L’economia e il cosmo

di Carla Benedetti



Due notizie squarciano le prime pagine dei giornali di oggi. La prova dell’esistenza delle onde gravitazionali e il crollo delle borse. Fa un certo effetto vederle l’una accanto all’altra, oppure sentirle l’una dopo l’altra nei programmi di news. Perché è enorme l’attrito che si crea tra queste due informazioni, casualmente ravvicinate dai capricci della cronaca. Da un lato i tempi lunghissimi del cosmo, dall’altro i tempi cortissimi delle oscillazioni di borsa. I due fatti non sono commensurabili. Tra di essi non c’è alcuna scala comune.

La notizia delle borse che calano a picco ci arriva anche assieme ad altre notizie tragiche di questi giorni: la guerra in Siria, i profughi, le ondate migratorie, l’uccisione di Giulio Regeni al Cairo. Ma tra queste non si crea lo stesso attrito, perché nel bene come nel male fanno tutte parte della stessa storia. Invece la scoperta dell’onda gravitazionale ci apre un altro frame, dove tutto ciò che accade oggi nel nostro mondo viene di colpo a acquistare un altro significato, un altro respiro.

Un miliardo e trecento milioni di anni luce fa due buchi neri sono precipitati l’uno nell’altro, fondendosi, dopo aver orbitato a lungo l’uno attorno all’altro. L’energia che ne è sprigionata ha provocato un’onda gravitazionale che è arrivata oggi fino a noi. Per misurarla ci sono voluti cento anni dal momento in cui Einstein ne ha ipotizzato l’esistenza. Le onde finanziarie invece, che si propagano dalla borsa di Tokyo, dai mercati asiatici, o da altri punti dell’economia del pianeta, vengono misurate febbrilmente ogni giorno, ogni ora, addirittura ogni minuto, in certi casi. Che cosa sono allora i crolli della borsa, i tassi negativi e la deflazione nel quadro che viene di colpo spalancato da quel miliardo di anni luce da cui ci arriva oggi l’onda captata dagli osservatori di Lingston e Handford (USA) e dall’osservatorio Virgo di Cascina?

Da un lato i grandi misteri dell’Universo, dall’altro i piccoli e ripetitivi “misteri” dell’economia.

Dico “misteri dell’economia” perché le ragioni per cui le borse crollano non sono più chiare al lettore medio di quanto non lo sia la teoria della relatività di Einstein. Anzi di quest’ultima troviamo in rete documenti preziosi che spiegano l’importanza della scoperta odierna. Non è poi così difficile capire come mai lo spazio-tempo si distenda e si restringa. Invece è arduo per chi non è del settore capire come mai i valori volatili dei titoli oscillino e precipitino. Per lo meno a me non è chiaro (forse anche perché il mondo della borsa, un mondo rimpicciolito e buio, non mi attrae, mentre l’altro, vertiginosamente più vasto, mi ha sempre affascinata).

Ma mentre il mistero del cosmo ci spinge positivamente alla ricerca, consapevoli della grande quantità di cose che ancora ignoriamo (dell’Universo conosciamo solo un misero 5% – dicono gli scienziati), i misteri della finanza non producono alcuna sete di conoscenza o di invenzione. Vengono accettati come una scatola nera insondabile, di cui ci interessano solo i comportamenti esterni. Gli indici di borsa, il valore dello spread, i tassi sono per noi come i responsi di un oracolo. Cerchiamo di interpretarli a nostro favore (magari per correre ai ripari se abbiamo investito dei risparmi). Ma il loro funzionamento interno non è in questione, non è visibile, soprattutto non ci sembra modificabile in alcun modo.

Che valore può avere per noi, uomini del XXI secolo, quel debole segnale che ci arriva da tanto lontano nello spaziotempo? Ci fa percepire quanto sia corta e fragile la nostra storia su questo pianeta, e quanto sia ristretta la visione che ce ne offre l’economia, con il suo occhio puntato su di un aspetto molto astratto della vita: se già il denaro è astratto, la speculazione finanziaria lo è ancora di più. L’apparente concretezza dei dati economici e dei numeri nasconde la semplificazione che occorre fare del mondo per poterlo poi leggere in base a quegli unici parametri.

Gli antichi, sia pure con le loro conoscenze parziali dell’universo, avevano una percezione differente e meno astratta del nostro essere nel cosmo. E così le tante civiltà distrutte dal colonialismo in molte parti del mondo. Invece la modernità occidentale, nei suoi saperi storici, economici e estetici, ha messo in secondo piano quel senso di appartenenza a un sistema cosmico complesso.

E’ chiaro che l’economia è importante, se non altro per le terribili conseguenze che ha su milioni di vite. Ma non può diventare l’unico parametro di spiegazione e di comprensione della realtà del nostro tempo – e persino l’unica dimensione in cui si muove l’opposizione politica – come di fatto è successo. E’ altrettanto importante avere la percezione della nostra reale e strabiliante condizione di esistenza su questa piccola scheggia rotante chiamata Terra, che ha avuto origine da esplosioni stellari, e che noi oggi stiamo rendendo sempre più inabitabile per l’uomo, tanto che le prossime generazioni sono già condannate a un’agonia certa. Un genocidio anticipato che si sta compiendo sulle vite future. Il crimine più atroce.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica emergenza di specie il 13 febbraio 2016