Oracoli che sbagliano

Carla Benedetti e Maurizio Bettini



C’è qualcosa nelle antiche civiltà greca e romana che ancora può avere un valore per noi uomini e donne di oggi, che abbiamo visto crollare gran parte delle illusioni della modernità, e ci muoviamo spaesati verso un futuro incerto e angoscioso?

Dall’introduzione di Carla Benedetti

Nell’autunno del 2013, Maurizio Bettini e io eravamo entrambi all’Università di Berkeley in California. Ci siamo scambiati dei libri e nelle pause degli impegni accademici abbiamo iniziato a parlare, liberamente e animatamente, di tanti aspetti del nostro mondo, culturali, sociali, religiosi. La diversità dei nostri campi di ricerca – lui studioso del mondo antico, io di quello moderno – invece di allontanarci ci ha al contrario spinti a confrontarci e a porci l’un l’altra delle domande. Ci interessava in particolar modo la possibilità di guardare al mondo odierno dall’ottica degli antichi, guadagnando su di esso una prospettiva insolita e straniante. A un certo punto ho proposto a Bettini di incidere qualcosa delle nostre conversazioni. Lui ha accettato e per tre mattinate, davanti a un registratore, nel campus dell’università, sotto la forte luce californiana, ha avuto luogo questo dialogo.

Si sono messi a confronto i sondaggi e gli oracoli; la psicoanalisi e l’onirocritica antica, con i loro due modi opposti di intendere i sogni; la dea romana della depressione con il nostro modo di considerare e curare il disturbo psichico; la pluralità degli dei antichi di contro al dio esclusivo dei nostri monoteismi, causa di conflitti religiosi che gli antichi non conoscevano. Si è parlato della metamorfosi, che noi abbiamo confinato nella fantasia ma che gli antichi ritenevano possibile, della loro visione più fluida e aperta dell’essere umano, a cui noi invece attribuiamo una natura fissa e immutabile. E dell’onore, degli enigmi, dell’immaginazione vegetale che gli antichi avevano della vita, del loro rapporto non strumentale con gli animali, di come facessero a meno del nostro concetto di identità, personale, etnica o religiosa… forme mentali e culturali che l’evoluzione moderna ha scartato ritenendole “superate”, ma che ancora ci parlano, ci aprono a prospettive inattese e benefiche, e forse persino potrebbero aiutarci a correggere certi errori che si annidano nei nostri modi di pensare e di agire, certamente più “evoluti” di quelli degli antichi, ma anche più irrigiditi e astratti.

Qui la pagina di Effigie dedicata al libro.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica annunci il 4 marzo 2016