Ancora su Battisti

Sergio Nelli



Su Battisti mi pare debole in sé e anche nella nostra contingenza storica stare a fare distinguo su assoluto e relativo. E parlo di una posizione, quella espressa qui da Antonio Moresco, che mi pare argomentata nel modo più convincente, coraggioso e sincero e che rappresenta comunque un importante passo. Io non sono né colpevolista né innocentista. Ho letto alcune cose di Battisti, la sua presa di distanza da quei fatti luttuosi, la dichiarazione d’innocenza rispetto agli omicidi, l’esternazione della pietà nei confronti dei parenti delle vittime con l’evocazione dell’evento più traumatico, al quale Battisti si è sempre dichiarato totalmente estraneo, che fu il proiettile che arrivò al piccolo Torregiani durante l’agguato punitivo, un incidente provocato tra l’altro da un colpo di pistola scappato al padre. So come tutti che la sua presunta colpevolezza si basa sulla testimonianza di un pentito poco attendibile. Credo certamente che sia un altro uomo rispetto a quello che si muoveva coi Pac in una militanza peraltro di brevissima durata, e so che si parla di una vita che ha già pagato in qualche modo con l’esilio Ma, a fronte di tutto ciò, resta primario un principio di giustizia che vuole l’eguaglianza di tutti di fronte alla legge. La questione del capro espiatorio è certamente comprensibile. "Non vogliono giustizia, scrive qui Carla Benedetti, solo un capro espiatorio. Non vogliono la verità ma sollevare polvere e aizzare gli animi già feriti. Non vogliono ricostruire il paese, ma nascondere e nascondersi dietro a una finta battaglia ricompattatrice." E’ vero, eppure non può essere questa l’ultima parola che diciamo. Cioè ancora una volta un discorso sull’anomalia italiana. Non è infatti possibile evadere dal nodo di quelle vite offese che chiedono il ristabilimento di un equilibrio provocato da una violenza immedicabile. Così mentre su Berlusconi e sull’Italia incombe da tempo (e poco dopo Tangentopoli) una temperie sul rapporto tra politica e affari (sporchi), tra affari (sporchi), ragione economica e ragione politica, mentre insomma il giustificazionismo storico passa nelle mani di managers, amministratori, industriali, finanzieri ecc., mi sembra che si debba prendere ancora più decisamente la strada di una responsabilità mai pensabile come qualcosa di esteriore, in questo e in ogni altro caso. Quando qualcuno commette un crimine non può scaricarne la colpa sulla causa, sulla lotta politica, o sull’ inferno economico-affaristico. Battisti ha riconosciuto questo principio più volte. Ha anche detto che il suo lungo silenzio, dettato da strategie di difesa e dalla volontà di non danneggiare tutti i rifugiati politici, è stato "suicida". Può fare un passo ulteriore, oppure può scappare senza bisogno di firme, per sfiducia nella giustizia italiana. Gli altri idem. Ma a tutti non si può credere sulla parola, non è giusto. C’è molta gente con le mani macchiate che non deve più avere sconti perché si mette sullo sfondo di qualcosa.








pubblicato da s.nelli nella rubrica democrazia il 22 gennaio 2011