Deviazione

Tiziano Scarpa



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………...[scritto fra parentesi, in un angolino, senza pretese] ………..............................……......

(forse un giorno mi vergognerò di quello che ho provato ieri)

(mi renderò conto una volta di più che io sono solo la deriva di una conseguenza di una propaggine di un meccanismo)

(un meccanismo talmente potente da riuscire a spostare eserciti da un continente all’altro, produrre oggetti in milioni di copie e offrirli sulle vetrine di tutte le città e le bancarelle di tutti i mercatini, innalzare esseri umani in un’iconostasi planetaria venerata)

(talmente immane e minuzioso da provocare nelle persone, me compreso, reazioni sentimentali precise, ideate a distanza e programmabili alla perfezione)

(forse queste parole non le sto scrivendo io, ma il meccanismo)

(ma ieri quel meccanismo, per fasullo o totalitario che sia, mi ha suscitato un sentimento nuovo)

(ieri mi sono reso conto, da come la notizia mi ha spiazzato, che non avevo considerato che quell’uomo potesse morire)

(me l’ero come scordato)

(che potesse invecchiare, quello sì, l’avevo messo in conto)

(ma che potesse morire, no)

(me l’ero dimenticato)

(fino al giorno prima della sua morte, se vedevo la sua faccia su uno schermo, cercavo di rintracciare le vestigia della sua giovinezza)

(cercavo di capire se lui volesse restare aggrappato a quelle vestigia o le avesse oltrepassate senza rammarico)

(seguivo il progressivo rinsecchimento della cute, la dilatazione dei pori. Lo seguivo senza rendermene conto, ci facevo caso senza farci caso)

(lui era un io che aveva cavalcato la sua giovinezza, immersa in una carne gloriosa, cannoneggiata dai fari sul palco, trafitta dalla luce degli schermi retroilluminati, trasformata e trascesa in puro corpo di luce al cinema)

(come reagisce, un io rimasto intatto, dentro un corpo che invecchia? Si sente in trappola?)

(ormai sembra essere l’unico test della dignità: come reagiscono le persone al loro invecchiamento. Soprattutto quelle che hanno cavalcato la loro giovinezza)

(e invece era solo una distrazione)

(durante i lavori in corso, la morte mette una barriera a strisce bianche e rosse, e un cartello con la scritta: deviazione, e una freccia che indica il percorso alternativo: vecchiaia)

(con la sua interessante vecchiaia, quell’uomo – sì, perché, in fin dei conti, era solo un uomo – era riuscito a farmi deviare dalla morte)

(e siccome lui era la punta di diamante del meccanismo, la sua avanguardia, ora chiedo al meccanismo: è questo che vuoi da me? Che io mi attardi con il mio sguardo pettegolo sulle rughe, sul colore dei capelli, sulla freschezza della pelle?)

(vuoi deviarmi dai tuoi lavori in corso?)

(che io mi scordi della morte? È questo che vuoi da me?)








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 12 gennaio 2016