Gli ammazzatoi

Ivano Ferrari e Tiziano Scarpa



In questi giorni il videoreportage da un macello dei Pirenei ha suscitato fortissima impressione in Francia e nel mondo, discussioni nei media e reazioni governative.


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Dare alla bestia
più botte
di quante ne regga,
ghignare
quando si rende conto
che sta per morire,
dargli il disprezzo
di una abrasione da manico,
ricordargli che il padre
la madre
i genitori di entrambi;
i figli
i fratelli
la specie sua,
è nata
cresciuta e morta
per renderci più alti.

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Ho chiesto al vigile sanitario
se era possibile salvare
l’asino malato,
ho detto che mi capitava di rado
la pietà
ma lo stato della bestia
non avrebbe permesso stracotti.
Temendo il peggio
il vigile sanitario ha detto che lui
per tanta parte era d’accordo
ma l’asino
se avesse avuto la parola, suicidio! ………..............................……...... ………..............................……......


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Una farfalla gialla con righe nere
si posa sulla mano di chi sgozza
lui la sfiora con un soffio e lei via
verso altri modi di morire. ………..............................……...... ………..............................……......


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A qualche centinaio di metri
passata la forma fresca del prato
e dopo case dagli occhi spenti
si trova il cimitero degli umani
dove c’è carne che non sfama.

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Ivano Ferrari, da Macello (2004) e La morte moglie (2013), Collezione di poesia Einaudi.

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Vegetariani e animalisti sostengono che i carnivori ingeriscono veleno, perché la carne venduta in macelleria è impregnata dell’adrenalina amara che gli animali sprizzano in punto di morte, quando si rendono conto di essere spacciati, nelle orribili catene di smontaggio che li trasformano in cadaveri squartati. Ma è proprio quello che noi cerchiamo nelle bistecche, nei prosciutti, nelle cosce arrostite! Carne al gusto di paura. Impregnata di terrore, imbevuta di morte. Vogliamo gustare l’orgasmo dell’ultimo secondo di una vita. I macelli sono organizzati in quel modo proprio per far provare alle bestie il terrore dell’ultimo istante. Noi vogliamo cibarci di carne che sia stata cosciente della propria morte: vogliamo masticare carne che si è resa conto, in extremis, di essere mortale, carne umanizzata.

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Tiziano Scarpa, da “Il dolore animale”, n. 2 della rivista cartacea Il primo amore.

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pubblicato da t.scarpa nella rubrica il dolore animale il 3 aprile 2016