Puttane a caramelle

Maria Cerino



Catrina ha i capelli lisci che le arrivano alla nuca. Sono bianchi, da dieci anni non li tinge più, è convinta che non serva.
Per questa ragione le altre di Rue Blondel la prendono in giro, trovano assurdo che su un corpo che trattiene ancora così bene la giovinezza possa stare quella parrucca bianca. Lei fa finta di non sentirle o al massimo agita la mano a volerle liquidare, poi riprende la sua posizione un po’ svogliata e fuma davanti al numero 21. È quello il suo posto, tra loro non è permesso cambiarlo perché –come raccontano – "E’ fondamentale quanto una scrivania in uno studio di avvocati". "La vecchia", la chiamano così Catrina che dovrebbe essere Chatrine ma sa troppo di attrice e non è il caso di darsi certe arie e poi "è esotico", ha il 21 da trentadue anni, profumata di Chanel N. 5 e senza nessun pappone.
Un ragazzo le passa accanto, di colore, alto, bello, gli sorride con un piccolo e insieme disarmato sorriso come per dire. Come per dire cosa? In realtà non c’è un granché da spiegarsi, sono settant’euro e nessuno dei due ha da lamentarsene. Quindi la "vecchia" spinge il portoncino mentre lo sconosciuto la segue.

La prima cosa che s’impara a Rue Blondel – la Parigi del secondo arrondissement , zona Les Halles – è che in realtà si è sconosciuti solo al primo passaggio, quando per quel certo imbarazzo tiri dritto e non le guardi neppure le puttane che sostano sui marciapiedi. La seconda volta ti hanno già riconosciuto e se non diventi cliente lì per lì, ripasserai ancora altre cento con la scusa della Pizzeria Rossi o della Boulangerie Bigot ma sempre finirai con una di loro, sicuro. Perché Rue Blondel esiste per questo, per il sesso a pagamento e mentre la strada principale con cui s’interseca, Rue Saint Denis, ancora lo camuffa tra un negozio di tessuti e un altro di abiti con vendita al dettaglio, Rue Blondel si sente a suo agio nel nomignolo di "Pigalle dei parigini".

In un paese, la Francia, dove la prostituzione è legale e in una strada, rue Blondel, dove si batte, la realtà più incomprensibile è proprio quella che si vede. Altrove, metti l’Italia per esempio, parlare di puttane chiama in causa la morale, i diritti civili, il valore del corpo, qui, invece, tutto si limita a una questione estetica. E non perché, casomai, estetico sia (prima che altro) il criterio di scelta del cliente; bensì estetica come lo era la scelta di certi personaggi femminili per Fellini. Le tette cascanti ed enormi tenute su da un reggiseno in vista; la matita del rossetto ben oltre il contorno delle labbra; i pancioni da nonne e gli occhiali da presbite con montatura pesante. Qui dove ogni perversione è regolamentata dalla legge sembra che non possa essere altra dalla gerontofilia. E mentre ti affanni a immaginare un amante vecchio che scopa una puttana sessantenne, il tempo che ci vuole, se qualcosa finisce e cosa si dicono prima e dopo e sicuramente durante e se c’è un rispetto particolare per una scommessa che riguarda entrambi come l’orgasmo, e pensi che magari non è poi così triste, anzi, quasi provi quel piacere che c’è in ogni consolazione per il futuro, compare da Boulevard de Sebastopol un nero ventenne e va da quella che fino a qualche secondo prima era una nonna con una storia particolare e adesso è una prostituée tra le altre, civettuola e sculettante.
Toglierà gli occhiali, posandoli sul comodino prima di spogliarsi? Si lascerà slacciare il corpetto pizzettato mostrando così quanto è poco compatta la pelle, permetterà alla cellulite, alle rughe, alle smagliature di venir fuori e mettersi tra lei e il cliente, tra il servizio appagante e l’amante? Queste donne hanno una qualche esigenza di sentirsi belle? Ha la dentiera? Si ribaltano gli interrogativi.

