L’Aquila, ore 3.32

Alessandro Chiappanuvoli Gioia



Sconcertante. È sconcertante la reazione del mondo scientifico alla sentenza aquilana di condanna a sei anni dei componenti la Commissione grandi rischi, colpevoli non tanto di non saper «prevedere» terremoti non prevedibili quanto di aver avallato l’«operazione mediatica» della banda Bertolaso – molto politica e poco scientifica – volta a “tranquillizzare” la popolazione sul divenire dello sciame sismico (se un terremoto non è prevedibile, allora perché hanno indotto gli aquilani a restarsene serenamente a casa loro?).
Sconcertante l’editoriale di Stefano Rodotà su “Repubblica” il giorno dopo la sentenza, là dove lo stimato professore parla di «processo alla scienza» e non agli scienziati di corte o cortile coinvolti in un così drammatico episodio di sciatto mignottismo baronale (altro che Ruby…). Altrettanto sconcertante Sergio Rizzo che, sul “Corriere della Sera”, verbalizza la «delegittimazione» della scienza e non degli scienziati vassalli del monarca “utilizzatore finale”, per lungo tempo ai vertici della Protezione civile, lo stesso che elargiva loro quattrini e prestigio (Enzo Boschi, vulcanologo: «Era Bertolaso a comandare, 
ci chiese di non creare allarmi»).
Sconcertante che tutto questo avvenga dopo aver gettato una frettolosa occhiata tra le 500 pagine della requisitoria del pm Fabio Picuti, senza conoscere le motivazioni del giudice unico Marco Billi.
In quel drammatico 2009, in Abruzzo lo sciame sismico perdurava da mesi, la popolazione era in allarme. Conversando al telefono con l’assessore abruzzese alla Protezione civile Daniela Stati, il 30 marzo – sette giorni prima del terremoto – Guido Bertolaso la sollecita a «zittire qualsiasi imbecille» e a placare illazioni e comunicazioni: «Domani vengono a L’Aquila i luminari del terremoto in Italia … è più una operazione mediatica che altro … Loro che sono i massimi esperti di terremoto diranno … è una situazione normale … sono fenomeni che si verificano … cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà la scossa che fa male … non è perché siamo spaventati e preoccupati … vogliamo tranquillizzare la gente … e facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia». Il 6 aprile 2009 a L’Aquila 309 esseri umani sono morti; 1.500 i feriti.
Alessandro Chiappanuvoli Gioia è un giovane scrittore aquilano. Suo è il testo che di seguito proponiamo. (G. G.)


