Perché?

Antonio Moresco



Perché Giuseppe Bartolini, un artista così concentrato e che ha raggiunto una simile intensità e maestria, è così tagliato fuori e ignorato dal mondo dell’arte contemporanea, dove ogni trovata e ogni piccolo trucco vengono invece accolti e acclamati, vanno subito a far parte dell’effimero spirito del tempo, vengono contesi da galleristi e mercanti e introdotti nel circuito economico-finanziario autoreferenziale e moltiplicatorio che è ormai diventata la pittura e l’arte contemporanea?

Chiuso nel suo studio di fronte agli scheletri delle sue macchine, Giuseppe Bartolini continua a lavorare da anni con la pazienza di un maestro antico su materiali di tragica attualità e verità, scovati di persona ai bordi delle strade, nelle aree industriali dismesse, nei siti di demolizione e nelle discariche, “residui morti” che ci siamo lasciati alle spalle e abbiamo cancellato dai nostri occhi e dalla nostra mente e che qui invece vengono posti in primo piano e in piena luce, come un inizio e non come una fine. Che ci dicono tutto sul nostro tempo di specie e sulla nostra terminale e inconsapevole civiltà, molto di più di quanto ci comunicano invece le sue luminose parvenze morte. Che ci fanno vedere in un solo istante tutta la nostra vita e la nostra morte e dove, sotto lo sguardo disarmato e fedele del vero artista fronteggiatore, la vita e la morte, il silenzio e il grido, la pietà e la bellezza e la bellezza e il grido sono una cosa sola.

Le sue figure hanno nello stesso tempo la crudezza delle mani dipinte da Grűnewald ai piedi della croce e l’epifanica dolcezza delle bottiglie di Morandi, sempre uguali e sempre diverse. Si potrebbero vedere queste figure come quelle di un pittore iperrealista - americano, per esempio - ma sarebbe un grave errore, perché basta avvicinarsi a questi quadri per notare quanto sia sapiente ma elementare la pennellata e con quali semplici mezzi venga raggiunta una simile resa pittorica ed emotiva.

Eppure quasi tutti ignorano l’esistenza di questo irriducibile pittore sepolto. Non un articolo su di lui, una mostra che raccolga e renda visibile il lavoro dei suoi ultimi anni e la presenza nel nostro cinico e cieco Paese di questa dedizione e di una così grande bellezza strappata alla morte e al nulla.

Alcuni anni fa avevo avuto la fortuna di vedere dal vivo le opere di questo pittore, che avevo presentato a un’edizione della Biennale di Venezia con un breve scritto, di cui avevo pubblicato su questo sito la versione integrale.

Nei giorni scorsi, passando da Pisa, ho potuto ammirare nel suo studio alcuni dei suoi dipinti di questi ultimi anni e sono rimasto impressionato e commosso da alcuni di essi. L’inquadratura cinematografica stretta, l’eliminazione dello sfondo naturale e dell’ambientazione sostituiti ormai stabilmente dal bianco sudario del colore che assolutizza la figura e lo sguardo, l’irremovibile fedeltà a questo soggetto, la ripetizione che diventa amplificazione e radicalizzazione, rendono questi suoi ultimi quadri se possibile ancora più puri e assoluti.

Mentre ero nel suo studio, ho chiesto al pittore di fotografare alcuni di questi suoi ultimi dipinti. Lo ha fatto con una semplice macchina fotografica digitale, senza l’illuminazione giusta e strumenti più sofisticati.

Riproduco qui queste fotografie, anche se i colori sono molto meno belli e forti degli originali, anche se la tonalità non è identica, anche se la luce è molto meno radente. Ma è almeno un modo per condividere qualcosa di questo grande lavoro di visione e pensiero. E anche per condividere il mio stupore di fronte a questa incredibile cancellazione e a questo scandalo.








pubblicato da a.moresco nella rubrica arte il 14 aprile 2016