Piccola lettera a Saviano

Carla Benedetti



Caro Roberto,

non è corretto che tante voci dai giornali ti invitino a prendere una decisione che spetta solo a te. E non ti scriverei questa lettera, se non fosse che vedo attorno tutta questa ansia di stringerti nella morsa di una sola scelta possibile. Ma è proprio vero che dopo le parole di Marina Berlusconi ti sia rimasta una sola cosa da fare?

Circolano tante semplificazioni in quel coro di voci che preme per farti cambiare editore, e anche un po’ di ipocrisia. Ci sono tanti interessi in gioco dietro a quel moralismo di facciata. Tra chi ti invita a lasciare Mondadori ci sono anche diversi editori. E tra di loro, persino qualcuno che a suo tempo rifiutò di pubblicare Gomorra, o perché non ne capiva l’importanza, o perché diffidava di ciò che scrivevi. E ora ti girano intorno come mosche.

Ma non è questa la ragione per cui ti scrivo. Voglio dire una cosa che molti fanno finta di ignorare in questo brutto "dibattito", semplificato ai minimi termini. Dicono che "pubblichi con Berlusconi".
Ma non è proprio così. Chi è davvero il tuo editore? Sono i capitali della Mondadori di cui Berlusconi si è impossessato? O sono le persone che lavorano da decenni nella casa editrice e ne fanno, ne continuano a fare, il catalogo? Tra queste ci sono anche gli editor e i redattori che hanno avuto l’intelligenza di capire la portata del tuo libro, il coraggio di pubblicarlo e di puntarci. Sono loro i tuoi editori. Chi ti chiede di lasciare la Mondadori identifica superficialmente (o ipocritamente) la casa editrice con il suo proprietario. Come se non succedesse spesso che direttori editoriali siano in conflitto con le posizioni della proprietà. Chi ti invita a non pubblicare più con Mondadori, di fatto ti chiede di non pubblicare più con i suoi editor, nonostante che il loro atteggiamento verso di te e i tuoi libri non sia mutato.

Ma c’è un altro punto, secondo me ancora più importante e delicato, che non si osa nemmeno sfiorare. Eppure si tratta della posta in gioco più alta per uno scrittore. Mi riferisco alla forza agente dei libri e delle idee. Gomorra ne ha avuta. E’ stato un miracolo che nel paese lacerato e imbarbarito di questi anni circolassero libri come il tuo e come quelli di qualche altro scrittore o giornalista.
Ed è una fortuna che, pur essendo un libro scomodo, abbia trovato accoglienza in una casa editrice grande e con potenti mezzi di diffusione, come lo sono la Mondadori o la Einaudi, riuscendo così a raggiungere un pubblico vasto di lettori, non solo quelli già conquistati. E anche di questo va dato merito ai tuoi editori. Che non sono Berlusconi.

Sembra invece che chi ti invita a lasciare la Mondadori non valuti appropriatamente la potenza di questo singolare canale di trasmissione e di contagio che chiamiamo cultura o letteratura.
Sia che prendiamo i Vangeli, sia che leggiamo le storie delle rivoluzioni, se ne ricava un unico insegnamento al riguardo. Per muovere le coscienze occorre diffondere le parole, usando all’occorrenza anche i veicoli del nemico, i suoi stessi altoparlanti. Usare la potenza economica di Berlusconi, quella stessa con cui reprime punti di vista alternativi, per far invece circolare un’altra verità è un’azione grande e lodevole. Ma questo sembrano averlo dimenticato coloro che ti rimproverano di pubblicare "presso di lui".

Sembra che non ci sia più il senso del "portare la contraddizione" nel campo avversario. Tu reggi il fatturato della casa editrice di proprietà di Berlusconi e parli contro di lui. E’ molto più dirompente questo di quantonon lo sia abbandonare la Mondadori per un editore politically correct. Ci sono momenti, come quello che stiamo vivendo, in cui è più efficace stare nell’occhio del ciclone. Restando alla Mondadori metti in contraddizione quel blocco di potere economico-mediatico che si è impossessato di editoria e televisioni, costringendolo a scegliere tra la censura e una fetta del suo fatturato.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica giornalismo e verità il 25 gennaio 2011