Io sono europeo

Giovanni Giovannetti



L’esito del referendum britannico sull’uscita o meno dall’Europa a noi, ferventi europeisti, ci addolora. Ma è la traumatica conseguenza di una partita da sempre schiacciata sul totalitarismo economico e finanziario: l’Europa delle banche s’è mangiata quella disegnata dai padri fondatori in libri come il Manifesto di Ventotene: Europa dei popoli, senza più confini né guerre fratricide.
Nel giugno-luglio 2013 andammo a piedi da Mantova a Strasburgo per consegnare al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz un documento che avvertiva del pericolo, da tempo tangibile, indicando soluzioni. Lo ripropongo, tanto è drammaticamente attuale.


Siamo partiti il 1° giugno dalla città italiana di Mantova, dove sono conservati gli scheletri di due ragazzi preistorici strettamente abbracciati, per dire che l’Europa comincia prima, prima della sua terribile storia di guerre, stermini, Olocausto, perché il loro misterioso gesto d’amore può indicare una diversa possibilità per i popoli che abitano il nostro continente boreale.

Abbiamo camminato per un mese e otto giorni lungo un migliaio di chilometri, attraverso quattro Paesi (Italia, Svizzera, Germania, Francia). Abbiamo attraversato un gran numero di città e piccoli centri, campagne, risaie, montagne. Abbiamo costeggiato fiumi e laghi, ruscelli in piena, ghiacciai, ma anche lingue, dialetti. Abbiamo mangiato insieme e dormito insieme su piccole brande di ostelli, conventi, bunker antiatomici... il più delle volte sui nudi pavimenti.

Abbiamo dato vita per un po’ a una piccola repubblica nomade dove hanno potuto convivere le più diverse inclinazioni e opinioni, unite dalla tensione del cammino comune verso una meta lontana e un sogno condiviso.

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pubblicato da t.scarpa nella rubrica il Sogno dell’Europa il 24 giugno 2016