Mentre una delle dieci prostitute scese in strada, in orario di uscita dall’ufficio – il francese ha un’espressione precisa per gli adulteri, cinq à sept, dalle cinque alle sette dopo il lavoro ci si vede con l’amante – va in camera, le altre chiacchierano mentre non pochi signori di mezza età attraversano Blondel e neanche capita che si voltino a guardarle, nemmeno Ninì che è la più giovane di tutte e ha quarantacinque anni appena. Le vecchie puttane lo sanno bene che questi qui hanno altre preferenze, gli piace la carne fresca, e li chiamano, ammiccano, tirano su con le mani le tette, correndo il rischio di essere accusate di adescamento, uno dei pochi crimini, in Francia, legati alla prostituzione. Va te faire foutre, al massimo la risposta che ottengono, accompagnata da qualche ghigno di disgusto come se fosse un oltraggio il semplice pensare che uno di loro possa fermarsi e pagare. E non si fermano, no, proseguono sulla principale rue Saint Denis dove tra la piccola e deperita Monic che passe le giornate a chiudere cruciverba e Lalla dall’intimo rosso fuoco, ci sono le giovani ragazze di colore. Sono poche, in verità, di tardo pomeriggio ma aumentano la sera dopo le ventuno e restano in strada fino all’alba perché a differenza delle altre non sono in regola. Capita che di giorno lavorino in uno dei diversi sexy shop e si mettano ferme davanti alle vetrine o all’ingresso per attirare clientela, di solito non hanno più né meno di diciotto anni e, neanche a dirlo, sono bellissime.
Oppure escono solo dopo un certo orario in jeans e felpa, si fanno il trucco davanti a qualche superficie lucida o tenendosi a turno un piccolo specchietto da borsa davanti, e lavorano di notte quel poco che basta.

A Blondel non si sentono in competizione con le vicine giovani, magari perché sono vecchie o magari perché sono tutte bianche – con l’eccezione di un’asiatica. Forse perché pagano i contributi e hanno un sindacato che le tutela, lo STRASS. E l’hanno presa così sul serio la faccenda da manifestare finanche durante lo sciopero generale per la riforma delle pensioni, a fine ottobre. Angel, un donnone che sembra aver in prestito il corpo di un uomo accessoriato di seno e culo – ma non è un trans – con addosso una guepiere nera di vernice e un cappellone, le labbra rifatte e tanto trucco più tacco da venti centimetri (con poco sforzo di fantasia una così l’avrebbero chiamata con un soprannome del tipo "La bersagliera", in Italia, almeno a sud), fa: "L’aspetto migliore di versare i contributi allo Stato sta nel fatto che nessuno (i clienti prima della famiglia) tenta di redimerti".

Nel va et vien della Pigalle dei parigini c’è un gran vociare, le puttane sono ridarelle e non di rado si raccontano ciò che è successo durante l’ultimo lavoretto; un ragazzetto arabo si è nascosto in un portone per masturbarsi (a Blondel pure i portoni dei palazzi hanno accesso facile, basta spingerli invece che digitare il codice). Succede che qualche adolescente sfoghi da sé approfittando di un androne e tenendosi guardingo considerato che nello stesso palazzo abitano famiglie con figli piccoli, o donne sole. Le prostitute li lasciano entrare e fanno da palo all’esterno, generosamente. Nella strada il traffico umano è quello di sempre, ci sono diversi stranieri, turisti o uomini d’affari in trasferta, sono visibilmente disorientati, il più delle volte, non hanno l’espressione da quartiere a luci rosse o da Moulin Rouge; mi è capitato di parlare con alcuni e la domanda che mi hanno posto regolarmente, in maniera retorica è stata "Chi pagherebbe mai per andare con una puttana vecchia come queste?". Non è facile rispondere, così come non lo è fare a meno di sorridere alle vecchie signore, combattendo con l’impressione che una di loro – e neanche la più vecchia – prima o poi, possa avvicinarsi per regalare delle caramelle.








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica emergenza di specie il 23 gennaio 2011