un “grande vecchio” del cinema americano. Oggi, che porta benissimo i suoi 90 anni, è stato presentato (con una certa enfasi) come una “leggenda vivente”. Una leggenda cui la platea ha tributato una lunga standing ovation e che ha risposto al suo chaperon con voce tenue ma fermissima e con un’ironia invidiabile.
A cominciare dal fatto che il film presentato ieri, è stato l’unico della sua enorme produzione a disattendere il celebre mantra di questo favoloso artigiano del cinema: «Never lose a dime». Nel 1962, invece, di dimes ne perse parecchi The intruder , (divenuto in Italia un incongruo L’odio esplode a Dallas, città che nel film non compare manco in cartolina...). Corman ha raccontato che quest’unico fallimento commerciale, giunto per il suo film più esplicitamente politico, ha direttamente influito sulla sua poetica e l’ha persuaso una volta per tutte a non privilegiare mai più il messaggio a scapito dell’entertainment. Dopo il flop iniziale, tuttavia, The intruder ha ricevuto una cospicua rivalutazione critica e la proiezione di ieri ha ribadito il suo valore.

Il film, in breve, racconta dell’arrivo a Caxton, una piccola cittadina del Sud, di Vittorio Fel... di Adam Cramer, giovane seminatore d’odio dall’eloquenza accattivante e dagli abiti candidi, che predica per conto della “Patrick Henry Society” il rifiuto della politica di de-segregazione. Ben presto però il popolo che lui stesso ha aizzato gli sfugge di mano e i redneck di Caxton rispolverano i cappucci del KKK, e trasformano la cittadina e persino la scuola dove i primi 10 studenti di colore sono ammessi alle lezioni, in una polveriera di croci infuocate, attentati e linciaggi.
La regia di Corman, i suoi tagli di luce, le inquadrature fortemente espressioniste, e un ritmo asciutto e incalzante (tanto da stupire per la sua modernità anche a distanza di mezzo secolo) compensano qualche didascalismo di troppo, ma a completare l’opera è un casting superbo, in cui ogni faccia ed ogni espressione (a partire da quelle, davvero lombrosiane, dei bifolchi e del possidente che li comanda a bacchetta) è esatta al millimetro. Su tutti spicca un giovane William Shatner, che nel 1966 avrebbe fatto il suo esordio sul ponte di comando dell’Enterprise, ma che qui interpreta un personaggio viscido e spregiudicato, la cui fondamentale ambiguità verrà rivelata, in un confronto magistrale, dal ’gigante buono’ Leo Gordon (qui sotto), uno di quei caratteristi dal volto indimenticabile di cui Corman fu scopritore attentissimo.

Roger Corman sarà omaggiato sulla Piazza Grande mercoledì sera, ma noi consigliamo caldamente di non perdere la proiezione di un altro dei suoi lavori principali, uno dei film che Corman derivò dall’opera di Poe e che videro il regista americano lavorare in team con il grande Vincent Price. L’appuntamento per vedere - o rivedere - il visionario e coloratissimo The Masque of the Red Death (1964) è mercoledì pomeriggio alle 14, all’ExRex.
Della nostra predilezione per questo splendido cinema, sede delle frequentatissime retrospettive del Festival, abbiamo già dato ampia testimonianza in passato, ma questo è l’ultimo anno per sperimentare cosa significa immergersi in un film seduti in una delle mitiche poltrone in pelle bianca. Con l’autunno inizieranno i lavori per trasformare l’ExRex in Grand Rex, un centro di proiezioni, dibattiti, lezioni e così via. Sarà una nuova, felice tappa nella vita di questo cinema carico di storia, ma ora non perdete l’occasione di viverlo nella decadente maestosità che ne ha fatto un punto cruciale di tanti gloriose edizioni del Festival locarnese.








pubblicato da t.lorini nella rubrica cinema il 8 agosto 2016