Capro espiatorio

Carla Benedetti



Tutti i partiti in coro, tutti uniti, gli stessi che litigano sempre, oggi chiedono compatti l’estradizione di Cesare Battisti rifugiato in Brasile. Tutti col cuore in mano e un’unica voce a chiedere al Parlamento Europeo di votare un’apposita mozione.

Tutti rivogliono indietro quel colpevole. Un piccolo colpevole, condannato tanti anni fa alla pena di 12 anni di galera, poi commutatagli in contumacia in due ergastoli. Perché tanta energia in una simile battuta di caccia? Per nessuno dei responsabili delle stragi di quegli anni, né per gli esecutori accertati e ancor meno per i mandanti (sempre coperti) si è mai mosso niente di simile. Neanche un millesimo di quel vigore e di quella unanimità è mai stato speso per far luce sui tanti omicidi ancora impuniti di cui è punteggiata la storia del nostro paese negli ultimi 50 anni. Invece quel colpevole lo vogliono tutti. Un piccolo colpevole, ma un grande capro espiatorio. Non vogliono giustizia, solo un capro espiatorio. Non vogliono la verità ma sollevare polvere e aizzare gli animi già feriti. Non vogliono ricostruire il paese, ma nascondere e nascondersi dietro a una finta battaglia ricompattatrice.

Tra questi tutti compatti decisi a riacciuffare il capro espiatorio c’è anche quell’assessore veneto che ha avuto la bella idea di far togliere dalle biblioteche venete i libri degli autori che anni fa firmarono un appello in favore del capro espiatorio. Tra quelli c’ero anch’io. E ancora ci sono.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica democrazia il 21 gennaio 2011