Trilogia della guerra, #2 - Carro armato, meglio conosciuta come "Il sacrificio di Isacco"

Danilo Soscia








Il primo elemento di questo trittico è apparso qui e qui.





Abramo preme la testa di Isacco sul ceppo. La pressa con il palmo aperto della mano, fino a quando il bambino lo chiama per nome e dice, Ti prego, un colpo solo. Allora Abramo lo scioglie dalla presa, e con il dorso della stessa mano gli accarezza lo zigomo, lo asciuga. L’ascia è levata e con un urlo precipita a vuoto nella voce di Dio. E Dio dice ad Abramo, Ascolta questa storia. C’è un carro armato nel deserto. Un M1 Abrams color panna i cui cingoli si stampano sulla sabbia, e la affinano in polvere più piccola. Nel vuoto spalancato tra le dune, quasi non si avverte il sibilo regolare del suo passaggio, e la canna liscia taglia il calore sordo che impregna ogni singolo granello. Visto da lontano pare ondeggiare. Affonda e poi risorge, impennando il muso simile a una bestia mite e smarrita. Ritornato in piano, L’M1 accelera il passo. Poi, all’orizzonte, ecco la sagoma nera di una persona. Il carro armato, invece di schivarla, inchioda sul niente. È una donna di mezza età, i capelli mossi e radi, due sacchetti di nylon pieni, uno per ciascuna mano. Una canottiera bianca, larga alle ascelle, che la copre fino alle ginocchia, seno magro, il volto lucido, quasi il grasso superstite si fosse estrinsecato per seccare al sole. Solleva il sacchetto della mano destra, come per salutare, o ringraziare del fatto che il carro armato abbia fermato la sua corsa per lei. In quanti siete lì dentro?, domanda la donna con voce corrotta. Nessuno risponde. Posa il sacchetto sinistro a terra e con la mano finalmente libera si afferra il ciuffo sulla fronte. Lo tira forte e i capelli le restano morti nel palmo. C’è una città a pochi chilometri da qui, dice la donna al carro armato. Se prosegui in questa direzione, te la troverai davanti fra meno di un’ora. Il carro armato parrebbe ripartire, ma la donna gli si para davanti, e il mezzo indugia, muggisce, affonda con il petto e rincula, facendo stridere il pignone principale e i cingoli. Non andare ora, ti prego, implora la donna.
Il carro armato avanza di mezzo metro, ma la donna si oppone ancora, e lancia contro la torretta uno dei sacchetti, senza riuscire a colpirla. Indumenti di lana appallottolati, una stuoia scucita, un telo da mare verde esplodono sulla sabbia. La donna si avventa contro il mezzo, rabbiosa. Si arrampica sulla parte anteriore e si inginocchia così all’altezza della botola del pilota. In quanti siete lì dentro?, domanda ancora una volta. E batte forte i palmi sulla copertura dell’Abrams, e poi li annusa, li assaggia. Fatemi entrare, per favore, così dice. E piange, senza disperazione, accorata, sconfitta. Dio si interrompe nel raccontare, e dice, Ora, rispondimi Abramo, quale scelta avresti preso tu, se fossi stato il pilota del carro armato? Avresti aperto la porta di casa tua per accogliere quella donna? Oppure l’avresti ignorata per giungere alla tua destinazione?
La bocca di Abramo è un corpo cavo. La voce non attraversa più la sua carne, e ogni cosa intorno è annegata nel silenzio. Le fronde celestiali dei cedri sono immobili e la sua mano ha smesso di tremare. Il vecchio guarda il figlio che ancora attende la lama sfilare intorno al collo. Isacco è gelido, la smorfia di disgusto gli deforma il volto. Poi, il battito di una palpebra del bambino sembra ridestare l’aria e il vuoto si riempie nuovamente di suono. Padre, dice Abramo, Io so come finisce questa storia. La botola del carro armato si apre, ma non ne fuoriesce nessuno. La donna si affaccia, e scorge solo un varco vischioso e buio. In quanti siete lì dentro?, domanda a voce bassa. Nessuno risponde. Si sdraia sull’M1 e osserva tendersi piano l’arco del sole, fino a quando è notte. Con il buio ha freddo, raccoglie dal sacchetto ancora integro una grande coperta intrecciata e la cala sulle gambe, sul ventre, fino alla barriera degli occhi. E infine si addormenta, senza sapere.
Dio pone le dita sul capo di Abramo. Non sai, figlio mio, che mentre la donna dorme il pilota del carro armato esce dalla botola, le bacia la fronte, le accarezza il dorso della mano e le dice con dolcezza, Hai saputo la notizia? Abramo ha tagliato la testa a suo figlio.
È a questo punto che Isacco storce il cranio verso il padre e gli urla, Papà, un colpo solo.






Danilo Soscia è autore di Condomino. Storie per 36 interni (Manni). Studioso di letteratura, ha curato In Cina. Il Grand Tour degli italiani verso il Centro del Mondo 1904-1999 (Ets). Suoi brani e racconti sono comparsi su Atelier, Cadillac, Piazzaemezza, e soprattutto sulla rivista Squadernauti presso cui ha pubblicato numerosi brani tratti dai due inediti I topi e Atlante delle meraviglie, al quale Trilogia della guerra appartiene. Avevamo già ospitato un suo racconto qui.




In alto: Tracey Emin: The Way you Saw it, 2015.








pubblicato da r.gerace nella rubrica racconti il 12 luglio 2016