L’orco

Antonio Moresco



C’è una notizia, tra le tante apparse sui giornali nelle ultime settimane, che non se ne vuole andare dalla nostra mente e dal nostro cuore. È quella della bambina napoletana dallo straziante nome di Fortuna scaraventata e uccisa dall’orco violentatore.

È una notizia terribile e insostenibile. Ma, in questo caso, c’è anche un’altra cosa che sconvolge e commuove: ci sono i piccoli eroi bambini che scavalcano la viltà e la resa al male degli adulti e, in prima persona, sfidano, affrontano e smascherano l’orco.

Le fiabe, nella loro superiore e verticale verità, ci hanno sempre mostrato impavidamente la violenza e l’orrore cui sono sottoposti i bambini, come ad esempio in Cappuccetto rosso. Però, in questa fiaba, è l’adulto a salvare il bambino, è il cacciatore a uccidere il lupo e a liberare la bambina inghiottita tagliando la pancia dell’animale. Nella terribile vicenda di Fortuna il cacciatore non arriva, l’adulto è anzi complice del lupo, sono gli altri bambini ad avere il coraggio della verità e a non farsi pietrificare dal male. Però esistono anche fiabe dove sono i bambini a salvarsi da sé, con le loro briciole di pane o altri piccoli espedienti infantili.

Le fiabe sono spesso centrate sulla soverchiante presenza del dolore e del male nel mondo, e in particolare su quello patito dai bambini, il più intollerabile e abietto. Bambini divorati da lupi travestiti da nonne ma anche da genitori cannibali, cotti dentro pentoloni, pestati, abbandonati nel bosco dalla madre che attende di mangiarne il cuore, frustati anche dopo morti, bambine che muoiono accendendo uno dopo l’altro i fiammiferi nel gelo e nel buio del mondo, come nella fiaba della Piccola fiammiferaia, la piccola, visionaria santa patrona non solo dei bambini ma anche degli scrittori.

La fiaba, che nella sua radicalità e nel suo estremismo riesce a dirci le cose più nel profondo, che riesce a farci vedere cosa c’è sotto la punta dell’iceberg, ha spesso eletto il bambino a misura di questo dolore e di questo male. Anche la letteratura, soprattutto nell’Ottocento, ha fatto questo. I bambini di Dickens, la Cosette di Victor Hugo, la bambina che piange nella notte di Dostoevskij e che, da sola, rende inaccettabile l’ordine del mondo e le sue concettuali spiegazioni e rassicurazioni (“Però i bambini: come la mettiamo con i bambini?” insorge Ivan Karamazov “Se tutti devono soffrire per riscattare con le loro sofferenze l’armonia eterna, che cosa c’entrano i bambini? Non voglio l’armonia. Hanno stabilito un prezzo troppo alto per l’armonia.”). Nella letteratura dei secoli precedenti se ne parla meno, forse perché è nella cosiddetta modernità e nella sua sistematica e lineare follia che arriva al culmine questa profanazione, o forse perché è solo a questo punto che pensatori e scrittori riescono a percepirne l’inaccettabilità e lo scandalo. Persino all’interno dell’orrore assoluto della Shoah è la cattura e lo sterminio dei bambini – emblematizzato dalla figura di Anna Frank – a costituire la violazione più intollerabile e più lacerante. D’altronde lo stesso Gesù, in genere così pietoso, quando tocca questo argomento pronuncia le parole più terribili contenute nei Vangeli (“Meglio per loro legarsi una pietra al collo e gettarsi nel fiume”).

Anche la grande pittura è riuscita a esprimere questo orrore, quando non ha avuto paura e ha varcato la soglia dell’indicibile, come ha fatto in tarda età Goya dipingendo a fresco sulle pareti della sua casa l’immagine forse più tremenda e profetica di tutta la storia della pittura: Saturno che divora i propri figli. E’ ciò che sta succedendo anche alla nostra specie, che sta divorando persino i propri figli futuri distruggendo le loro stesse possibilità di vita su questo pianeta per la sua ingordigia e follia, che sta rendendo l’intera vita a immagine e somiglianza di questa follia e di questa morte.

Perciò questa notizia è così terribile: perché fotografa in modo impietoso e profondo lo stato attuale della nostra vita, personale e di specie.

Il mistero del dolore e del male è stato affrontato fin dall’inizio dai miti, dalle religioni e dalla filosofia. Ma a me pare che su questo scoglio si siano infrante tutte le spiegazioni e razionalizzazioni. Forse perché rimanevano sempre dentro lo stesso specchio e la stessa rappresentazione del mondo, forse perché per avere delle risposte diverse bisogna cominciare con il porsi delle domande diverse, bisogna uscire dalle gabbie concettuali dove abbiamo rinchiuso e imprigionato le nostre conoscenze e le nostre vite.

E allora, cosa ci dicono notizie come questa? Cosa stanno dicendo i piccoli eroi bambini agli adulti? Ci stanno dicendo: Voi ci avete ucciso dentro di noi, ma ci avete ucciso anche dentro di voi, voi avete un bambino morto dentro di voi, il bambino che eravate e che vi hanno detto che dovevate uccidere per poter continuare a vivere in un mondo simile. Non riuscite più nemmeno a salvarci e a salvarvi da soli. Siamo noi che dobbiamo salvarci e salvarvi. Siamo noi che dobbiamo uscire dalla nostra morte per riuscire a salvarci e a salvarvi dalla vostra morte.








pubblicato da a.moresco nella rubrica il dolore animale il 16 maggio 2016