La Scienza Idraulica e la Commissione grandi rischi

Quadro analitico semplificato. Un tempo gli scienziati li grattavano via squagliati dalla pavimentazione delle piazze cittadine. Un tempo era difficile fare scienziato, si rischiava la vita in nome della verità oggettiva. I giochi di potere si mescolavano al sangue. Da qualche secolo il fumo nelle piazze si è diradato. La Scienza è stata liberata dalle catene del Dogma, il suo valore non è più stato messo in discussione. Oggi, che la Scienza non è più in discussione, il dibattito si è spostato sull’uso che l’uomo fa della Scienza, quanto e come va utilizzata. L’Aquila, 22 ottobre 2012. Il giudice Billi nel processo alla Commissione grandi rischi ha condannato in primo grado a sei anni tutti gli imputati: Barberi Franco, Boschi Enzo, Calvi Michele, De Bernardinis Bernardo, Dolce Mauro, Servaggi Giulio; i capi d’accusa: concorso di reato in omicidio colposo (art. 113 c.p.), omicidio colposo (art. 589 c.p.) e lesioni personali colpose (art. 590 c.p.). Quest’oggi, 23 ottobre. Sulle pagine di tutti i quotidiani italiani, vediamo spuntare e riaccendersi in tutta la sua virulenza, a cause di parole tanto incendiarie quanto inopportune, il vecchio fuoco del dibattito sulla legittimità della Scienza. «Condannati perché non hanno previsto il terremoto!», i grandi titoloni in prima pagina. In fondo c’era da aspettarselo. Vale la pena ribadire, però, che il processo alla Commissione grandi rischi non è un processo alla scienza, non c’è nessuno scienziato da ardere, quella fase storica l’abbiamo passare centinaia di anni fa. La sentenza, in realtà, è l’atto conclusivo di un processo alle persone che fanno uso “della” Scienza, alla responsabilità che hanno le persone che lavorano “nel” mondo scientifico. Non tutti, giornalisti in primis, pare abbiano capito la sostanziale differenza. Esempio banalmente iperbolico. Facciate conto di avere degli strani rumori provenienti dalle tubature di casa vostra. Sono già diversi giorni e con l’andare del tempo i rumori sono aumentati. Che fate? Di solito, si chiama un esperto, si chiama un idraulico. Il tecnico viene a casa vostra, controlla la caldaia, l’impianto idraulico, le tubature, per quanto possibile, e i rubinetti e i sifoni. Vi chiede quanto è vecchio l’impianto e se avete mai avuto problemi del genere. Se viene a capo di un guasto nel sistema, lo aggiusta, voi pagate e il problema è risolto. Così avviene di solito.
Facciamo un altro esempio. Avete sempre quel rumore all’impianto. Quando arriva l’idraulico, questi si mette a sedere al tavolo in cucina. Non tira fuori gli attrezzi, non vi chiede quanto è vecchio l’impianto, non ha intenzione di parlare con il capo condomino. Vi chiede solo se avete mai avuto problemi in passato, voi gli dite di no, voi nessun problema, ma vi pare di ricordare che ai vecchi proprietari una volta si fosse allagata tutta la casa. L’idraulico si accende una sigaretta e vi dice che prima di tutto dovete stare tranquilli, che è normale che le tubature possano fare rumore, che il rumore non significa che possa verificarsi un danno più grave. Vi dice che non è prevedibile un danno più grave. Ammette che i rumori sì, possono essere preoccupanti ma, data la zona in cui si trova la vostra casa, è normale. Le case nella vostra zona sono soggette a problemi del genere, bisogna saperci convivere. Si alza e fa per andarsene, ma sull’uscio, mettendovi in mano la sola fattura e nessun un pezzo di carta che attesta la resistenza dell’impianto, vi dice: «non vi preoccupate, per qualsiasi cosa sappiate che io accorrerò in cinque minuti». Dopo una settimana, all’improvviso nel cuore della notte, scoppia un tubo, la perdita da subito è imponente. Voi vi svegliate, correte a mettere in salvo i vostri figli, poi passate ad alzare da terra tutti gli oggetti di valore, poi quelli senza valore ma ai quali tenete. Chiamate di corsa l’idraulico in questione, che vi dice che sta arrivando a salvarvi. Voi istintivamente lo mandate al diavolo ma ormai il danno è fatto, che almeno venga a ripararlo. A quel punto, fate mente locale, l’acqua fredda fino alle ginocchia e l’adrenalina non vi hanno permesso subito di realizzare, è la vostra bambina che ve lo fa notare scoppiando in lacrime tra mille singhiozzi, è lì che galleggia a pancia in su dentro la sua gabbietta, il criceto è morto annegato. Cosa provereste? Cosa vi passerebbe per la mente? Vorreste giustizia? Se non altro per le lacrime della vostra bambina.
Ecco, quello che voglio dire è che per uno spiacevole incidente come questo non è che smettereste di credere alla scienza idraulica. Non mettereste in discussione la meccanica dei liquidi dalla Mesopotamia ai giorni nostri. Di certo sareste furibondi con “quell’idraulico”. Forse vorreste persino trascinarlo in tribunale, ma non bruciare vivi tutti gli idraulici onesti del pianeta. «Uno così non può fare questo mestiere», potreste pensare, «uno così va fermato!».
Ora. Al posto dell’appartamento mettete una città, al posto dell’idraulico una commissione di persone, al posto del criceto mettete 309 esseri umani deceduti e circa 1.500 esseri umani feriti, al posto dell’acqua le lacrime di 70.000 persone, al posto della scienza mettete i sei imputati, forse così capirete perché la condanna è giusta.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica il dolore animale il 24 ottobre 2012