“Petrolio” di Pasolini, lo sguardo censurato sull’Italia dei misteri

Alessandro Mezzena Lona intervista Carla Benedetti



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Da Petrolio sono sparite pagine?

«Pasolini progettava di inserire nel libro tre discorsi di Eugenio Cefis. Li voleva mettere tra la prima e la seconda parte di Petrolio, in modo che il lettore potesse capire il suo progetto di smascherare i maneggi di quell’influente personaggio. Li teneva nella cartella del romanzo, ma non sono mai stati pubblicati».

Lo avete fatto voi...

«Solo così si può capire Petrolio. Pasolini vedeva in Cefis il simbolo della mutazione avvenuta nel Potere. E la sua convinzione, dirompente, scompaginava le idee a molti intellettuali e uomini della Sinistra, che facevano fatica a capirlo».

Uno di quei discorsi, in particolare, lo aveva sconvolto?

«Quello intitolato La mia patria si chiama multinazionale. Un discorso shock. Pasolini diceva che se la tv avesse diffuso l’intervento tenuto da Cefis all’Accademia militare di Modena nel 1972, l’Italia avrebbe capito».

Cioè?

«Pasolini era convinto che fosse stato Cefis il mandante dell’omicidio di Enrico Mattei, presidente dell’Eni. Proviamo a immaginare se, invece di uscire nel 1992, il romanzo fosse arrivato in libreria negli anni Settanta».

Avrebbe terremotato l’Italia?

«In quegli anni non si parlava di multinazionali. Parole così comparivano soltanto nei volantini delle Brigate Rosse. Pensiamo soltanto alla forza del pensiero di Zygmunt Bauman quando, nel 2012, ha messo in guardia sui pericoli della globalizzazione, dello strapotere delle banche, della criminalità che si fa Stato. Quella mutazione antropologica della classe dirigente, Pasolini l’aveva capita quarant’anni prima, Osservando Cefis, la sua scalata all’Eni e poi alla Montedison. Il nuovo potere finanziario era pronto a uccidere per realizzare il proprio disegno: non dimentichiamo che, dopo il delitto Mattei, c’era stata la sparizione e morte del giornalista Mauro De Mauro. Che lavorava a “L’Ora” di Palermo e si dice avesse raccolto elementi importanti proprio sull’attentato a Mattei».

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“Il Piccolo” di Trieste, 27 giugno 2016. L’intervista completa si trova qui.

Carla Benedetti, Giovanni Giovannetti, Frocio e basta, nuova edizione accresciuta, Effigie edizioni, 2016.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica appello Pasolini il 28 giugno 2016