Il potere e lo snobismo

Tiziano Scarpa



Ci sono un po’ di imprecisioni in un ritratto che lo scrittore Luca Ricci mi ha dedicato di recente. Non è il caso che mi metta a correggerle. Vorrei soltanto fare un commento a una frase di questo paragrafo del suo articolo:

Tiziano Scarpa, come molti che l’hanno vinto, soffre dello Strega blues, scrive solo prefazioni o fascette promozionali ai libri degli altri, didascalie per libri di foto, pezzettini per riviste engagé-chic, collabora con marchi indipendenti come suprema forma di potere e snobismo, si è imbolsito e imborghesito (se c’è differenza).

La frase è: “collabora con marchi indipendenti come suprema forma di potere e snobismo”.

Per la verità con i marchi indipendenti (cioè proprio Il primo amore, il sito che state leggendo) non “collaboro”: ne faccio parte. Li ho fondati, curati e fatti crescere, insieme ad amici scrittori, studiosi e artisti che ammiro. Prima, dal 2001, per quattro anni, Scrivere sul fronte occidentale e Nazione indiana; poi Il primo amore, dal 2005 a oggi (a fine gennaio compiremo dieci anni dal nostro esordio in rete).

In questo decennio, oltre a convegni, cammini collettivi di migliaia di chilometri e varie altre imprese, Il primo amore ha dato vita a una rivista cartacea (nove numeri, più l’ultimo che chiude la serie, ancora inedito; oltre millecinquecento pagine; in cui ce ne sono non poche scritte da me) e a una collana di libri, i Fiammiferi. Ho continuato anche dal 2009 in poi a impegnarmi nel Primo amore, esattamente come facevo prima che il mio romanzo Stabat Mater vincesse il Premio Strega, con una quantità di interventi in rete, opere su carta e iniziative dal vivo.

Tra le novità più rilevanti degli ultimi anni, oltre a organizzare cammini collettivi e dimostrativi aperti a tutti, Il primo amore ha deciso di chiudere la rivista cartacea e avviare la serie di volumetti dei Fiammiferi.
La forma-rivista cartacea, almeno per le nostre forze editoriali ed economiche, era meno scattante, per vari motivi: troppo tempo passava dal momento dell’ideazione alla raccolta dei contributi alla stampa alla distribuzione, per di più difficoltosissima. I singoli volumetti dei Fiammiferi sono più agili, più tempestivi, un po’ meno improbi da distribuire.

Ho investito parecchio tempo nello studio e nella scrittura di Come ho preso lo scolo. Ci tengo tanto a quei saggi. Allora perché li ho pubblicati nei Fiammiferi del Primo amore, invece di cercare un editore più grande?
Almeno per due motivi:

1. Perché Il primo amore è una parte di me, e io sono una parte di Il primo amore.

2. Perché se si chiede ad altri autori e autrici di pubblicare un volumetto per una collanina di un piccolo editore, bisogna dare il buon esempio. Bisogna mostrare con i fatti che ci si tiene davvero, a quella collana, e che ci si tiene al punto da pubblicarci non solo le cose degli altri, rischiando di mandarle allo sbaraglio, ma anche i propri scritti, tanto più quelli inediti, che (credo) avrebbero potuto trovare un editore più grande.

Lo dico con tranquillità, senza polemizzare.
A me non pare che tutto ciò sia una “suprema forma di potere e snobismo”, ma evidentemente, se qualcuno lo ha scritto, questa è l’impressione che ho dato, e dovrò farmi delle domande.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica giornalismo e verità il 17 gennaio 2016