Le facce dei potenti

Tiziano Scarpa



Chi comanda nella nostra città? Se lo sono chiesto gli artisti di Venezia, nativi, forestieri e stranieri, che hanno ritratto i potenti locali.
Si chiude oggi a Venezia NeoDogi, una mostra a cura di Alberto Balletti e Vittorio Urbani, che mi hanno chiesto un testo da pubblicare in una riedizione della storica Gazzetta di Venezia, scaricabile qui.


Che faccia ha il potere? Questa mossa – è riduttivo chiamarla “mostra”: è un gesto filosofico e civile, che ci spinge a chiederci di che cosa è fatta la realtà, quali sono le forze che la muovono davvero, e che forma assumono – questa mossa dà molte risposte.

Prima di tutto, ci dice che il potere non ha una sola faccia, ne ha molte. Il censimento dei poteri è la prima cosa da fare. Chi comanda veramente nella nostra città?

La seconda risposta è: a Venezia i comandanti sono tutti maschi.

E poi, guardando questi ritratti, una delle cose che salta agli occhi è che in gran parte non sono satirici, non vogliono esserlo. Per vari motivi, credo. Uno è che il potere non è necessariamente maligno: esiste anche il potere di fare cose buone. Un altro è che l’imparzialità con cui sono ritratte queste persone è ancora più polemica della deformazione sarcastica: sarà veramente in grado, quest’uomo così normale, di governare situazioni più grandi di lui? Anche per ciò, forse, alcuni artisti sembrano avere preso le misure di queste teste, con griglie, schemi geometrici, sfondi pittorici invadenti, simboli di aziende e istituzioni che li circondano e sovrastano, come un gravame incombente, un’aureola, un groppo o uno sciame troppo complesso per un solo essere umano.

Ma il fatto stesso di inserire qualcuno in una lista di potenti è un atto critico. Immagino che alcune delle persone qui effigiate proveranno un certo fastidio, non tanto per come sono state raffigurate, ma per il semplice fatto di essere incluse qui. I potenti, se sono veramente tali, non amano mettersi in mostra. Forse anche per questo la maggioranza degli artisti li ha ritratti con lo sguardo sfuggente, obliquo, che non fissa negli occhi lo spettatore.

Esistono dunque due tipi di potere: quello che deriva dalla faccia, che ha bisogno di farsi vedere sui media per ricavarne ammirazione, simpatia, fiducia incondizionata, e il potere che preferisce agire senza essere riconosciuto. Il potere senza faccia. Ecco allora un’altra risposta, la più problematica (infatti è una domanda): ma il potere ha veramente una faccia? Non vediamo oggi in azione, piuttosto, dei meccanismi ciechi, finanziari, economici, produttivi, che rotolano su una strada liscia e senza attriti? Una strada in discesa che per alcuni è il segno della salute del sistema, della sua mirabile efficienza, e, per altri, è la china che presto finirà in un precipizio.

Gli artisti in mostra: Alice Andreoli, Alberto Balletti, Qedim Bacci, Chiara Bettoncelli, Alice Biondin, Ana Brumat, Maddalena Checchin, Geng Zhong Qi, Gabriele Grones, Lavinia Longhetto, Chiara Mantello, Sabrina Mocellin, Giacomo Modolo, Jacopo Pagin, Gianluca Rossitto, Gabriele Salvo Buzzanca, Thomas Santelia, Lisa Stefani, Caterina Tomaello Salvi, Marco Trentin, Giulia Vecchiato, Giuseppe Vigolo, Wang Jue, Nicola Zolin.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica arte il 28 marzo 2016