Mal di fuoco

Jonny Costantino



Nicola Samorì per Mal di fuoco

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Scrivo come si scava: con tutto il corpo.

Scrivo con tutto il corpo: come si ama.

Scrivo per potenziarmi. È necessario: la natura mi ha dato un polso sottile. Scrivo per avere ferma la mano, dure le nocche, tenero il palmo. Scrivo per difendermi e contrattaccare. Devo scrivere per non soggiacere alla legge di tutti che intima di guardare senza vedere e ascoltare senza sentire. Grugnire e strisciando ringhiare.

Certe teste, diceva il vecchio, le apri soltanto col machete.

Scrivo perché dentro la scrittura concepisco l’estremo che mi ha stroncato e formato come il fulmine colpisce e trasforma la corteccia. Il fulmine che sfregia e rende unico il tronco che non uccide. Scrivo perché solo dentro la concezione e il concepimento della scrittura posso nominare l’estremo. Nominandolo lo affronto. Affrontandolo infinisco me stessa. Me creatura vivente e morente. Infinisco me e il mio furore infierendo contro di me: mi faccio a brandelli e mi ricompongo nel fuoco della parola. All’infinito.

All’infinito mi coniugo: mi scrivo.

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Informazioni sul sito di Effigie.








pubblicato da j.costantino nella rubrica libri il 3 marzo 2016